La Como dei Plini: passeggiata e parco letterario

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Alle fonti delle conoscenza. Dalla Naturalis Historia a Wikipedia. È il titolo della passeggiata creativa Sulle orme dei Plini che si terrà sabato 14 aprile a Como nell’ambito del festival Le Primavere. I 200 posti disponibili sono andati rapidamente esauriti, ma qui vi proponiamo l’itinerario pliniano completo (con due tappe in più rispetto alla passeggiata: la villa romana di via Zezio e il Teatro Sociale dove ammirare il velario con la scena della morte di Plinio il Vecchio, mostrato lo scorso mercoledì proprio in occasione della conferenza de Le Primavere con Federico Marchetti) scritto da Pietro Berra, giornalista e direttore artistico del progetto Passeggiate Creative, che condurrà il percorso. Così potrete leggere i luoghi pliniani anche in autonomia girando per la città. La passeggiata vuole essere il primo passo per realizzare a Como un Parco Letterario dei Plini, proposta lanciata dallo stesso Berra con un editoriale su La Provincia che potete leggere qui.

L’inventore del mito del lago di Como? Plinio il Giovane. Lo confermano due generazioni di poeti romantici inglesi, quella di William Wordsworth (fine Settecento) e quella di Percy Bysshe Shelley (primo Ottocento). Entrambi, nei resoconti dei propri viaggi sul Lario agli albori della stagione del grand tour, citano come punto di riferimento l’epistolario pliniano e in particolare le due ville che lo stesso autore diceva di possedere, la Commedia (presumibilmente a Lenno) e la Tragedia (sopra Bellagio), nonché la Villa Pliniana, sorta nel Cinquecento sopra la fonte intermittente da lui studiata. Camminare sulle orme dei Plini è un’occasione di conoscenza della storia di Como, in connessione con quella del mondo, considerando che Wikipedia non smette di ricordare ai “millennials” di tutto il pianmeta che a Plinio il Vecchio dobbiamo la più antica enciclopedia giunta fino a noi, la Naturalis Historia, peraltro ricca di riferimenti al nostro territorio.

Villa Olmo

In questo itinerario partiamo da Villa Olmo, che secondo Giovan Battista Giovio (Lettere lariane, 1827) sarebbe sorta sopra il “suburbanus” di Caninio Rufo, poeta comasco di lingua latina cui Plinio il Giovane, in una celebre lettera, chiede: «Come sta Como, la città del tuo e del mio cuore? E l’incantevole tenuta suburbana? E quel portico in cui è sempre primavera?». Bene, dice Giovio, «dall’ispezion locale condotto, e dalla forza di tutto il testo stabilisco il suburbano di Caninio presso all’Olmo, ove sorge la villa magnifica Odescalchi…».

Importante una tappa alla biblioteca comunale (Plinio il Giovane elargì alla città i denari per istituirne una), che custodisce antiche copie della Naturalis Historia. La successiva fermata sarà davanti al Duomo, al cospetto delle statue dei due Plini (il Vecchio a sinistra e il Giovane a destra), scolpite dai Rodari alla fine del XV secolo. I comaschi le hanno difese anche ai tempi della controriforma, quando voci potenti si levarono contro la presenza di quei pagani sulla chiesa più importante della città, perché li hanno riconosciuti come antenati ideali, e culturali. Al museo civico potremo ammirarne i calchi in gesso, a distanza più ravvicinata.

I calchi delle statue di Plinio il Giovane e Plinio il Vecchio conservati al Museo Giovio

Prima, però, è d’obbligo passare dal Teatro Sociale, per vedere il velario (sipario storico) del 1813 con dipinta la scena della morte di Plinio il Vecchio, e dalle terme romane di viale Lecco, dove, oltre ai resti delle mura che delimitavano i diversi ambienti, si possono visitare le sale in cui sono stati raccolti i reperti trovati durante gli scavi per la costruzione dell’autosilo del Valduce.

Pietro Berra di fronte al Velario del Teatro Sociale

Oggetti, e anche due scheletri umani, che documentano i successivi utilizzi di questo vasto spazio (secondo alcuni studiosi le più grandi terme dell’impero romano fuori Roma), che nel III secolo fu abbandonato e quindi adibito a necropoli (V-VI secolo). Furono davvero costruite anche le terme grazie a un lascito di Plinio il Giovane, come sostiene Wikipedia? Gli esperti nutrono più di un dubbio, però di certo escludono quanto scritto nella guida di Newton Compton 101 tesori nascosti di Milano, cioè che dell’eredità avesse invece beneficiato il capoluogo regionale (si tratta di un fraintendimento nato dalla presenza in Sant’Ambrogio di una lapide con parte del testamento del grande comasco).

Gli scheletri ritrovati durante i lavori di scavo nelle terme romane

Attraversate la passerella che “taglia” le terme e da via Dante risalite fino all’angolo tra via Zezio e via Grossi, per vedere i resti della villa romana riesumati nel 1975 durante la costruzione dell’asilo all’interno del cui giardino ora si trovano. Giorgio Luraschi, nel suo libro Storia di Como antica, riscontra in questa dimora, che doveva dominare la convalle e il primo bacino del lago, il gusto di Plinio il Giovane e ipotizza che potesse appartenere a un notabile coevo.

Caninio Rufo, Cecilio e Plinio il vecchio sulla facciata del liceo Volta

Da via Grossi si ridiscende fino ai Musei civici, dove, oltre all’ampia sezione romana, si segnalano una copia della “Naturalis Historia” stampata a Verona in cui Plinio il Vecchio viene definito “veronensis” (antica diatriba nata dal suo essersi detto “conterraneo” di Catullo, risolta da tempo a favore di Como), resti di colonne presumibilmente appartenute alla Commedia nel cortile di Palazzo Giovio e, in quello di Palazzo Olginati, un piccolo orto botanico fatto di essenza citate nella “Naturalis Historia”, allestito anni fa da Lanfredo Castelletti e ora in fase di rinnovamento per iniziativa dell’Accademia Pliniana. Proseguiremo fino ai resti della Porta Pretoria, da cui si accedeva a Novum Comum, senza dimenticare di dare prima un saluto ai due Plini, e all’ormai familiare Caninio Rufo, scolpiti sulla facciata del liceo Volta, assieme ad altri illustri comaschi.

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