In cammino tra 150 di storia del Setificio

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La seta fa scuola, è il titolo della passeggiata creativa che si terrà sabato 6 ottobre per ripercorrere i 150 anni di storia del Setificio (strettamente legata a quella di Como). Un’iniziativa dell’Istituto Paolo Carcano con l’associazione Sentiero dei Sogni in collaborazione con: Associazione Ex-Allievi Setificio, Fondazione Setificio, Museo della Seta e le aziende Nomega Srl, Sampietro SPA, Tessile Srl. Condurrà il percorso Pietro Berra, ideatore delle Passeggiate Creative, con interventi di vari esperti (Fabio Cani, Graziano Brenna, Michele Roda, Domenico Di Giglio e Paolo Aquilini). La visita guidata finale alla scuola è a cura degli studenti. I posti per iscriversi alla passeggiata sono esauriti, ma grazie in questo articolo è lo stesso Pietro Berra e presentare l’itinerario, in modo che ciascuno possa seguirlo e scoprirlo anche in autonomia.

Setificio, sede storica: laboratorio di stampa tessile

Il Risorgimento a Como non fu solo un fatto politico, ma anche un momento di intensa passione civica. Tra le eredità di quell’epoca di grande fermento, va annoverato il Setificio. Proprio da un luogo simbolico delle Cinque giornate di Como (la Caserma Erba degli austriaci, già Palazzo Odescalchi, in massima parte demolito per far posto nel 1969 alla Biblioteca comunale) parte la nostra passeggiata. Fabio Cani nel libro Como: la società della seta (Nodolibri) ci ricorda che all’inizio del 1866 partì il primo corso e maggiore successo ebbe il secondo, a novembre dello stesso anno, «incominciato presso i locali del Collegio Roncoroni, cioè dell’ex Convento di Sant’Antonio Abate fuori porta Portello, e poi spostatosi nei locali dell’ex caserma Erba, in via Volta».

Setificio, sede storica: laboratorio di chimica analitica

Ma, allora, perché il Setificio celebra il proprio 150° quest’anno e non lo ha fatto nel 2016? Non preoccupatevi, sono ferrati anche in matematica, gli ex allievi: semplicemente, come molte cose a Como, anche questa scuola così legata alla vocazione tessile della città ha avuto un parto difficile. Anzi, è nata due volte. Il 1° ottobre 1865 Vittorio Emanuele firma il decreto di costituzione dell’Istituto tecnico professionale di Como con tre indirizzi: commercio e amministrazione, meccanica e costruzioni, tessitura serica teorica e pratica. Ma, dopo l’interruzione dovuta alla Terza guerra di indipendenza e la ripresa dei corsi, il fatidico 1866 termina con la soppressione della sezione di Setificio sostituita con una sezione di Agrimensura e Agronomia. Allora intervengono gli enti locali, Comune in testa (con Provincia e Camera di commercio)e il 18 marzo 1868 è il sindaco di Como Giovanni Silo a firmare il manifesto che annuncia “l’istituzione ed apertura della scuola comunale di Setificio”. Scuola che nel ’71 ritorna sotto le ali dell’Istituto tecnico e due anni più tardi a carico dello Stato.

Casa di Paolo Carcano (Foto di Mirna Ortiz Lopez)

La passeggiata non può che proseguire verso via Diaz e via Paolo Carcano, dove al civico 4 si trova la casa dell’uomo cui è, non a caso, intitolato oggi il Setificio: “Fra le schiere garibaldine / nei consigli del Comune della Provincia / ai supremi fastigi dello Stato / Paolo Carcano / fortemente amando, studiando, operando / bene meritò della patria”, si legge sulla targa (bisognosa di restauro) apposta sulla facciata. Peraltro anche di Carcano ricorre un importante anniversario: morì nel 1918. Quattordici anni prima, da deputato, aveva ottenuto dal ministero il rafforzamento della scuola (con l’aggiunta di una sezione di disegno tecnico applicato alla fabbricazione dei tessuti), da cui derivò anche la sua autonomia.

Ex convento Sant’Antonio abate (foto di Mirna Ortiz Lopez)

Ora spingiamoci verso piazza Duomo, per omaggiare Plinio il Vecchio che, sebbene si fosse sbagliato sull’origine della seta (pensava fosse vegetale), nella sua Naturalis Historia ha raccolto le basi della conoscenza dei chimici e dei tintori degli ultimi duemila anni. Proprio per la presenza di queste materie nei suoi curricula, l’Istituto tecnico professionale di Como assunse nel 1883 il nome del grande scrittore/condottiero. Poi, alla separazione dei corsi tra due istituti diversi, la denominazione è rimasta a quello tecnico commerciale (come ricorda Alessandro Picchi nella storia del Caio Plinio pubblicata sul sito della scuola stessa).

Ex convento Sant’Antonio abate (foto di Mirna Ortiz Lopez)

Duecento metri ci separano da via Rezzonico 23, dove ancora resiste quella che fu la prima sede del Setificio, il già menzionato ex convento di Sant’Antonio Abate. Costruito tra il 1610 e il ’43, oggi in parte adibito ad abitazioni e in parte interessato da un intervento di ristrutturazione/ricostruzione in corso, la sua chiesa è nota anche per aver ospitato negli anni ’80/’90 del Novecento un cinema a luci rosse, ma prima di quello fu sede dell’Araldo, sala ricordata da molti ex allievi del Setificio perché dava due proiezioni in orario scolastico ed era mèta delle bigiate ai tempi in cui la scuola si era trasferita nel palazzo di via Carducci, dove arriveremo tra poco.

Ex convento Sant’Antonio abate (foto di Mirna Ortiz Lopez)

Sull’angolo tra via Carducci e via Giovio, la piazza Pietro Pinchetti ricorda, con meno visibilità di quanto meriti, l’imprenditore e docente (dal 1866 fino alla morte avvenuta nel 1916, ovvero per ben cinquant’anni) che fu determinante per definire la didattica della scuola. La sede storica del Setificio (occupata dal 1910, anno scolpito a caratteri cubitali in cima alla facciata su largo Spallino) fu quella occupata oggi dal liceo Teresa Ciceri, ma prima i corsi erano stati ospitati nel Palazzo degli Studi (piano terra dell’attuale liceo Volta). La palestra della Ciceri era il capannone con i telai e in un vicino seminterrato si trovano ancora le macchine del laboratorio di meccanica, attraversato da un tratto di mura romane (sic). L’ultimo trasferimento della scuola (nel 1975), sarà anche l’ultima tappa del nostro viaggio: via Castelnuovo. Ma entrate dall’ingresso “di servizio” (numero 7, anziché dal 5) per vedere nel cortile un altro pezzo di storia dimenticato: il monumento ai caduti realizzato da un grande scultore del Novecento, Arturo Martini, e donato da un ex allievo.

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