Restiamo umani con Miniartextil 2018

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Siamo artisti, siamo organizzatori, siamo politici e giornalisti. Siamo sportivi, siamo disoccupati, siamo ottimisti. Oppure no. In ogni caso, siamo umani. Humans è il tema dell’edizione 2018 di Miniartextil, la rassegna di fiber art contemporanea, premiata con l’Abbondino d’oro, che tanto ha contribuito a portare il nome della mostra e di Como nel mondo grazie a esposizioni a Venezia, in Francia (di casa a Montrouge, si è appena conclusa l’esposizione di Borderline a Gif-sur-Yvette), fino a interessare Spagna, Germania e Stati Uniti.

Where is my (human) mind di Anna Pangolin Gueno

Questa 28ª edizione si terrà allo Spazio Antonio Ratti, nella ex chiesa di San Francesco in largo Spallino 1, dal 30 settembre al 18 novembre. Il «cuore espositivo – ha ricordato la coordinatrice Paola Re – restano le opere di piccolo formato realizzate con tecniche o materiali tessili». Sono cinquantaquattro – numero magico voluto fin dalla primissima edizione dai creatori della mostra, Nazzarena Bortolaso e Mimmo Totaro – selezionati dalla giuria presieduta dal textile e fashion designer Carlo Pozzoli e completata dall’amministratore delegato di Leclaireur Parigi Michael Hadida e dall’artista Rolands Krutovs.

Anthropocène di Brigitte Amarger

Giuria che ha selezionati le 54 opere di quest’anno fra le 220 candidature giunte da ogni parte del mondo. Paola Re: «Agli artisti abbiamo chiesto di sviluppare la tematica proposta attraverso una riflessione su loro stessi, il loro lavoro, le loro utopie, i loro sogni, le loro relazioni umane e immateriali. È grazie al loro lavoro che possiamo iniziare a disegnare i confini del futuro di un mondo incerto di cui gli artisti intuiscono prima degli altri la direzione ed è grazie al loro lavoro che possiamo sperare di recuperare quell’umanesimo messo sempre più spesso in pericolo. L’arte oggi è l’ultimo baluardo non soggetto a mode e interessi specifici a volte scellerati che può rappresentare una risposta all’indifferenza e alla non umanità».

Maney di Lucia Grazia Coviello

Tra i 54 minitessili selezionati, l’associazione culturale ha attribuito il Premio Arte&Arte all’opera dell’artista giapponese Hiromi Murotani, Heart (nell’immagine d’apertura), la quale ben rappresenta la tematica Humans, «ricalcandone la nostra visione universale, senza distinzioni ma considerando un’unica umanità, un unico essere umano. Intensità cromatica e raffinatezza nell’esecuzione tessile, inoltre, sono motivazioni che hanno portato a tale scelta».

Heart di Hiromi Murotani

Le opere sono state realizzate a mano (o con una tecnica comunque controllata direttamente dall’artista) e non devono superare le misure canoniche di 20x20x20 centimetri. Ma, come sanno gli affezionati di Miniartextil, la mostra è fatta anche di lavori di ampio respiro come Unwoven light di Soo Sunny Park, artista americana di origine coreana di fama internazionale. «L’opera è realizzata con reti metalliche, plexiglass e luci naturali e artificiali. Un lavoro scintillante che regalerà una nuova immagine alla nostra mostra e alla sua ormai storica location»: sarà collocata negli spazi dell’altare.

Unwoven light di Soo Sunny Park

Humans verrà presentata con un vernissage che si terrà sabato 29 settembre alle 19 allo Spazio Ratti, ma, «come di consueto saranno organizzati eventi collaterali alla mostra che verranno comunicati al termine della prossima estate. Il 7 giugno a Venezia verrà presentata la nuova Fondazione Bortolaso – Totaro – Sponga che si occuperà di dare vita a nuove realtà artistiche a Como e all’archiviazione del patrimonio storico di Miniartextil. Per la prima volta usciremo dal nostro consueto spazio espositivo e porteremo l’arte contemporanea in luoghi simbolo di umanità e vicinanza alle persone più fragili della città».

Occhi di Katri Haahti

Tutti i dettagli prima dell’inaugurazione. E, a proposito del successo di Miniartextil nel mondo, anche Humans avrà un lungo cammino oltre Como. Nel 2019 le opere si trasferiranno a Parigi: il 5 febbraio si apriranno le porte del centro culturale Le Beffroi a Montrouge, che ospita le opere della mostra comasca da ormai 15 anni.

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