Con la Lake Como Design Fair si apre il Ridotto del Sociale

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Una location insolita, affascinante e, grazie alla Lake Como Design Fair, aperta alla città. Dal 20 al 23 settembre dalle 10 alle 18 le Sale del Ridotto del Teatro Sociale si mostrano ai comaschi e a chi arriverà in città per partecipare alla prima edizione della fiera del design. Un luogo d’arte e di cultura, con la Sala Bianca, le sue decorazioni e l’arredamento in stile Impero, la Sala dello Zodiaco, con il suo ciclo di storie mitologiche, la Sala Turca, con le decorazioni in stile orientale e la Sala Giuditta Pasta con il busto marmoreo del celebre soprano.

E proprio qui, in queste sale, prenderà vita da giovedì 20 settembre la Lake Como Design Fair, perseguendo l’intento di aprire questi spazi alla città, come spiega Claudio Bocchietti, presidente di recente nomina della Società dei Palchettisti: «La volontà è di far conoscere queste sale al pubblico, alla città di Como se ancora non le conosce, come punto di forza della nuova gestione del Teatro. Speriamo che la gente apprezzi e che venga esaltata la bellezza di questi spazi. Ci piace il teatro inteso come attività artistica e l’uso delle sale per le cose belle, a partire da questo evento internazionale di design che abbiamo accolto molto volentieri, in modo quasi simbolico».

E da qui in avanti, Bocchietti precisa: «Fino a oggi la Sala Bianca è stata utilizzata per poche cene riservate, ora vogliamo aprirla a eventi, concerti, matrimoni, convention aziendali e prima o poi mi piacerebbe organizzare anche una sfilata di moda, gli usi possono essere davvero molti. Da una parte utilizzare la Sala Bianca e le sale attigue è una scelta, dall’altra è anche una necessità per i palchettisti che pagano i lavori. Dalla Sala Bianca si gode uno splendido panorama sull’architettura di Como, con il Duomo, Palazzo Pantera e la Casa del Fascio. La sala è lì per essere goduta e fruita dalla città».

Lorenzo Butti

Un’associazione, Wonderlake Como, e un obiettivo, sostenere e valorizzare le bellezze del territorio e del lago. Nasce da qui l’idea della Lake Como Design Fair e del suo ideatore, Lorenzo Butti, creativo, designer e fotografo, che ci ha racconta perché questa prima edizione, che oggi aprirà i battenti, è così importante per Como.

Una fiera del design, a Como, che nasce in un contesto di valorizzazione culturale dei nostri luoghi. Da dove siete partiti?
Nasce tutto da Wonderlake, un’idea che si è concretizzata un paio di anni fa con la fondazione dell’associazione culturale, senza scopo di lucro, che ha l’obiettivo di promuovere le bellezze del territorio, ma in chiave internazionale. Il concetto alla base, che mi piace molto, è quello di essere un ponte tra il contenuto e il resto del mondo.

Come si è sviluppata l’idea?
Parte con un progetto editoriale, con la pubblicazione di un volume dedicato a nove ville storiche del lago. La villa è uno dei tesori più importanti del territorio, non è un caso essere partiti da lì. La pubblicazione ha avuto grande successo, è un progetto rivolto al turista straniero che coglie e capisce la bellezza di questi luoghi. L’aspetto importante per me era comunicare questi contenuti con un linguaggio internazionale. Bellezza dei luoghi, valorizzazione di quello che, qui, abbiamo.

Un discorso nel quale si inserisce anche questa prima edizione della Lake Como Design Fair…
Sì, perché questa comunicazione, oltre alle pubblicazioni con fotografie e parole che trasmettono contenuti, può essere portata avanti anche con la creazione di eventi che portano alla scoperta dei luoghi e dei tesori del territorio.

Margherita Ratti

Perché proprio il design?
Perché lavoro da anni nel settore, ho passione e competenze nel campo. L’idea di portare il design a Como doveva ovviamente essere, anche questa, una scelta internazionale. Ho quindi chiamato Margherita Ratti (curatrice della Lake Como Design Fair, ndr) che, come me, lavora nel settore e che ha un background internazionale, chiedendole cosa pensasse dell’idea di portare qui design d’autore, quello fatto di edizioni limitate, di pezzi unici, molto distante dal concetto del disegno industriale del Salone del Mobile. Questi sono infatti pezzi con una valenza artistica molto forte che, a differenza di un’opera d’arte o di una scultura, non perdono però la loro funzione, rimanendo fisicamente dei pezzi, degli oggetti. Quindi il vaso può essere usato come vaso, la sedia come sedia, ma manifestano un’espressione artistica molto presente. Dopo un momento iniziale di titubanza, Margherita si è entusiasmata e da lì siamo partiti.

Una fiera che si svolge in un luogo particolare e di grande fascino, le storiche sale del Ridotto del Teatro Sociale…
Il Ridotto è un elemento fondamentale in questo gioco di contrasto tra la contemporaneità del contenuto e la classicità del contenitore. Che è poi lo stesso gioco di contrasto che c’è fuori, tra la Casa del Fascio e il Teatro.

Chi sono gli espositori?
Abbiamo coinvolto tra le 50 e le 60 realtà tra designer indipendenti, gallerie, editori e qualche azienda. L’80% proviene dall’estero, da Francia, Belgio, Olanda, Danimarca, Austria, Germania, Svizzera, Portogallo, Inghilterra. Appena abbiamo detto loro lago di Como e mostrato la location, sono impazziti e felicissimi di partecipare.

Qual è la prospettiva di questa fiera?
Di fatto non esiste una fiera nazionale di riferimento. La nostra idea è quindi che non rimanga un episodio unico. Si sta già lavorando all’edizione numero due, con un progetto di ampliamento, perché vogliamo che diventi un riferimento annuale in un luogo come Como che una storia legata al design e all’architettura di avanguardia, con il razionalismo, gli astrattisti comaschi, il design moderno, Ico Parisi.

Margherita Ratti e Lorenzo Butti

È una fiera rivolta a tutti?
All’inizio si pensava di organizzarla in una villa sul lago, poi però sarebbe diventato un evento esclusivo. Mantiene comunque la sua esclusività perché il livello del contenuto è elevato, i prezzi dei pezzi in vendita sono abbastanza alti, ma in una formula inclusiva, con la voglia di rendere partecipi tutti. È bello che non venga solamente il collezionista, o l’architetto, il decoratore, ma che ci venga anche la città e chiunque abbia voglia di vivere un’esperienza. Vedere pezzi esposti in format di mostra, in una location storica, il Ridotto, che molti non hanno mai visto, credo sia un’esperienza che chiunque può vivere, anche chi non è interessato in modo diretto al design o che magari inizia a conoscerlo. Un po’ di timore per l’edizione numero uno c’è, la sfida sarà vedere come la città risponderà.

Biglietti: su Eventbrite: ingresso a 8 euro, a Teatro ingresso a 10 euro.

(Foto di Andrea Butti)

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