Le vie dell’innovazione: passeggiata creativa da Como a Lomazzo

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Il 1° settembre si svolgerà la passeggiata creativa Le vie dell’innovazione. Dal Museo della Seta di Como al villaggio operaio di Lomazzo, quarto appuntamento del ciclo Sulle orme di Volta 2, promosso da Fondazione Alessandro Volta con l’associazione Sentiero dei Sogni. Ritrovo alle 14 al Museo della Seta (Como, via Castelnuovo 9). Biglietto per la tratta di Trenord Como-Lomazzo a carico dei partecipanti, ai quali si consiglia di procurarselo prima della partenza della passeggiata. Iscrizione gratuita sul sito leviedellinnovazione.eventbrite.it. Narrazione di Pietro Berra. Interventi lungo il percorso di Paolo Aquilini (direttore del Museo della seta), Alberto Monti (assessore alla Cultura del Comune di Lomazzo), Ado Franchini (progettista del recupero dell’ex cotonificio), e Salvo Bordonaro (associazione ComoInTreno). In questo articolo Berra racconta la storia e, soprattutto, il personaggio, Francesco Somaini, che lega delle diverse tappe dell’itinerario.

Il cotonificio Somaini all’inizio del Novecento

«Francesco Somaini nasce a Como il 26 ottobre 1855, figlio di un negoziante proprietario di un negozio di tessuti in centro città, già esercitato dal nonno. Segue come studi l’istituto di Setificio e si trasferisce a Busto Arsizio, dove entra in contatto con i cotonieri. […]Per ragioni economiche persegue la carriera militare, iniziando come volontario…».
Non è l’incipit di una biografia, bensì un ricordo orale di Battista Somaini, scomparso lo scorso anno, ultimo direttore del Cotonificio fondato dal suo avo nel 1893 e chiuso nel 1974. Si tratta di una delle testimonianze registrate in una grande opera di “autocoscienza” e “narrazione collettiva”, promossa dal Comune di Lomazzo per raccogliere testimonianze e documenti confluiti nella mostra Francesco Somaini. Storia di un’impresa. Il Cotonificio e il Villaggio Operaio, che sabato 1 e domenica 2 settembre nella tensostruttura dell’area feste sarà riproposta nell’ambito d’un percorso che legherà le innovazioni di cui Somaini è stato promotore e che costituiscono un’eredità viva per l’oggi e il domani.

L’asilo Giulia Somaini, parte del villaggio operaio (Foto di Daniela Manili Pessina)

Una Passeggiata creativa, guidata da chi scrive partirà dal Museo della Seta, dove tra i cimeli che testimoniano la storia del tessile lariano, ve ne sono alcuni non a caso dedicati a Volta: gli industriali serici (e cotonieri) ebbero un ruolo importante nel sostenere sia le celebrazione voltiane del 1899 sia quelle del ’27 e in entrambe allestirono un proprio padiglione. La punta di diamante di questo legame tra l’inventore della pila e l’industria tessile comasca è il Tempio Voltiano, voluto, finanziato e consegnato «alle cure della mia città, perché religiosamente lo conservi e lo tramandi ai posteri» da Francesco Somaini, su progetto dell’architetto Federico Frigerio che aveva avuto un ruolo importante nel salvare dalle fiamme nel 1899 una parte degli strumenti voltiani originali e anche nel suggerire l’edificazione di un monumento duraturo al suo committente (per approfondimenti si rimanda a Federico Frigerio architetto di Fabio Cani, Nodolibri).
Il 90° dell’inaugurazione del Tempio, avvenuta il 15 luglio 1928, è l’occasione per riscoprire Somaini. «Se Galileo Galilei creò con metodo sperimentale la scienza moderna e dischiuse orizzonti indefiniti d’avvenire – disse nel discorso inaugurale – Alessandro Volta, percorrendo sapientemente la via medesima, trasse in evidenza d’azione una forza destinata a dominare il mondo[…], le cui mirabili applicazioni pratiche costituiscono tanta parte dei mezzi e delle forme della presente civiltà».

