Dieci chilometri di poesia da Cernobbio a Brunate

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Dieci chilometri di doppie emozioni: da una parte quelle suscitate dal paesaggio del primo bacino del Lario e del monte di Brunate; dall’altra quelle della poesia che i luoghi medesimi hanno ispirato nei secoli. Il tutto accompagnato da punti di scambio di libri, per amplificare ulteriormente le emozioni, come capita quando si legge un bel racconto, o un bel poema, su una panchina in riva, oppure immersi in un bosco che svetta sopra la città. In questo connubio, tra panorami e poeti che li hanno vissuti e descritti, sta il senso della Lake Como Poetry Way. Una proposta, partita dal basso, ovvero da chi scrive, che ha trovato il sostegno di alcune realtà culturali cittadine (finora quelle citate al paragrafo successivo) e adesso è in fase di condivisione con le amministrazioni dei territori toccati dal percorso. L’obiettivo è di riconoscere all’itinerario pedonale, che da Cernobbio passa per Como e approda nel “Balcone sulle Alpi”, un’identità che permetta si farlo apprezzare ancora di più sia ai comaschi che ai turisti. Per arrivare presto a stampare una mappa, ragionata e raccontata, da distribuire negli infopoint (si cercano sostenitori, chi fosse interessato può scrivere a info@sentierodeisogni.it).

Le iniziative

A breve si terranno tre iniziative legate al lancio del progetto. Il 25 marzo è in programma la passeggiata poetica La Grande Madre dal Duomo (Cecilio) a Brunate (Slavejkov), promossa dal Comune di Brunate e dal “suo” Premio internazionale di letteratura Alda Merini, con la collaborazione dell’associazione Sentiero dei Sogni e di ParoLario, e il patrocinio del Comune di Como (info e iscrizioni su www.passeggiatecreative.it). L’8 aprile sarà la volta di Libri di corsa, una staffetta promossa da Associazione Villa del Grumello, con i runner di Athletic Team Lario, e un’ampia collaborazione di enti e sodalizi, per inaugurare la propria postazione di bookcrossing, facendo convergere nel parco gruppi di corridori che andranno a toccare (portando in dono libri) tutte gli altri punti di scambio presenti lungo il percorso, da Cernobbio a Brunate. Il 20 maggio, nell’ambito del Festival Europa in Versi, promosso dalla Casa della poesia di Como, si terrà una passeggiata “Di poeta in poeta”, in cui quelli internazionali ospiti della kermesse leggeranno laddove hanno lasciato il segno i grandi “colleghi” del passato. E gli stessi poeti di Europa in Versi potranno essere i primi ambasciatori nel mondo della Lake Como Poetry Way. Un altro passo per arrivare a fare della nostra città «la capitale mondiale della poesia», come ha più volte auspicato Laura Garavaglia, direttrice del festival.


Punto di partenza ideale della Lake Como Poetry Way è il Giardino della Valle di Cernobbio, ex discarica trasformata in paradiso di verde e pace lungo le sponde del torrente Garrovo, dove già si trova una little free library (piccola biblioteca dove tutti possono prendere o lasciare un libro). Da qui, attraversando il centro storico di Cernobbio, si sbuca in riva e si passa tra il retro dell’hotel Regina Olga, sulla destra, e la settecentesca Villa Besana-Ciani, sulla sinistra. Quest’ultima è il primo luogo poetico del nostro itinerario. Ospitò il campione del neoclassicismo italiano Vincenzo Monti (1745-1828), amico del proprietario Carlo Giuseppe Londonio. Il poeta si sdebitò citando le di lui figlie, assieme al paese lacustre, nel poemetto Feroniade. In un passo, in cui celebra i fiori simbolo dell’inverno (la viola mammola) e della primavera (la rosa), Monti scrive: «Dell’ameno Cernobbio il sul mattino / Isabella ed Emilia, alme fanciulle, / Di te fan preda e festa, e tu beata / Vai fra la neve de’ virginei petti / Nuove fragranza ad acquistar, deh! movi, / Mammoletta gentil, queste parole: / Di primavera il primo fior saluta / Di Cernobbio le rose, onde s’ingemma / Della regale Olona il paradiso, / Che di bei fior penuria unqua non soffre».

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Villa Bernasconi di Cernobbio

Il percorso prosegue lungo via Regina, dove, accanto a Villa Bernasconi, si trova un’altra postazione di bookcrossing, all’interno del bar Anagramma. Poesia risuona anche costeggiando il parco di Villa Erba («Il grande amore di mia madre per la poesia del primo Novecento, che mi leggeva nei lunghi pomeriggi estivi a Cernobbio…», è stato rievocato dal fotografo, a sua volta poeta, Giovanni Gastel, figlio di Ida Visconti e nipote di Luchino, in un’intervista a La Provincia).

