La Revolution degli anni 60 in mostra a Milano

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Se la DeLorean di Ritorno al futuro esistesse – o meglio, se potessi averne una, perché naturalmente esiste – uno dei periodi in cui vorrei farmi trasportare è sicuramente la fine degli anni Sessanta. Certo, ne ho sentito parlare dai racconti diretti di genitori, zii, parenti vari; ne ho visto decine di ricostruzioni cinematografiche e ho letto parecchio sul tema ma certo sarebbe tutta un’altra cosa, vivere quegli anni.

Un piccolo assaggio però l’ho avuto qualche settimana fa, quando sono riuscita finalmente ad andare alla mostra Revolution alla Fabbrica del Vapore. Se nei prossimi giorni siete liberi non perdetevela: fino al 4 aprile potete tuffarmi negli anni dal 1966 al 1970, nella musica, nella moda, nello stile e nel movimento dell’epoca. Non vedevo l’ora di visitarla e le aspettative non sono state deluse, anzi. Una prima chicca: l’audioguida è …guida in brani, in cuffia scorrono uno dopo l’altro pezzi dei Beatles, dei Rolling Stones, degli Who, dialoghi tratti da film dell’epoca e qualche news dei notiziari. Unico consiglio: quando parlate con i vostri amici ricordatevi di avere le cuffie e non urlate come se doveste farvi sentire dall’altro capo del padiglione.

Un frame del video di Subterranean homesick blues di Bob Dylan

All’entrata è subito nostalgia, per il gruppo che mi precede: è tutto un «Io quel disco ce l’avevo», «Secondo me questi occhiali John Lennon non li aveva indossati allora», «Mi ricordo che la prima volta che sono stata a Londra, da giovane, sono andata apposta in Carnaby Street». Già, perché l’allestimento della mostra è proprio questo: un grandioso e glorioso tuffo nel passato, in quei favolosi anni e in tutto ciò che allora avvenne. La musica, certo, con tutte le sue sfaccettature, ma anche la moda, le contestazioni, l’idealismo ottimistico diffuso dei giovani e le loro speranze di cambiamento, gli effettivi cambiamenti. Muovendosi nelle sale ci si immerge completamente nell’atmosfera, nei colori, nei suoni: ecco i Beatles, le copertine dei loro album, in cuffia tanti dei loro brani.

Poi è il momento di Carnaby Street, di Twiggy, della Swingin’ London, della minigonna di Mary Quant, degli spazi espositivi e dei circoli.

Revolution è anche moda

Poi via, con excursus sulla psichedelia nell’arte, nella musica e nella mente, sulle droghe. Tantissimi i dischi in esposizione, provenienti dalla collezione del compianto John Peel (1939-2004): conduttore radiofonico, DJ, produttore e giornalista britannico, fu tra i primi a lanciare nuovi stili musicali e a contribuire, così alla rivoluzione culturale.

Classici dalla collezione di John Peel

Non mancano i riferimenti cinematografici e qui, con un po’ di orgoglio, troviamo un’intera sala dedicata a Blow up di Michelangelo Antonioni e alla moda italiana del tempo che vede in esposizione anche creazioni originali di Missoni.

Quegli anni sono anche anni di guerra: le stanze dedicate alla contestazione della guerra in Vietnam colpiscono duro. Negli occhi le immagini di foto d’epoca e le parole dei soldati nelle loro lettere e dei giornalisti nei loro reportage, nelle orecchie le urla e il rumore delle bombe e degli aerei.

Non finisce qui: si raccontano le manifestazioni contro il razzismo e l’omofobia e per la parità dei sessi: se state pensando che ci sono ancora ora, beh, fatevi qualche domanda. Cinque anni, 1826 giorni raccontati con oltre cinquecento oggetti-testimonianze che permettono di vivere e rivivere quei momenti. La conclusione, intensissima, è con le sale dedicate a Woodstock e a Imagine: un evento epocale, un festival che ha mosso quattrocentomila persone, che ha avuto – diversamente da quello che forse si pensa – un’organizzazione clamorosa alle sua spalle.

The Who a Woodstock: la batteria di Keith Moon

Nelle teche il manifesto, gli abiti e gli strumenti dei protagonisti di quei tre giorni dal 15 al 18 agosto del 1969 e poi la sala in cui riviverli: un maxischermo, la musica, un prato su cui sedersi e le immagini della folla oceanica, dei musicisti sul palco, degli abbracci e dei sorrisi. L’emozione non si smorza, perchè all’uscita le note di Imagine e le parole del testo ci accompagnano verso il presente.

La Fabbrica del Vapore è notissima, non potete non esserci stati, in ogni caso trovate qui tutte le dritte per arrivarci: http://www.mostrarevolution.it/orari-e-informazioni-mostra-revolution-milano.html.

Orari: 1, 2 e 3 aprile dalle 10 alle 20. Giovedì 4 aprile dalle 10 alle 22. Biglietto intero a 16 euro, ridotto a 14 euro.

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