L’inaugurazione del Tempio Voltiano il 15 luglio 1927 Somaini e è il primo a destra in basso, Federico Frigerio il primo a sinistra

Somaini fu il primo a costruire un cotonificio lontano dai corsi d’acqua, che mandavano avanti l’industria tessile lariana, puntando in primis sulla forza del vapore e, quindi, proprio sull’energia elettrica. Innovatore dal principio (fu anche tra i primi studenti del neonato Setificio, anche se non della primissima leva: nel bando comunale che dava avvio ai corsi ufficiali il 5 aprile 1868 si indicava come età minima 15 anni, e Somaini ne aveva 13), scommise su un’altra importante novità dell’epoca, la ferrovia. E fece la sua parta perché il treno arrivasse anche nel paese dove si era trasferito per amore (dalla non lontana Uggiate), Lomazzo, e dove aveva creato la sua impresa. Per i primi anni si dovette accontentare si una tranvia a vapore, poi sostituita dalla tratta Grandate-Saronno delle Ferrovie Nord Milano, aperta il 1º giugno 1898.

Una foto d’epoca del villaggio operaio di Lomazzo

Ma l’intuizione imprenditoriale che più gli rende merito, alla pari di quella che lo portò a erigere il Tempio Voltiano, fu la volontà di dare agli operai la possibilità di vivere una vita il più possibile a misura d’uomo, «avendo io sempre considerato il dipendente fratello per diritto di natura», come affermò in un discorso del 1938. Lo si intuisce percorrendo oggi il viale Somaini a Lomazzo, con tanto di nome scolpito sulla pietra all’inizio della strada, a indicare quella che un tempo era una sua proprietà privata non diversamente dalla villa (il cui sagrato antistante è orlato dalla stessa pietra) in via degli Arconati 17. Gli edifici ai due lati, che in parte hanno cambiato funzione, sono testimonianza di un villaggio operaio all’avanguardia, secondo a quello di Crespi d’Adda riconosciuto patrimonio dell’umanità dall’Unesco e che ha appena compiuto 140 anni, ma certamente meritevole d’una conoscenza, promozione e segnaletica che lo rendano sempre più noto e leggibile agli appassionati di archeologia industriale.

Villa Somaini a Lomazzo (foto di Daniela Manili Pessina)

Ritratto di Francesco Somaini dalla quadreria dell’Ospedale Sant’Anna

Somaini pensò a far costruire le case per gli operai, i capireparto e i dirigenti (facendo carriera, c’era la possibilità di cambiare appartamento, non appena se ne liberava uno), l’asilo, il nido, i lavatoi, una palazzina dedicata ai bagni e persino un’azienda agricola, destinata in primis a dare il latte agli operai. Proprio accanto alla fabbrica, invece, sorgeva in convitto per le ragazze che si trasferivano a lavorare da altre città senza famiglia. Anche nei turni di lavoro, era stata studiata una struttura “a scacchiera” (cioè due da 4 ore, intervallati da 4 ore libere), «così si poteva fare anche altro, oltre a lavorare, visto che abitavamo tutti vicino alla fabbrica». Lo ricorda Giampiero Brugnoli, sindacalista che non si risparmiò nelle lotte, soprattutto nel ’68, e subì anche una grave malattia professionale (a proposito: la mostra, sicuramente celebrativa di Somaini ma non agiografica, non dimentica i morti sul lavoro), però non ha dubbi sul fatto che il villaggio operaio, in cui «le case erano buone e non si pagava l’affitto», sia stato un’idea lungimirante. La sua testimonianza è tra quelle che si potranno ascoltare il 1° settembre. Oggi la tradizione innovatrice di Somaini vive nell’hub ComoNext, che dal 2010 sta crescendo nei rinnovati spazi (progetto dell’architetto Ado Franchini) dell’ex Cotonificio. Manca da recuperare solo l’ultimo lotto e il numero di persone che lavora qui (600) comincia ad avvicinarsi a quello di un tempo (l’apice fu 1300).

 

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