Ville e statue

Ma è nel parco di Villa del Grumello che la poesia mostra uno dei suoi volti più riconoscibili: quello di Ugo Foscolo, in forma di statua, voluta nel 1884 dalla famiglia Celesia per ricordare che lì l’autore de I sepolcri fu ospite dei precedenti proprietari. Le lettere in cui Foscolo cita il Grumello hanno ispirato le iscrizioni sul basamento del busto. E ci ricordano il contrastato amore tra il poeta e la figlia più giovane del conte Giovan Battista Giovio, Cecchina, evocata nelle Grazie, dove anche il lago di Como è protagonista: «Come quando più gaio Euro provoca / su l’alba il queto Lario, e a quel sussurro / canta il nocchiero…». La lettera di addio di Ugo alla fanciulla, datata “Borgo Vico 19 Agosto 1809”, offre una romantica descrizione dello scenario cui rivolge lo sguardo il suo busto marmoreo: «Trovandomi una sera a Grumello, e guardando il lago, i colli e la casa dove io vi aveva veduta la prima volta, e pensando ch’io dovea presto lasciarli, il mio desiderio di dimorarvi sempre non distingueva voi dai luoghi e dalle persone che m’erano divenute sì care».

Il busto di Ugo Foscolo nel parco di Villa del Grumello

Attraversando il ponte del Chilometro della conoscenza, non appena sarà riaperto (per ora si passa da via per Cernobbio), si approda a Villa Olmo che, proprio secondo Giovan Battista Giovio (cfr Lettere lariane, 1827), è stata costruita sui resti della dimora del poeta latino Caninio Rufo. Tra i primi seguaci delle muse in riva al Lario (ma tra poco ne incontreremo un altro che lo ha preceduto), fu reso immortale da una lettera che gli scrisse Plinio il Giovane, ancora oggi tradotta nei licei italiani: «Come sta Como, la città del tuo e del mio cuore? E l’incantevole tenuta suburbana? E quel portico in cui è sempre primavera? E il plataneto denso di ombra? E il canale con le sponde tanto verdi e le acque tanto pure?…». «Modella e scolpisci un qualcosa che sia perennemente tuo – è l’esortazione che Plinio rivolge all’amico -. Perché tutti gli altri tuoi possedimenti riceveranno in sorte dopo di te un altro padrone e un altro ancora». Forse Caninio Rufo avrebbe potuto fare di più per seguire i buoni consigli, se nessuna opera sua è giunta fino a noi, ma la citazione pliniana è valsa anche a lui un busto, che potete vedere sulla facciata del liceo Volta.

Villa Gallia vista dal lago con la passeggiata Lino Gelpi

Sotto un’altra villa, lungo la passeggiata Lino Gelpi, si nasconde un’altra grande storia, che profuma d’arte e poesia. Villa Gallia, infatti, fu fatta costruire da Tolomeo Gallio sulle ceneri dell’edificio in cui lo storico Paolo Giovio (1483-1552) aveva raccolto la sua collezione di ritratti di uomini illustri, che ha ispirato quella medicea degli Uffizi. Un precursore del museo moderno, cui uno dei maggiori poeti suoi contemporanei, Pietro Bembo, rese omaggio in un sonetto: «Giovio, che i tempi et l’opre raccogliete / Quante ha degne di luce il secol nostro / Con sì leggiadro et pellegrino inchiostro, / Che chiaro et charo et sempre viverete…». Giunti alla fine della passeggiata Gelpi, l’hangar dell’Aeroclub Como segna un cambio d’epoca e anche di stile letterario: primo Novecento, futurismo, Marinetti, senza il quale non avremmo, almeno nella forma che conosciamo, il Monumento ai caduti. Nel ’30 venne a Como per celebrare Antonio Sant’Elia e colse l’occasione per imporre lo schizzo del suo pupillo per una “torre faro” come modello per il monumento, portato a termine da Terragni. Il più giovane aeropoeta futurista, Ubaldo Serbo, triestino che finì la carriera giornalistica a La Provincia di Como, celebrerà anni dopo, nel suo Poema e pianto per F.T. Marinetti, il fondatore del futurismo, l’architetto della Città Nuova e il Lario, appassionatamente insieme: «[…] lento andare verso il promontorio l’onda del lago di Como nell’ombra / che sta per divenire angoscia[…] / la morte sfugge risponde beffarda nell’acqua nell’acqua nell’acqua di questo lago Sant’Elia / rispecchiava sogni…»

