Crespi contro le cattedrali del brutto

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Ha i toni veementi del pamphlet e certamente sottende, non senza volontà di provocare, temi etici a quelli architettonici ed estetici il nuovo libro del giornalista Angelo Crespi, edito da Johan & Levi. Si intitola Costruito da Dio e il sottotitolo, ancora più esplicativo, dichiara: Perché le chiese contemporanee sono brutte e i musei sono diventati le nuove cattedrali. Di questo saggio sentiremo parlar giovedì 8 febbraio alle 18, nella sede dell’Accademia di belle arti Aldo Galli – Ied di Como, in via Petrarca, 9. L’autore lo presenterà al pubblico, dialogando con Salvatore Amura e Sergio Gaddi. L’ingresso è libero.
Nel volume, che arriva in libreria dopo Ars Attack. Il bluff del contemporaneo, per la stessa casa editrice e varie altre pubblicazioni, scritte sempre con penna “puntuta”, Crespi lancia il suo impetuoso j’accuse, contro il brutto dilagante, a suo dire, nell’edilizia religiosa contemporanea, ma anche contro una certa inversione di ruoli: mentre le chiese, nella visione dell’autore, si spogliano della bellezza e della spiritualità, i musei, in primis quelli dedicati all’Arte contemporanea, diventano puro involucro, monumenti fini a se stessi, sostituitisi alle cattedrali nell’immaginario del fruitore.
Crespi, le sue teorie sono piuttosto agguerrite e le critiche severe. Lei non le manda a dire. Da quale spunto nasce l’idea di mettere in correlazione il brutto dell’arte sacra contemporanea con il ruolo sempre più accentratore e sacrale dei musei?
L’idea mi è giunta dall’osservazione della realtà. Guardandomi intorno nel territorio dove vivo (il Varesotto, ndr), ma anche nel resto d’Italia e all’estero, mi imbatto spesso in chiese di nuova o recente costruzione. Invariabilmente, il sentimento che suscitano in me è di orrore quasi metafisico e questa constatazione ha portato alla curiosità di capire come siamo arrivati a tanto. D’altra parte, mi accorgo che, in questi anni, i musei sono diventati le “nuove chiese”, edifici costruiti da archistar (spesso gli stessi nomi famosissimi che firmano i progetti degli orribili edifici di culto) roboanti e magniloquenti, divenuti punto di riferimento delle nostre uscite domenicali. Dimenticando la cattedrale e la predica del sacerdote, ci riuniamo al museo, per ascoltare il predicozzo, spesso incomprensibile, dell’artista contemporaneo, mentre ci dedichiamo al brunch.
Tornando alle chiese. A quale causa andrebbe imputata questa degenerazione alla bruttezza?
Nel libro, faccio riferimento alle ridicole direttive che la Cei ha dato, dopo il Concilio Vaticano II, per adeguare le chiese antiche e costruire le chiese nuove. Sulla spinta di ideali pauperistici, tali direttive hanno portato alla costruzione di edifici sacri brutti, spogli, con più attenzione ai luoghi accessori che alla spiritualità. Ecco che gli architetti, soprattutto quelli contemporanei, rispondendo alle suddette disposizioni e anche in ossequio alla propria tracotanza, lasciano libertà assoluta al proprio estro, costruendo edifici che sembrano cubi di Ribik, piscine, frigoriferi, astronavi e altro. Un esempio? Pensiamo alla Chiesa del Sacro Volto di Torino, realizzata da Botta: praticamente una centrale nucleare, con centro congressi al posto della cripta!

Chiesa del Sacro Volto a Torino

Dunque, secondo la sua tesi, assistiamo a un rovesciamento etico ed estetico: le chiese si svuotano di bellezza che invece brilla, sia pure in modo gratuito, negli edifici museali?
È così. Se le chiese perdono, in nome di un minimalismo frainteso, il loro afflato spirituale (mi riferisco, per esempio, all’eliminazione delle cupole, che fanno pensare all’Infinito, sostituite dal soffitto, che fa pensare al condomino del piano di sopra), i musei sono puro packaging, templi che magnificano se stessi e che sono attrattori per nascondere la pochezza dell’arte contemporanea.
Non le sembra che, invece dei musei, frequentati pur sempre da un gruppo ristretto di persone colte, le nuove cattedrali siano i centri commerciali e i mega store tecnologici?
No. Quelle sono le nuove piazze, ma i musei, proprio perché propongono una sacralità laica (in fondo anche il Louvre nacque per questo) sono sedi del nuovo culto.

Chiesa della SS. Trinità, Vienna

E quale differenza riscontra tra il museo tradizionale e quello di Arte contemporanea? Possiamo salvare qualcosa?
Benché io sia critico verso l’istituzione museale tout court, i musei tradizionali come il Louvre o gli Uffizi custodiscono memorie. I sedi espositive di arte contemporanea spesso nascono vuote e per lo più ospitano opere che ancora non hanno subito il vaglio fondamentale del tempo. Per questo, spesso, bisogna reinventarne le funzioni ed eccole trasformate in ristoranti, centri yoga, spazi per apericene che con la cultura non hanno molto a che fare.
Quindi, come salvarci da tutto questo brutto? La soluzione è solo nell’ossequio ai canoni della tradizione?
Non nego di essere un conservatore, e anzi, ne sono fiero. Credo che la Chiesa non debba tornare indietro, ma neppure rinunciare alla ricerca di bellezza, per evitare il rischio di un impoverimento sterile, non privo di conseguenze anche sul piano della spiritualità.

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