La signora dello zoo di Varsavia per il Cinema di qualità

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L’orrore della Shoah non potrà mai essere dimenticato, nonostante periodicamente, da settant’anni, qualcuno attenti peridoicamente alla verità cercando di nasconderla, di sminuirla, perfino di giustificarla. E allora non è solo giusto, ma imperativo che il cinema, con altrettanta tenacia, racconti storie che ruotano attorno all’Olocausto, ricordandoci quanto l’uomo possa essere stato disumano, ma anche di come, nel mezzo di uno dei periodi più bui della storia dell’umanità, uomini e donne si siano distinti per umanità, eroismo e coraggio, come nel caso de La signora dello zoo di Varsavia, lungometraggio che impegna Jessica Chastain nei panni di Antonina Żabińska, moglie, madre e lavoratrice che per molti, durante la Seconda Guerra Mondiale, divenne, insieme al marito Jan, un barlume di speranza nella Polonia occupata dai nazisti. In un momento di forte polemica attorno alla Polonia, per la scelta di promulgare una legge che sanziona l’accostamento dell’aggettivo “polacchi” alle parole “campi di sterminio”, accusata di negazionismo, il film torna sul grande schermo grazie alla rassegna di Cinema di qualità del Lux di Cantù martedì 6 e mercoledì 7 febbraio alle 21.15. Biglietti a 5 euro.

La signora dello zoo di Varsavia (Usa / Repubblica ceca / Gran Bretagna, 2017, 127 minuti) di Niki Caro con Jessica Chastain, Johan Heldenbergh, Daniel Brühl, Tomothy Radford e Efrat Dor
Jan Zabisnki diventa direttore dello zoo di Varsavia nel 1929. Insieme a sua moglie Antonina popola il giardino zoologico, nato da una mostra itinerante ottocentesca di animali, delle specie più belle e più esotiche. Nel ’39, però, l’invasione della Polonia da parte della Germania nazista, e il bombardamento che la precede, distruggono lo zoo e uccidono molti animali. Un accordo con il capo zoologo del Reich, Lutz Heck, permette loro di restare e riprendere il lavoro, ma i coniugi Żabiński faranno molto di più: riempiranno la loro cantina e le gabbie rimaste vuote con tutte le persone che riusciranno a far fuoriuscire in segreto dal ghetto di Varsavia. Rischiando la propria vita e quella di loro figlio, Antonina e Jan metteranno in salvo più di duecento ebrei, amici e sconosciuti, distinguendosi per straordinario coraggio e umanità.

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