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Il Tempio Voltiano

Giunti al Tempio Voltiano, è proprio l’inventore della pila a raccontarci com’era prima, in una poesia giovanile, in cui si fa beffe dei ginnasiali, se stesso compreso, che si recavano nell’allora Praa Pasqué per flirtare con le loro belle. «Giran costor d’attorno a questa e a quella / massime poi in un certo distretto / che Prato d’Orchi oggi da noi s’appella»… Perché chiamassero così la zona, è facile immaginarlo: allora il Cosia era scoperto e attraeva insetti a volontà.
Sul lungolago seguiamo Hermann Hesse e la sua Passeggiata sul lago di Como del 1913, descritta nel volume Dall’Italia. «Diversamente da Lugano e da tutte le celebri cittadine lacustri, Como volge le spalle al lago, e anche nel grazioso piazzale del porto non si prova la tediosa e inquietante sensazione di sedere in prima fila davanti ad un paesaggio creato ad arte». Certo, poco dopo critica il monte che sarà l’approdo del nostro cammino poetico – «L’unica cosa fuori luogo, a Como, è lo scosceso pendio sulla cui sommità si trova Brunate, con squallidi edifici pretenziosi ed enormi cartelli con su scritto Porta o Fernet Branca» – ma se vi fosse salito anche lui a piedi per i boschi, come faremo noi, si sarebbe ricreduto.

La statua di Cecilio

Per ora, come Hesse, volgiamo le spalle al lago e a Brunate per inoltrarci nel centro storico e incontrare un altro poeta, il più “anziano” di tutti: Cecilio. Lui c’era quando furono innalzate le mura di Novum Comum ed è ancora presente, per giunta nel luogo più nobile e sacro della città: la Cattedrale. Meno noto dei due Plini, è il terzo pagano ad aver trovato eterna dimora in Duomo, scolpito dai fratelli Rodari mentre legge un libro, sulla facciata che dà verso via Magistri Cumacini. Ma anche quel libro (peraltro ai tempi dei romani si usavano i rotoli) non è arrivato fino a noi e sappiamo che Cecilio lo ha scritto solo grazie al “Carme 35” di Catullo, a lui dedicato. «Voglio che tu dica, papiro, / al mio amico e dolce poeta Cecilio, / che venga a Verona, lasciando / Como e le rive del Lario, / e ascolti qualche riflessione / di un amico suo e mio…». Catullo teme che Cecilio non lascerà mai Como, perché lo trattiene una bella ragazza, che ha perso il senno dopo aver letto il folgorante incipit di un suo poema dedicato alla dea Cibele.
Forse, per essere sicuri che non lasci più le mura di Como, i nostri avi lo hanno “inchiodato” sul quelle del Duomo. Prima che i veronesi se ne appropriassero, come hanno fatto con Plinio, definito “veronensis” (per via di un equivoco nato dal suo dirsi “conterraneo” di Catullo) in una copia della Naturalis Historia stampata in Veneto e conservata al museo civico. Lo stesso museo custodisce una testimonianza del successivo poeta del nostro percorso, Giacomo Leopardi. Per la precisione un prezioso manoscritto giovanile: quello dell’Appressamento della morte (1817), regalato, pare, da un editore milanese ad Alessandro Volta, ritrovato dal nipote Zanino nella soffitta di casa, fatto pubblicare a sue spese da Hoepli nel 1880 e donato alla collettività comasca. Leopardi nel 1825 venne in gita sul lago, per riprendersi l’opera, ma non riuscì nell’intento.

Salendo verso il monte

A Brunate ci conduce Alda Merini, attraverso la mulattiera costruita nel 1817, che permise ai suoi nonni di conoscersi e sposarsi. «Mio padre, un intellettuale molto raffinato figlio di un conte di Como e di una modesta contadina di Brunate, aveva tratti nobilissimi. Taciturno e modesto, sapeva l’arte di condurre bene i suoi figli e fu il primo maestro»: è l’incipit dell’autobiografia meriniana Reato di vita (1994). Nonno Giovanni fu diseredato per sposare Maddalena Baserga e vivere umilmente a Brunate, dove nel 1885 fondò la Società di mutuo soccorso ancora attiva. In paese nacque anche papà Nemo.

Alda Merini a Como con la famiglia negli anni Settanta

Per ricordare il legame della poetessa con il “Balcone sulle Alpi” da 7 anni si celebra il Premio a lei intitolato, con sede nella locale biblioteca, nel cui parco si trova il busto di un altro poeta, l’ultimo del nostro cammino, Pencho Slavejkov. Il “Leopardi bulgaro” scelse Brunate come meta ultima della sua vita terrena, morì il 10 giugno del 1912 nella stanza numero 4 del vicino Hotel Bellavista. Sulla parete del medesimo, una lapide in memoria riporta due versi che appaiono un omaggio al luogo: «Qui terminare i giorni a me conceda Iddio / Solo e lontano dal caro suol natio». Qui, dove lo sguardo abbraccia tutto il cammino che abbiamo fatto, termina anche la nostra Lake Como Poetry Way.

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