Miniartextil: gli ultimi Humans aspettando il 2019

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Si apre l’ultimo weekend di Humans, l’edizione 2018 di Miniartextil, che a pochi giorni dalla chiusura ha già raggiunto numeri record, con oltre 300 presenze nella sola giornata di domenica e l’arrivo di visitatori da fuori provincia e dall’estero. In città dal 29 settembre, la rassegna annuale di fiber art contemporanea si appresta a vivere un ultimo fine settimana all’insegna delle sorprese. Sabato 17 novembre infatti, alle 17, sarà proiettato sulla facciata di San Francesco il tema di Miniartextil 2019 con i colori luminescenti di Olo Creative Farm e ingresso ridotto a 3 euro dalle 17 alle 22. Dell’edizione che si sta per concludere traccia un bilancio Mimmo Totaro, ideatore, con Nazzarena Bortolaso, di Miniartextil.

Déjà vù di Pia Manniko

Qual è il segreto del successo di questa edizione?

Il tema, probabilmente, è ciò che ha coinvolto. È l’umanità, in tutte le sue sfaccettature. La presenza maggiore di pubblico, quest’anno rispetto alle edizioni precedenti, è merito del passaparola e della comunicazione sui social, che hanno influito in modo sostanziale. Un qualcosa che, per noi di una certa età, sembra quasi difficile da accettare, da percorrere, mentre in realtà è il futuro per tutte le manifestazioni.

Che idea vi siete fatti sulla percezione, da parte del pubblico, del tema e dell’esposizione in generale?

Il pubblico percepisce la manifestazione in modo molto diretto ed epidermico. Le installazioni, anche quest’anno, sono state molto coinvolgenti e chiedono al pubblico un’immersione. Diventa fondamentale poter usufruire di tutti gli elementi e di tutte le emozioni che queste installazioni possono dare. Molto importante è l’installazione di Soo Sunny Park (Unwoven light, ndr), creata nell’abside, che ha condotto il pubblico da un punto di vista emotivo, di immagine, luci e colore.

Quanto è importante che le opere esposte abbiano questo tramite diretto con chi le guarda?

Il coinvolgimento è fondamentale anche dal punto di vista storico-artistico. Le opere d’arte, infatti, sono sempre state viste un po’ come sculture piuttosto statiche e solo da ammirare. Invece con la fiber art, con quello che noi stiamo proponendo ormai da trent’anni e che è stato accettato anche in manifestazioni molto importanti come la Biennale di Venezia, l’arte entra in diretto contatto con lo spazio coinvolgendo completamente anche nei luoghi di dimensioni enormi, cosa che con la scultura tradizionale è impossibile da realizzare. È per questo che il pubblico riesce ad essere molto più coinvolto rispetto all’arte, diciamo, storicamente conosciuta come classica.

Mimmo Totaro, Nazzarena Bortolaso, Paola Re, Chiara Anzani, Massimo Caboni, Draga Obradovic e Elda Berrutti

Vi aspettavate, quest’anno, una risposta così importante a livello di numeri?

In parte ce lo si aspettava anche perché, grazie a tutti questi anni di lavoro, per la gente certe realtà sono diventate più normali da vedere e da assorbire. Sicuramente è un lavoro che va continuato anche perché, probabilmente, è arrivato il momento di approfondire i contenuti di certi interventi e installazioni e non fermarsi sono alla superficie di quello che si vede. Quest’anno forte è stata la partecipazione delle scuole.

Come si spiega la fiber art ai più giovani?

Il rapporto con le scuole è stato approfondito facendo addirittura workshop all’interno delle scuole prima di venire in mostra. Rispetto a cosa possono apprendere i ragazzi da questa mostra, direi che l’uso di questi materiali è molto più legato alle culture orientali rispetto alla nostra occidentale. Mentre per noi tutto è eterno, compresi noi stessi, per gli orientali tutto è effimero. I ragazzi, con questi materiali, possono creare tanto divertendosi, ma anche portando nei risultati quello che sono, quello che pensano, quello che a loro piace fare.

Quando si pensa a un tema da dove si parte?

Il tema in genere è sempre stato un pretesto, nel senso che si dà un’indicazione che non sempre tutti gli artisti seguono. Nel caso di quest’anno, però, il tema legato all’umanità era così ampio per cui tutti sono stati coinvolti e direi che quasi tutte le opere sono aderenti alla proposta fatta, tra l’altro molto attuale vista la situazione generale in tutto il mondo, cominciando dal portico davanti alla sede espositiva con persone disperate che non sanno dove andare a dormire. Sabato 17 alle 17 si svelerà il tema dell’edizione 2019.

Cosa vi aspettate?

È un’invenzione di quest’anno, un appuntamento completamente nuovo rispetto agli anni scorsi. Sarà un momento di aggregazione, di speranza per la prossima edizione. Il tema sarà stimolante e penso che gli artisti aderiranno, come sempre, in tanti.

(Foto di Daniele Butti)

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