La rivolta di Detroit per il Cinema di qualità

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Lincoln, 12 anni schiavo, Selma, Il diritto di contare, perfino – a modo suo – Django unchained: il cinema hollywoodiano sta raccontando da capo la storia degli afroamericani, anzi, degli africani in America, dal passato sempre troppo recente, che li ha visti affrancarsi dalla schiavitù suscitando una guerra civile e l’assassinio di un presidente, a quello che è accaduto dopo, quella condizione di nuova e diversa schiavitù, quel chiudere gli occhi che ha portato alla segregazione razziale (da una parte una concessione – se così si può dire – agli stati del Sud degli Usa, dall’altra un’ennesima sospensione dei diritti umani: come a dire schiavi no, ma uomini a pieno titolo neppure). E ognuno di questi lungometraggi cerca di rinfrescare la memoria, in un momento duro per gli Stati Uniti, penalizzati dalla crisi economica che ha colpito soprattutto, le fasce più deboli della popolazione e rinfocolando antichi contrasti che riportano alla superficie il fantasma strisciante del razzismo, sempre meno camuffato. Con Detroit anche Kathryn Bigelow contribuisce. Il film, in programma lunedì 19 marzo alle 21.15 per la rassegna Cinema di qualità al Cinelandia di Como, ci riporta negli anni Sessanta per mostrarci la rivolta del ghetto nero della Motortown dell’Illinois nel 1967.

Detroit (USA, 2017, 143 minuti) di Kathryn Bigelow con Will Poulter, Hannah Murray, Jack Reynor, John Boyega e Anthony Mackie
Nel 1967, in piena epoca di battaglie per i diritti civili da parte degli afroamericani (Martin Luther King sarebbe stato ucciso nel ’68 sul balcone del Lorraine Motel di Memphis), nel ghetto nero di Detroit ebbe luogo una rivolta scatenata da una retata della polizia in un bar dove si vendevano alcolici senza permesso. Il governatore del Michigan inviò la Guardia Nazionale a sedare la rivolta, e il presidente Lyndon Johnson gli fece dare man forte dall’esercito. L’episodio paradigmatico di quel tumulto fu il sequestro di un gruppetto di giovani uomini neri e di due ragazze bianche all’interno del Motel Algiers: un episodio di brutalità da parte della polizia (con il fiancheggiamento di alcuni militari) che è una ferita nella coscienza dell’America.

Biglietti a 5 euro.

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