Quei 150 in cammino da Volta a Munari

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Dal 1070, quando fu edificata la chiesa di Quarcino, in dialogo con il sole e con la luna (le monofore dell’abside vengono illuminate dai due astri rispettivamente all’alba del  solstizio d’inverno e al lunistizio estremo superiore), fino al 1990, quando Bruno Munari realizzò la serie di opere Flessione e compressione, utilizzando i rametti raccolti nei boschi di Cardina: hanno attraversato oltre 900 anni di storie i partecipanti alla passeggiata che sabato 13 ottobre ha chiuso il ciclo Sulle orme di Volta 2, promosso da Fondazione Alessandro Volta e associazione Sentiero dei Sogni.

Fortificazioni della Grande Guerra a Cardina

Guidato da Pietro Berra, con la collaborazione di Mario Molteni, un gruppo di circa 150 persone è partito da quelli che erano i possedimenti di Ludovico Reina, cognato di Alessandro Volta e imprenditore serico, noto anche per un trattato sull’allevamento dei bachi scritto all’inizio dell’Ottocento e per una battaglia, nei confronti dell’amministrazione comunale, compiuta on lo stesso Volta per sostenere l’intero comparto tessile (e non due sole aziende con con cui il Comune aveva stretto un accordo) durante la crisi del 1778.

Interno delle postazioni fortificate della Grande guerra a Cardina

Grazie alla rete creata con il territorio, e alla disponibilità dei residenti e della parrocchia, è stato possibile visitare internamente la chiesa romanica dei Santi Filippo e Giacomo, una corte di quello che fu in castello dei Reina (e ora è un residence), il parco della neoclassica Villa Rossi a Mongano (dove visse Alessandro Rossi, fondatore della leggendaria fabbrica di modellini di treni Rivarossi arriva dal 1945 al 2004) e le fortificazioni della Grande Guerra di Cardina, ristrutturate dal Gruppo Alpini di Monte Olimpino.

Lettura finale a Cardina

Interventi storici (del capogruppo degli Alpini Emanuele Roncoroni) e botanici (di Vanessa Vaio per la Società ortofloricola comense e dell’agronoma Anna Borghi) hanno arricchito la giornata.

Passaggio sotto l’arco di Ludovico Reina a Quarcino

La passeggiata si è conclusa al tramonto, nei boschi di Cardina, dove Pietro Berra ha letto uno stralcio del lungo testo poetico con cui Bruno Munari accompagnò la sua serie di opere realizzate con i rametti raccolti proprio in quelle zone.

Villa Rossi a Mongnano

Vicino a Chiasso
nel silenzio estivo dei boschi di Cardina
sulla cima della collina di Monte Olimpino
si possono trovare rami secchi (RS)
di frassino di castagno di betulla
di lauro di carpino di acero di ciliegio
di pero di magnolia…
alcuni duri e pesanti altri leggeri e fragili
tutti rivestiti con le loro tipiche cortecce
alcune molto decorative come nella vanitosa betulla
altre incredibili come di ghisa, nel frassino.
Talvolta qualche ramo è rovinato dalle intemperie
altri rami invece sono ben conservati
ed hanno forme molto interessanti (AH)
formati secondo i codici di crescita dei vegetali
per cui le ramificazioni del frassino
sono fatte spesso di armoniose curve
che ricordano disegni in stile liberty
mentre la ramificazione degli aceri
va più per linee rette
rispettando però sempre (quasi) l’angolazione
di attacco al ramo precedente. (XII)

[…]

E così, senza attrezzi speciali senza aiuti manuali
senza un progetto ben definito anche nei particolari
senza pensare perché lo faccio e a cosa servirà
senza alcuna ragione accessibile a gente pratica
comincio ad annodare un filo bianco
ad una estremità di un ramo poi ancora
finché due fili restano solidamente tesi quindi
appoggio sul filo teso l’estremità di un altro
ramo e lo tengo in modo che i rami non si tocchino
e mentre ne lego uno l’altro si slega. Con molta
pazienza imparando la tecnica mentre opero (TMO)
e senza sapere prima che cosa verrà fuori dopo
mi trovo ad un certo punto
ad avere davanti a me con grande sorpresa
un oggetto solido che prima non c’era.

Qualcuno dentro di me mi dice che va bene così.
L’oggetto è compiuto e forse ancora manca qualche filo
per rendere la struttura più solida e qualche filo
lo metterò per ragioni estetiche.
Guardo l’oggetto finito come se lo avessi trovato
già fatto non so da chi.
Mi sento l’esecutore di un progetto che stava nell’aria
sulla cima di Monte Olimpino
tra il vento le nuvole gli alberi il sole le galline.
Un’attività affascinante
si sente un grillo lontano nel gran silenzio
vicino a Chiasso.

Foto di gruppo davanti alla chiesa romanica di Quarcino

(Foto di Mirna Ortiz Lopez)

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