Il cameraman di Keaton inquadra il Politeama

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Un successo conclamato quello della proiezione che i ragazzi del Circolo Olmo hanno organizzato ieri sera in piazza Cacciatori delle Alpi. Già dal mattino era possibile osservarli correre avanti e indietro per indirizzare i furgoncini carichi di vivande e allestire la minimale scenografia dell’evento: un telo da proiezioni, oltre duecento sedie, una tastiera e uno striscione recante la scritta «A Como il cinema è ancora qui, senza voce».

Un pubblico numerosissimo in piazza Cacciatori delle Alpi per l’ecento del Circolo Olmo

Poi la sera è arrivata, e così gli oltre duecento spettatori, che hanno ascoltato il presidente dell’associazione Lake Como Film Festival Alberto Cano, l’ingegnere e architetto Clemente Tajana, il presidente della Commissione cultura del Comune Franco Brenna  e il consigliere comunale Fulvio Anzaldo perorare la causa del Teatro Politeama, in disuso da più di un decennio.

L’introduzione di Franco Brenna

Un momento di apertura e condivisione che ha preparato il terreno per la visione di The cameraman, diretto e recitato da Buster Keaton, accompagnato da una colonna sonora assemblata ed eseguita dal vivo dallo studente del Conservatorio di Como Alessandro Turboli.

Alessandro Turboli, pianista muto come il film di Keaton

Non è un caso che il film scelto fosse muto e in bianco e nero, quasi a dialogare col grigiore in cui è decaduto l’edificio: «Noi giovani abbiamo la voce e la voglia necessarie per protestare e stiamo decidendo di prestarle a una causa che tocca il cuore della cittadinanza”, spiega Maria Funghini, membro dell’associazione.

I giovani del Circolo Olmo

«Un teatro come il Politeama beneficerebbe enormemente Como, potrebbe connetterla con il mondo e fare circolare opere e film di rilievo – commenta Cano, nel presentare durante il dibattito iniziale una panoramica della storia della struttura – «A suo tempo qui hanno fatto tappa Duke Ellington, Pirandello e nel 1953 persino lo stesso Keaton, celebrato stasera».

Buster Keaton davanti al Politeama: l’attore vi recitò nel 1953

Il tutto si può concentrare nell’appello di Tajana: «Riportiamo questo spazio a ciò che la stessa etimologia del suo nome reclama: la polifunzionalità».

(Foto di Andrea Butti)

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