Festa dell’accoglienza e conoscenza a Valbrona

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La casa è dove si trova il cuore, ha scritto, nel I secolo d.C. Plinio il Vecchio, in uno dei libri della sua Naturalis Historia. E di cuori ce n’erano più di un centinaio, sabato 1 settembre, alla Festa dell’Accoglienza e della Conoscenza organizzata dall’Associazione Donatella Lella Montani Onlus presso la casa comune di via Alla Fontana 18 a Valbrona.

Tanta gente, tanti sorrisi, tanti amici (tra loro anche il noto musicista Damiano Della Torre), tutti riuniti per sostenere e testimoniare la propria vicinanza agli ospiti, agli operatori e ai volontari, in una serata fresca e umida di pioggia, ma allo stesso tempo calda e solare, resa speciale dalla presenza, coloratissima e allegra, degli Urban Action e dalle note dei Sulutumana, che nel loro live hanno ospitato l’esibizione rap di uno dei ragazzi in carico all’associazione, impegnata a favorire l’integrazione e l’autonomia dei richiedenti asilo politico.

Gian Battista Galli dei Sulutumana con Damiano Della Torre

«La filosofia su cui si basa il nostro lavoro è semplice – ha raccontato Edoardo Gusmaroli, presidente della onlus – e si può sintetizzare nella frase, accogliere per conoscere, conoscere per accogliere. Due anni fa abbiamo deciso di organizzarci per accogliere, nel migliore modo possibile, alcune donne e bambini in attesa del permesso umanitario. Inizialmente abbiamo ospitato nelle nostre case alcuni ragazzi conosciuti in Stazione San Giovanni a Como durante l’emergenza migranti poi, finalmente, siamo riusciti ad acquistare questa struttura, che abbiamo ristrutturato tutti insieme. A oggi vivono qui sei nuclei familiari, tre composti da madre, padre e figlio e altri tre solo da madre e figlio, che condividono alcuni spazi comuni, mantenendone altri dedicati alla privacy e all’intimità personale».

Urban Action

Una struttura bella, ben tenuta e pulita, dove si respira davvero aria di casa e condivisione, in cui coabitano, in assoluta armonia e spirito solidaristico, ben sette etnie diverse, un luogo protetto in cui i bambini hanno la possibilità di crescere, giocare (c’è una stanza interamente dedicata a loro) e stare con i propri genitori. «Abbiamo anche una casa – ponte con due camere da letto e una cucina abitabile – ha proseguito Gusmaroli – in cui attualmente vivono tre ragazzi che, ottenuto il permesso umanitario, hanno già trovato un lavoro e sono in attesa di trovare un alloggio definitivo, perché non si abbandona nessuno, mai».

Ma l’impegno dell’associazione va ben oltre l’accoglienza, perché quello che si cerca di fare è anche dare la possibilità di sviluppare delle competenze spendibili nel futuro. «Ci sono tre maestri che, a turno, si occupano dell’istruzione dei nostri ospiti, a partire dalla prima alfabetizzazione sino ad arrivare, in un paio di casi, alla preparazione per conseguire la licenza media. Cerchiamo di comprendere le loro abilità e facciamo frequentare ai ragazzi corsi professionalizzanti, affinché possano imparare un mestiere».

Sono donne forti e dagli occhi grandi, quelle che si incontrano qui, occhi che hanno visto la morte, la guerra e la fame, donne che vengono da paesi in cui la parola libertà non è nemmeno contenuta nei dizionari, che hanno affrontato viaggi lunghissimi, che hanno subito le peggiori violenze e torture, i cui traumi sono così devastanti da lasciare cicatrici indelebili, soprattutto sul cuore, i cui figli, spesso, sono frutto di uno stupro. «Quello che tentiamo di fare è dare a queste persone la serenità necessaria per riprendersi, per dormire di notte, per tornare a sperare nel futuro. Per questi motivi abbiamo pensato di creare una comune ragionando su ciò che fa bene, in cui si trovano persone che arrivano dal Congo, dal Ghana, dal Senegal, dal Gambia e dalla Nigeria, con tradizioni e religioni differenti, ma capaci di convivere in pace e fratellanza, collaborando nella quotidianità.

Le nostre donne sono impegnate in piccoli lavori di pulizia a domicilio, uno dei ragazzi, che ha fatto il corso di cameriere, sta lavorando in un ristorante a Canzo, un altro sta aiutando uno dei contadini della zona con piccole opere di muratura, un altro, che ha frequentato la scuola di sartoria, sta collaborando con l’associazione Luminanda e tutti stanno prestando opera volontaria con un’associazione che si occupa della pulizia dei boschi e sentieri, come forma di ringraziamento per l’accoglienza ricevuta, nel tentativo di dimostrare la loro grande voglia di impegnarsi e lavorare».

Su tutto, però, spicca un grande desiderio, espresso dal presidente stesso. «Vogliamo farci conoscere, vogliamo che passi il messaggio che queste sono brave persone, fuggite da un destino terribile e motivate dal desiderio di costruire un futuro per sé e per i propri figli, esattamente come fecero i nostri nonni all’inizio del secolo scorso. Siamo al momento in grande difficoltà economica, stiamo attendendo dei contributi da parte degli organi competenti che tardano ad arrivare, soldi che ci servono per mandare i bambini a scuola, permettere ai ragazzi di frequentare i corsi di formazione, pagare gli stipendi ai nostri sette operatori e consentire alle persone che vivono in questa casa di condurre una vita il più possibile dignitosa, mantenendosi in salute e nutrendosi come si conviene. Volevamo portare i bambini al mare, quest’estate, perché molti di loro soffrono di patologie respiratorie, ma abbiamo dovuto rinunciare per mancanza di fondi. Oltre a questo, ci piacerebbe molto aiutarli dopo, nel loro percorso di autonomia, e istituire una sorta di servizio di babysitting per i bambini, per consentire alle mamme di andare a lavorare».