Mannequin: l’arte di Totaro per comON – The New Eco

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comON, ma cosa è comON? Tornando indietro negli anni se ne scorgono i fasti Grazie a esclusivi happening a Villa Erba a tema anni Settanta, capitanati dagli allora giovani industriali tessili. comON è sempre stato, e qui serve riconoscere il merito ai tessili comaschi, un progetto ambizioso e votato alla più nobile delle mission: aiutare gli studenti, lavoratori di oggi e di domani, impegnati nell’apprendere uno degli impieghi più creativi che esista, quello del fashion designer. Perché se oggi si sprecano i corsi di studio, fra lauree triennali e magistrali, in fashion designer, industrial design, exhibition designer e chi più ne ha, più ne metta, resta saldo un facile assioma: esiste ed esisterà sempre la figura dello stilista, colui che della moda ne fa una ragione di vita e ricerca. Creare un abito, o un outfit – termine così terribilmente Ferragni – è pur sempre un lavoro lungo e laborioso che dovrebbe sempre partire dal confronto con l’intera filiera tessile, dalla produzione del tessuto, tinto, stampato, disegnato per arrivare agli scatti dell’abito finito pronti a essere pubblicati in qualche redazionale di moda patinato. comON è proprio questo: uno strumento che permette ai giovani studenti di stile delle più importanti scuole italiane ed estere, in collaborazione con Unindustria Como, di pensare e realizzare le loro creazioni confrontandosi con l’intera filiera di produzione.

Federico Colombo, comON project leader e Shanti Rigamonti, comON communication manager, grazie alla felice intuizione dell’esperta di immagine e PR Serena Brivio, per la nuova edizione dedicata a eco e tracciabilità green, hanno chiesto a Mimmo Totaro, noto artista e designer, di immaginare un allestimento per le proposte fashion degli studenti. Così è nata Mannequin, in collaborazione con il brand Miniartextil, una struttura di ferro alta sei metri che ha il grande pregio di lasciare dialogare outfit e tessuti preziosi con la storica cornice della ex chiesa di San Pietro in Atrio in via Odescalchi 3. Fino al 16 dicembre prossimo si potrà ammirare l’ultima fatica del promotore, con Nazzarena Bortolaso, di Miniartextil. Il tutto verrà poi felicemente replicato a Première Vision, a Parigi, nel prossimo mese di febbraio.

Mimmo Totaro con Nazarena Bortolaso (Foto di Andrea Butti)

L’edizione 2018 di comON di certo rimarrà per molto tempo nei ricordi proprio per la coraggiosa scelta, da parte degli organizzatori, di proporre un inedito connubio fra arte e industria tessile, a sostegno dell’alta formazione professionale capace di sottolineare la bontà di un progetto che ha tutte le carte in regola per crescere in maniera costante nei prossimi anni, promuovendo una nuova visione dell’industria tessile, più moderna e consapevole. E del resto, finalmente, oggi chi si occupa di fiber art proprio come Totaro, può finalmente sostenere che la fiber o textile art non è una sorella minore dell’arte contemporanea, ma una sua pari livello.

Mimmo Totaro ispeziona una sua opera (Foto di Giuseppe Vitali)

Del resto basta pensare a cosa ha rappresentato, negli ultimi mesi, il nome di Maria Lai la più importante fiber artist italiana. Grazie all’ultima Biennale d’Arte di Venezia, tutti ormai sostengono di conoscere la produzione artistica della fiera donna dell’Ogliastra. Totaro e Bortolaso hanno iniziato ad interessarsi alla sua produzione agli inizi del 2000. Qualche settimana fa, a Londra, durante la Frieze Week, un lenzuolo della Lai è stato battuto all’asta per 150mila sterline. Questo è per meglio spiegare quanto la fiber art oggi sia davvero al passo coi tempi. Ancora una volta, a comON ci hanno visto lungo!

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