Le Vite parallele di Giuseppe Bocelli

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Lo spazio The Art Company in via Borgovico 163, gestito da Pierluigi Ratti, ha aperto da poco i battenti ma ha già le idee chiare. Da qui a primavera sarà contenitore di tre mostre curate dal critico Roberto Borghi. Prima protagonista è la scultura di Giuseppe Bocelli, cui seguirà a febbraio un focus sulla pittura coi dipinti espressionisti di Elena Borghi e infine fra marzo e aprile sulla fotografia, con gli scatti analogici di Luigi Corbetta. Filo conduttore di questo trimestre è la valorizzazione della tecnica, perché, a detta dei responsabili, in mezzo al tripudio dell’arte concettuale, rimane importante «ricordare le nostre radici».

Giuseppe Bocelli, Pierluigi Ratti, Elena Borghi, Luigi Corbetta e Roberto Borghi

Giuseppe Bocelli

Nell’ottica di un ideale di divulgazione e promozione della cultura, gli eventi saranno accompagnati da manifestazioni collaterali, quali workshop, conferenze e presentazioni di stampo letterario. Fino alla fine di gennaio, tutti i pomeriggi dal martedì al venerdì, la location ospita Vite parallele, esposizione di incisioni e busti realizzati da Bocelli, alle spalle una carriera nella magistratura condotta parallelamente a un instancabile impegno artistico. Attraverso le sue maschere, che ritraggono personaggi della sua quotidianità e personalità eminenti del mondo del diritto, compie lo sforzo di penetrare la vera identità di figure imprigionate dietro una facciata istituzionale. L’estrema sensibilità dell’artista copre le sculture di un velo di malinconia e fatalismo tangibile. Sarà per questo che, pur inserendosi indubbiamente in un filone classico, le opere dialogano tanto efficacemente con la modernità: «L’arte risente della struttura mentale dell’artista, che a sua volta è un prodotto del contesto in cui vive – conferma Bocelli – per questo penso che ogni opera prodotta sia intrinsecamente contemporanea».

The Art Company presenta le prossime iniziative

In questi volti stanchi, austeri, a tratti preoccupati, pare infatti rappresentata l’intera fenomenologia dell’essere umani. Non siamo noi, ma potremmo esserlo. E la capacità di suscitare questa volontà di rispecchiarvisi, il poter riconoscere in esse parte di sé stessi, rappresenta il loro punto forte. Nel contesto della mostra, giovedì 25 gennaio alle 18 è prevista la presentazione del libro Io ti porto a casa. Irma Meda: una donna per le donne, di Laura D’Incalci. Anche questo lavoro crea un ponte col passato, riportandoci al 1957, anno in cui un gruppo di donne coraggiose fonda la Casa della Giovane, che negli anni successivi avrebbe ospitato centinaia di operaie, studentesse, madri sole con i loro bambini. L’autrice dialogherà con la giornalista Monica Molteni.

 

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