Le Primavere parlano ai giovani della quarta rivoluzione

Le Primavere parlano ai giovani della quarta rivoluzione
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Un nuovo success di pubblico, lunedì sera al Teatro Sociale di Como per il secondo appuntamento con le Primavere de La Provincia, il ciclo di appuntamenti organizzati da Daniela Taiocchi per conto del Gruppo Sesaab che, a sorpresa, si è aperto con la presentazione del nuovo numero di Tess, il magazine de La Provincia dedicato alla moda, al fashion e al costume.

Presentazione del nuovo numero di Tess: Madalina Doroftei, Serena Brivio, ALessandro Egger, Simonetta Manara e Diego Minonzio

Sul palco anche le ballerine del corpo di danza del teatro, diretto da Simonetta Manara Schiavetti. La giornalista Serena Brivio ha presentato la rivista e la sua coppia da copertina, Madalina Doroftei e Alessandro Egger, uniti anche nella vita, assieme allo stilista Jacopo Etro.

Serena Brivio, Andrea Tisci, Jacopo Etro, Simonetta Manara e Diego Minonzio

Un momento d’arte prima di entrare nel vivo della discussione, impreziosito dalle note del balletto Les sylphides di Fryderyk Chopin.

Madalina Doroftei, Alessandro Egger e Manuel Scrima

«Essere ottimisti è una corsa in salita, soprattutto quando si parla di tecnologia. Da un lato, il continuo susseguirsi di innovazioni ci influenza e vizia, rammollendoci. Dall’altro, oggigiorno un ragazzo in provincia di Frosinone con un click può comunicare col mondo. È una nuova libertà. Dobbiamo valorizzate i nostri talenti, non arrenderci alla vita facile. La competizione è vita. L’imprenditorialità si apprende ed è rischiosa». Questa è solo una delle riflessioni proposte dal brillante Luciano Floridi, professore di Filosofia ed etica dell’informazione dell’Università di Oxford, che lunedì sera ha tenuto banco con “sicumera da Ivy League” insieme al ricercatore dell’Insubria di Varese Mauro Ferrari e al direttore de La Provincia Diego Minonzio. Una discussione ruotante intorno alla domanda: La quarta rivoluzione in atto sta cambiando l’uomo?, tema di questo secondo incontro del I tre si sono confrontati in un clima discorsivo e aperto, discorrendo liberamente di filosofia, letteratura e politica, dell’idea di cambiamento, della nostra società al confine fra analogico e digitale.

Luciano Floridi

Numerose le domande levatesi dal pubblico. Colpisce in particolare la riflessione di un uomo che, nel parlare dell’attuale stato delle cose, afferma: «C’è la sensazione che in mezzo al surplus di informazioni che la rete porta con sé, le nuove generazioni non trovino più spazio per esprimersi. È come se la consapevolezza che tutto è stato detto soffocasse la creatività dei giovani».

Diego Minonzio e Mauro Ferrari

All’uscita mi imbatto in gruppo di ragazzi della V Info 2 alla Magistri Comacini, che hanno voluto partecipare alla serata benché alla vigilia di una gita a Monaco. Ne approfitto per ascoltare le opinioni di chi la rivoluzione tecnologica la vive in pieno e per le «nuove generazioni» può fungere da portavoce.

Impressione generale?

È stato un appuntamento molto interessante, non semplice in ogni passaggio ma comunque comprensibile, vicino al nostro ambito di competenza.

Vi trovate d’accordo sull’affermazione riguardante l’impossibilità di creatività nella società odierna?

Ahmad Sakhro: Io sono in disaccordo, penso ci sia ancora creatività, che purtroppo viene soffocata dall’attaccamento eccessivo alle strade già battute [la legacy cui ha accennato anche Floridi]. Si tende a volere andare sul sicuro per soggiacere a logiche economiche, è la legge del dollaro. Quel che funziona e rende, deve essere ripetuto. Chiaramente questo restringe la prospettiva, limita gli stimoli e di conseguenza i pensieri.

Federico Nembrini: Io invece sono d’accordo, registro una mancanza totale. La creatività è scomparsa, ci rimane solo la possibilità di innovare, portare a un continuo upgrade ciò che già abbiamo inventato.

Elia Musiu: Credo il problema non sia la creatività. Le idee ci sono, il digitale offre numerosi mezzi per concretizzarle, ma non c’è alcun tipo di spinta per farlo.

Samuele Berlusconi: È vero che abbiamo idee, ma da sole non bastano. Spesso nell’attuarle si incontrano ostacoli anche a livello legislativo. Io ad esempio sto provando a realizzare un programma di riconoscimento del volto, ma sono fortemente limitato dalle norme sulla privacy.

Pensando ai vostri nonni o genitori e confrontandovi con loro, pensate che la nostra generazione soffra di scarsa intraprendenza?

[Si leva un coro di sì] Samuele: È facile cadere nel dramma della pappa pronta, per cui banalmente se non riesco a scrivere un codice lo cerco online, se non ricordo un’informazione la cerco su Google.

Ahmad: Parlando per esperienza, tendiamo a scoraggiarci più facilmente, a delegare, a deresponsabilizzarci. Quando regna la retorica della legacy è facile perdere la voglia e arrendersi al primo tentativo. A volte si ha la sensazione di avere abbattuto ogni frontiera immaginabile e che solo uno su un milione possa rompere il blocco in cui ci troviamo.

Samuele: Ciò non toglie che, ogni tanto, ci si possa sentire quell’uno su un milione.

Giovanissimi eppure dotati di forte consapevolezza, si dilungano sulle loro opinioni, iniziano a discutere fra di loro, raccontano con orgoglio di un progetto realizzato in collaborazione con Simpatia per permettere a persone gravemente disabili di lavorare al computer. Può essere che l’uomo stia cambiando, che l’idealismo puro ed entusiasta che aleggiava un tempo si sia perso, ma, dopo conversazioni di questo tipo, le prospettive mi paiono ancora rosee.

(Foto di Andrea Butti)

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