Sulla mia pelle: il film su Stefano Cucchi a Cantù

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Un film che non è (più) solo un film. Sulla mia pelle di Alessio Cremonini era nato per suscitare polemiche fin dal primo ciak. Bastava mettere assieme due parole – “Caso Cucchi” – per scatenare i mass media, la politica, le forze dell’ordine, i leoni da tastiera, tutti impegnati ad assolvere o a condannare l’opportunità di realizzare una fiction sulla vicenda del giovane Stefano Cucchi, accusato di spaccio, entrato in una caserma da cui uscirà morto sette giorni dopo il fermo. La vicenda era, a gradi linee, nota a tutti, soprattutto grazie alla tenacia dei familiari, della sorella Ilaria in primis, che non hanno mai smesso di lottare per dimostrare l’ovvio, ovvero che la morte del giovane non era avvenuta per cause naturali.

Era nota a tutti, ma il cinema amplifica. Presentato all’ultima Mostra di Venezia è stato accolto benissimo dalla critica, scatenando, comunque il polverone che si attendeva fino a un colpo di scena altrettanto cinematografico: l’ammissione del pestaggio del ragazzo da parte di uno dei carabinieri ha collocato, definitivamente, sotto la giusta luce il processo. E il film resta come eccellente documento, ben interpretato da uno straordinario Alessandro Borghi e da Jasmine Trinca. Mercoledì 21 e giovedì 22 il rinato Lux di Cantù lo propone alle 21.

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