Sold out al San Teodoro per Homicide House

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«Sapete che cosa dico sempre ai miei figli? Il vero e il falso. Gli dico, distinguete il vero dal falso. Perché adesso va di moda questa cosa della fantasia, che va benissimo, però dovete stare attenti: l’immaginario serve per mettere ordine. Tutte le persone a un certo punto nella loro vita devono mettere ordine, è la cosa che ci aiuta ad andare avanti.»

Inizia così Homicide House, thriller teatrale scritto da Emanuele Aldrovandi, prodotto da BAM teatro e Mamimò Teatro Piccolo Orologio e andato in scena sabato sera per la prima di prosa del teatro San Teodoro di Cantù, con un sold out decisamente meritato.

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La scenografia è spoglia, al centro una sedia e un tavolo gialli, sullo sfondo un pannello bianco sul quale si stagliano le sagome dei protagonisti, immobili, mentre l’Uomo, interpretato da Marco Oscar Maccieri, racconta al pubblico l’antefatto della storia. Lui, l’Uomo normale, una famiglia, un lavoro, una casa. Una bella moglie, Cecilia di Donato, tutta bianca e rossa, che vuole delle vacanze alternative da vera snob, perfetta nella piega del vestito e studiata nei gesti, all’oscuro di tutto. Perchè l’Uomo ha un segreto, qualcosa di terribile che lo porta a confrontarsi con Camicia a Pois, Luca Cattani, impeccabile strozzino dal baffo curato e la pistola vigile, che terrorizza più con i suoi discorsi sulla libertà di scelta che con l’arma da fuoco, innamorato di Tacchi a Spillo, Valeria Perdonò, ricca, annoiata, sociopatica, bipolare, crudele, spaventosa, intensa, irresistibile.dsc_6546

Quella che si consuma in scena è una vera e propria tragedia, fatta di minacce, bugie, pentimenti e confessioni, tutti vittime e tutti carnefici, non si può parteggiare per nessuno, perchè nessuno ha torto e nessuno ha ragione. L’Uomo convive con debiti e menzogne da sempre, ma non se ne cruccia, finchè non arriva il momento di saldare i conti, e la situazione precipita. Camicia a Pois è spietato, insensibile, un vero fan delle soluzioni drastiche e definitive, ma è anche intelligente e manipolatore, capace di indurre l’Uomo ad accettare l’inaccettabile, pur di pagare i debiti e salvare i suoi cari. Il prezzo è più alto, ma a questo punto non può tirarsi indietro, la sua vita per la loro, non c’è scampo, nella casa degli omicidi si entra per uccidere o per essere uccisi, il patto è questo. La luce satura la scena, segna ombre e confini, d’un tratto quel piccolo universo è spaventosamente giallo, poi tutto si spegne e nel buio compare Tacchi a Spillo, colei che ha in mano il destino dell’Uomo. L’inaccettabile è accettato, l’Uomo è legato a una sedia, alla mercè della donna, che lo esaspera, lo terrorizza, lo spoglia delle bugie, lo fa sentire un verme, vuole ucciderlo lentamente e dolorosamente. L’Uomo si accascia, esce allo scoperto, ammette fallimenti e debolezze, sbriciola la sua esistenza e la consegna nelle mani della sua aguzzina, che ne farà scempio.

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Homicide House è un viaggio all’interno della follia mascherata da quotidianità, è una parabola sulla verità e sull’amore, è un monito, un dito puntato, una scheggia sotto le unghie. È l’insinuazione del dubbio, la confusione tra bene e male, dove i cattivi sono saggi e coraggiosi, mentre i buoni sono pigri e bugiardi, il tutto condito da dosi generose di humor nero e una gestualità pulita, armonica, essenziale. Gli attori si muovono sul palco con grazia e precisione, le luci sottolineano i passaggi, la scena dà l’illusione di cambiare pur restando immobile, i chiaroscuri sono bilanciati con maestria. Io ho occhi solo per lei, Tacchi a Spillo, bellissima nel suo pantalone attillato in pelle, le sue parole trafiggono più del punteruolo che sventola sotto il naso di Uomo, cariche di verità, disprezzo e disperazione.  La storia scorre serrata, i dialoghi sono veloci e coinvolgenti, il finale sorprende tutti, lasciando però nel pubblico la sensazione che sia giusto così, che non sarebbe potuta finire altrimenti. Nel buio ecco esplodere il lungo applauso del pubblico, giusto tributo alla bravura dei protagonisti, che per un’ora hanno tenuto incollato alla sedia un teatro intero, pieno e attento, mantenendo alta la tensione di uno spettacolo dal grande contenuto emotivo.

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Un ottimo inizio per una stagione teatrale che, se tanto mi dà tanto, promette davvero bene. In bocca al lupo, San Teodoro. Sarà un anno fantastico, me lo sento.

(Foto di Francesca Marelli)

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