Il futuro inventato dalle piante alle Primavere: la parola ai giovani

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Le Primavere de La Provincia continuano con grande successo di pubblico. Per il terzo appuntamento dello scorso martedì al Cinema Astra di Como, apertura a effetto con una lettura recitata e accompagnata da un’arpista di un estratto delle Metamorfosi di Ovidio, a cura di Silvia Barbieri. La storia dei due coniugi che, al termine della loro vita, si trasformano progressivamente in alberi, richiama con eleganza il titolo dell’incontro: Le piante hanno già inventato il nostro futuro. Flessibili, modulari e democratiche: un modello.

Le metamorfosi di Ovidio lette da Silvia Barbieri

A dialogare sul palco il direttore de La Provincia Diego Minonzio, il direttore scientifico di Lifegate Simone Molteni e Stefano Mancuso, professore all’Università di Firenze, direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale (Linv) e membro fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior.

Diego Minonzio con Stefano Mancuso e Simone Molteni

Il tema richiama anche i meno avvezzi alla sfera tecnologica e informatica, elemento ricorrente della rassegna. Fra questi Maddalena Parodi, studentessa di scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera: «Ero a conoscenza del ciclo di incontri ma non avevo mai partecipato, questa volta mi ha attirato il focus sulla botanica, che purtroppo è stata toccata marginalmente». Anche se la realtà si è dimostrata diversa dalle aspettative, l’impressione è buona: «È importante riflettere su come utilizziamo le nuove tecnologie e sulla loro preponderanza nella nostra sfera quotidiana – continua – A mio parere, ad esempio, racchiudono un potenziale enorme che sprechiamo proprio per mancanza di consapevolezza».

Al suo primo approccio anche Thomas Cernuschi, studente di informatica alla Magistri Comacini, che apprezza in particolare l’inflessione critica delle discussioni affrontate nel corso della serata. Sono sulla sua stessa lunghezza d’onda Andrea Parodi e Matteo Travaglini, veterani al terzo anno consecutivo di presenza all’iniziativa, che finora per quest’edizione hanno partecipato a tutti gli incontri. «Facendo un confronto, questo è stato quello che mi ha coinvolto di più – spiega Matteo – Le altre volte sono stati adottati toni generalmente ottimistici, mentre in questa occasione si è centrato il nocciolo del problema: l’intelligenza artificiale è uno strumento neutro, siamo noi a determinare la sua eventuale valenza positiva o negativa».

Stefano Mancuso

A questo proposito, Mancuso sostiene che anche noi, come le piante, dovremmo modificare il nostro comportamento per sopravvivere. In cosa stiamo sbagliando? «Ci lasciamo trascinare ciecamente dal cambiamento, crediamo che la direzione intrapresa dalle grandi aziende tecnologiche sia quella migliore, quando in realtà è spesso dettata da interessi economici, più che etici o ambientali – sostiene Matteo – Avremmo bisogno di responsabilizzarci, staccarci dal branco e operare, anche solo in piccolo, in direzione di una maggiore sostenibilità». In sostanza, come sottolinea Mancuso, ricordarci che, per quanto fingiamo il contrario, anche noi sottostiamo alle leggi della natura.

(Foto di Andrea Butti)

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