Marco Balzano presenta Resto qui a Erba

0 488

Marco Balzano – finalista all’ultima edizione del Premio Strega con il suo nuovo romanzo Resto qui – sarà ospite oggi alle 21.30 della Libreria di via Volta a Erba. Milanese, insegnante di lettere nei licei, Balzano ha esordito nel 2007 con la raccolta di poesie Particolari in controsenso, silloge premiata all’ottava edizione del Concorso nazionale di poesia e narrativa Guido Gozzano. Tre anni è stato pubblicato il suo primo romanzo, Il figlio del figlio, che gli è valso un altro riconoscimento, il Premio Opera Prima all’XI edizione del Premio letterario Corrado Alvaro e che è stato tradotto in tedesco nel 2011. Molti dei suoi lavori successivi – romanzi e racconti – hanno avuto seguito all’estero e sono stati tradotti in Francia, Germania e Olanda. Tra questi spicca e L’ultimo arrivato con il quale ha conquistato, nel 2015, il Premio Campiello, il Premio Volponi, il Premio Biblioteche di Roma e il Premio Fenice-Europa. Nell’incontro in programma alla Libreria di via Volta l’autore presenterà il suo ultimo libro – Resto qui, edito da Einaudi – e dialogherà con Armando Besio, responsabile delle pagina culturali de La Repubblica – Milano. L’autore narra la vita in Alto Adige durante il ventennio fascista, in una terra di confine durante un periodo in cui  la politica nazionale italiana portava ad italianizzare persino i nomi dei paesi e delle strade. La protagonista, Trina, decide, nonostante il dolore per la recente morte della figlia, di reagire e ribellarsi, fuggendo sui monti vicini col marito che diserta il servizio militare. La serata, a ingresso libero, rientra nell’ambito della rassegna Appunti per strada.

La scheda

Quando arriva la guerra o l’inondazione, la gente scappa. La gente, non Trina. Caparbia come il paese di confine in cui è cresciuta, sa opporsi ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. Non ha paura di fuggire sulle montagne col marito disertore. E quando le acque della diga stanno per sommergere i campi e le case, si difende con ciò che nessuno le potrà mai togliere: le parole. L’acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale giace il mistero di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua che hai imparato da bambino è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora non resta che scegliere le parole una a una per provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia durante gli anni del fascismo. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E così, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all’improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l’altro, la costruzione della diga che sommergerà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine.

Lascia un commento