In Officina l’epopea del Buena Vista Social Club

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L’Officina della Musica di via Giulini 14B a Como giovedì 29 novembre si trasforma in sala cinematografica. Dalle 21, infatti, nell’ambito della rassegna jazz del giovedì – ideata e condotta dal direttore artistico Roberto Quadroni – verrà proiettato il grande classico del regista tedesco Wim Wenders Buena Vista Social Club. Il documentario – vincitore ai National board of review awards nel 1999 e ai Kansas City film critics circle awards nel 2000 – è dedicato all’omonimo gruppo di musica cubana fondato all’Avana nel 1996, che prese a sua volta il proprio nome dallo storico locale del quartiere Buenavista della città. Ospite della serata sarà il sassofonista Jos Ruotol, che introdurrà la pellicola con aneddoti, cenni storici e riferimenti musicali, in attesa del live a tema, in programma la prossima settimana. Ingresso riservato ai soci a 8 euro.

Buena Vista Social Club (Germania, 1998, 101 minuti) di Wim Wenders con Ry Cooder, Ibrahim Ferrer, Company Segundo, Omara Portuondo, Eliades Ochoa, Orlando Cachaíto López e Rubén González
A 20 anni dalla pubblicazione, Buena Vista Social Club rimane un disco rivoluzionario pur essendo… “contro-revolucionario”. Il club era un locale riservato alla popolazione di colore durante la dittatura di Bautista, che promuoveva il segregazionismo. Fidel, raggiunto il potere, decise di chiuderlo, per dare un taglio netto con il passato. Forse era animato dalle migliori intenzioni, dimenticare un brutto simbolo di un’epoca da lasciarsi alle spalle: ma Castro buttò l’acqua con il bambino dentro, perché con il Buena Vista furono consegnati all’oblio anche gli artisti che vi si esibivano e le loro musiche. Questo avveniva alla fine degli anni Cinquanta. Circa trentacinque anni dopo il discografico e produttore Nick Gold ebbe un’idea meravigliosa per lanciare la sua etichetta di musica etnica World Circuit: far registrare un album a questi dimenticati talenti caraibici assieme ad alcuni musicisti africani, creando un ponte tra le due culture, e mettendo su tutto il sigillo di qualità di Ry Cooder, musicista e appassionato ricercatore che godeva (e gode) dell’incondizionato e meritato rispetto della critica internazionale, e del regista tedesco Wim Wenders, chiamato a filmare il tutto.

Il compianto Compay Segundo (1907 – 2003) era un ragazzo di 90 anni quando ha partecipato al progetto

Purtroppo un complesso problema di visti e permessi impedì ai musicisti del Mali di raggiungere la “isla” e il chitarrista americano si “accontentò” degli anzianotti cubani che portarono in dote talento, un pugno di belle canzoni e tanto cuore. E per improbabile che potesse sembrare, brani dimenticati come Chan chan (diventato un vero e proprio inno), El carrettero, Dos gardenias e tutti gli altri divennero successi anche in classifica. Una vera e propria moda: l’album diventò un “must have” e risuonava ovunque, dai lounge bar ai negozi di moda. Un successo che si è rinnovato con questo splendido documentario di Wenders mentre ci volle un altro paio d’anni per riunire tutti quanti su un palco per un’unica, memorabile, occasione (naturalmente poi documentata in un altro disco e in un altro filmato).

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