Nicola Gardini e la felicità di leggere i Classici

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È Nicola Gardini, docente all’Università di Oxford, latinista, scrittore, autore di best seller tutti incentrati sull’erudizione classica (tra gli altri Viva il latino. Storia e bellezza di una lingua inutile, Con Ovidio. La felicità di leggere un classico e Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo) il protagonista del primo incontro letterario per Como città dei Plinii che si terrà lunedì 29 ottobre alle 21 in Teatro Sociale. La felicità di leggere i Classici è l’argomento della lectio magistralis aperta al pubblico che si inserisce perfettamente nelle finalità di questo ciclo di eventi di studio e celebrazione della civiltà classica volti a diffondere le conoscenze di eccellenti studiosi su temi, autori e opere del mondo greco-romano. L’incontro è organizzato dall’Accademia Pliniana e Parolario con la collaborazione della Società Palchettisti del Teatro Sociale, del Teatro Sociale Aslico, di Sentiero dei Sogni, del liceo classico e scientifico Alessandro Volta e dell’associazione Ex alunni del Liceo Volta. Discussioni legate al passato, anche remoto, ma assolutamente calate nel presente consapevoli che, come sostiene Gardini, «l’avvenire può esistere solo se abbiamo coscienza di quel che è stato e che, mutando, permane».

Professore, in uno scenario culturale non dei più stimolanti si assiste a un parallelo ritorno di interesse per il mondo Classico?
I Classici rappresentano un modello sicuro, rappresentano la nosta salvezza, una certezza. Gli altri grandi punti di riferimento sono stati aboliti, i paradigmi sono caduti: la politica non ne ha più, l’economia ne ha sempre di meno. E allora i Classici ritornano, come in un sogno, modelli che sono entrati in noi a scuola, nella condivisione di memorie comuni. C’è anche da sottolineare come questo risveglio extra – scolastico è proporzionale all’esautorazione del ruolo della scuola, al suo crescente discredito.
Il sistema scolastico ha le sue colpe nella disaffezione?
Sicuramente la scuola ha delle responsabilità, ma riesce ancora a dare una buona istruzione. Le manca, però, la possibilità di trasmettere il senso di un’opera classica. Sui banchi si affronta prima il livello grammaticale e lessicale, con un approccio frammentario al testo. Invece dovrebbe insegnare come interrogare un’opera classica, o, anche meglio, quali domande essa ci pone, magari trovando anche qualche risposta. È passata l’epoca scolastica che i Classici ci vengono incontro non come materia di studi e di esame, ma come amici e consiglieri.


Il successo dei suoi e di altri testi divulgativi dimostra questa voglia di riavvicinarsi.
È la società che li chiede, che dice “dateci questi classici”. I miei, ma non solo i miei, sono testi di notevolissimo seguito, ma bisogna pensare anche alla grande tradizione libraria italiana. I Classici sono alla portata di tutti. Penso a un’ottima collana come quella della Bur, con traduzioni eccellenti, il testo a fronte, senza andare a cercare edizioni rare e costose. Penso che il rapporto tra la scuola e la libreria dovrebbe intensificarsi.

Publio Ovidio Nasone

Più consigli di lettura da parte degli insegnanti?
È difficile che un ragazzo si avvicini a un testo del passato senza esservi indirizzato e l’insegnante resta ancora la figura più competente che possa esercitare un’influenza e consigliare Virgilio, Ovidio, Demostene, ma anche Cercvantes, Flaubert: quello con la libreria è un rapporto fondamentale, i libri vanno comprati e letti.
È un ritorno, però, che non riguarda solo la letteratura. I consensi di massa alle trasmissioni di Alberto Angela – che potrebbero condizionare in senso positivo i palinsesti futuri – sono un altro esempio.
Gli italiani hanno scarsa contezza dello straordinario patrimonio che distingue il nostro Paese. Quando poi si trovao al cospetto dei tesori di famiglia rimangono sorpresi. La gente ha voglia di scoprirsi in un posto bello. È una strada dura, ma una volta quelli che erano interessati erano pochi e seguivavno percorsi ben delineati. Oggi tutti hanno accesso alla cultura. Ma non tutti sanno come usarne, purtroppo, e lo dico quasi con rabbia, con tutto quello che si potrebbe fare.

Un’attenzione, quella per la cultura, che ha caratterizzato la vita e le opere di Plinio il Vecchio, il più illustre cittadino di Novum Comum che è l’ispiratore di questo suo incontro lariano.
Plinio è un esempio di profondo impegno per la conoscenza. Ed è, soprattutto, l’autore di un classico ineludibile come la Naturalis historia, che ha fatto testo almeno fino alla Riforma, costringendo tutti i successivi a confrontarsi, magari anche confutandolo aspramente, ma è stato un grande riferimento, realizzato da un uomo che era un’enciclopedia vivente, un’autorià nelle discipline più disparate, dalla mineralogia all’enologia, passando per l’erboristeria, ma anche per l’arte visto che è l’unica vera fonte di storia della pittura e della scultura del’antichità.

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