I robot e il cuore degli uomini sul palco delle Primavere

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È iniziata ieri sera al Teatro Sociale di Como l’ottava edizione delle Primavere de La Provincia, ciclo di incontri organizzati da Daniela Taiocchi per conto del Gruppo Sesaab, editore de L’Eco di Bergamo e de La Provincia di Como, incentrati sul tema dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione. Ben si è prestato a questo intento divulgativo il Teatro, per eccellenza spazio in cui le coscienze vengono smosse, «luogo di spettacolo ma anche di riflessione», sottolinea la direttrice artistica Barbara Minghetti durante i saluti istituzionali.

Il direttore de La Provincia Diego Minonzio con Fedora Sorrentino e Barbara Minghetti del Teatro Sociale Aslico

Sul palco il direttore de La Provincia Diego Minonzio, in dialogo con il responsabile del parco scientifico Kilometro Rosso Salvatore Majorana e col presidente dell’associazione Cometa, Erasmo Figini. Si parla di robot, un argomento che può evocare scenari fantascientifici distopici, complici le trame di svariati sci-fi hollywoodiani, o spingere a considerazioni etiche e pragmatiche.

Diego Minonzio con la curatrice delle Primavere de La Provincia, Daniela Taiocchi

Majorana, che ogni giorno si occupa in prima persona di macchine complesse, «miracolosi punti di congiunzione fra meccanica, sensoristica e neuroscienze», si dilunga sulle analogie fra le reti neurali robotiche e il cervello umano, destando meraviglia circa le capacità di apprendimento di questi ammassi di chip. Figini, a capo di una realtà educativa fondata su accoglienza e solidarietà umana che sostiene giovani in condizioni di disagio, sottolinea il potenziale limitante di questo proliferare di innovazioni: «Ho messo le persone al centro della mia vita, costruendo una rete che mi aiuta a vivere con pienezza le mie giornate». E in questo contesto qual è il ruolo negativo della tecnologia? «Le innovazioni tecniche che stanno investendo la società sembrano sempre più un pretesto per semplificare la vita, ripulirla dalla sofferenza e dalla fatica. Credo sia poco educativo, è necessario che i ragazzi imparino a vivere e affrontare anche le esperienze negative, per essere pronti al mondo».

Diego MinonzioErasmo Figini e Salvatore Majorana

Come in quella puntata dell’ultima stagione di Black mirror in cui una madre iperprotettiva impianta un dispositivo di controllo alla figlia, schermandola dagli input esterni che potrebbero farle del male, con conseguenze disastrose per la sua crescita. D’altronde, come sottolineato nella presentazione del programma, una visione manichea dello stato delle cose ne riduce la comprensione.

I robot sul palco del Teatro Sociale

In una visione semplicistica, Figini rappresenta l’uomo, Majorana le macchine. In realtà, al più entrambi oscillano fra entusiasmo e moderato scetticismo. Per una volta, il confronto non è fra diverse generazioni, ma semplicemente fra diversi universi di riferimenti. Tanto che trovare un punto di contatto non è difficile: per entrambi è certo che la tecnica debba essere subordinata all’uomo ed è giusto sia principalmente un mezzo per garantirgli più tempo libero. Si chiude con previsioni sul futuro prossimo, immaginando dove potremmo trovarci nel 2025: «Senza voler esagerare, come minimo avremo robot nei centri commerciali senza che la notizia desti shock», asserisce Majorana. Una rivoluzione non da poco a cui ormai, però, sembriamo già assuefatti.

Ancora una volta un pubblico numerosissimo per Le Primavere de La Provincia

(Foto di Andrea Butti)

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