Sinisi rilegge Miseria e nobiltà al Sociale

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Il teatro della tradizione, che viene però riletto alla luce della contemporaneità, dei nuovi linguaggi, di una ricerca che vuole rinnovare ed è in costante evoluzione. È questo il programma che aspetta il pubblico, nelle serate di martedì 28 e mercoledì 29 novembre alle 20.30 al Teatro Sociale di Como. Per il ciclo Prose 1, la sala propone la pièce farsesca Miseria e nobiltà, celebre testo di fine Ottocento, scritto dall’autore partenopeo Eduardo Scarpetta. Non dobbiamo però aspettarci una messinscena classica, poiché lo spettacolo si basa sulla regia (e la riscrittura, effettuata con Francesco Maria Asselta) di Michele Sinisi, attore e regista quarantenne, che si è distinto, negli ultimi anni, per una intensa operazione di innovazione delle scene. Questo è avvenuto prima in Puglia, sua regione d’origine, e poi a livello nazionale, grazie alla collaborazione con il Centro di produzione Elsinor a Milano. Da qui sono nate riletture illustri come quella su I promessi sposi di Manzoni e Caligola di Camus. Sinisi ha ottenuto vari riconoscimenti. Citeremo, ad esempio, il Premio Della Critica 2016 e le numerose segnalazioni al Premio Ubu. Durante questa stagione, nello scorso ottobre, il Teatro dell’Elfo di Milano gli ha dedicato un doppio appuntamento, con due riletture shakespeariane, dedicate ad Amleto e a Riccardo III. Ora, come detto, eccolo impegnato sul palco comasco con una farsa notissima e immortalata anche dal cinema.


Sinisi, parliamo della sua rilettura del classico di Scarpetta…
Ho tenuto conto del testo originale, ovviamente ma anche della messinscena del 1953, operata da Eduardo De Filippo, che di Scarpetta era figlio. In più non poteva mancare il riferimento al film omonimo di Mario Mattoli del 1954 (protagonista ne era il grande Totò e nel cast figuravano anche Sofia Loren, Carlo Croccolo e Valeria Moriconi, ndr).
Perché queste citazioni?
Perché sono proprio questi rifacimenti ad aver procurato al testo la sua fama nazionale. La versione originale di Scarpetta sarebbe rimasta in ambito regionale. In più, c’entra anche il modo tutto contemporaneo di fruire lo spettacolo, proprio attraverso le sequenze più celebri del film e dell’edizione televisiva.


Una fruizione a frammenti dunque?
Sì. Nella nostra contemporaneità, attraverso i canali on line come You Tube, si diffonde sempre di più una nuova forma di conoscenza che prescinde dalle tradizionali unità di tempo, luogo e azione. È per questo che non definirei lo spettacolo che vedrete al Sociale come “narrazione” ma piuttosto come “esperienza”. L’idea è quella di proporre, secondo una forma comunicativa popolare, questa vicenda.
Una frammentazione del racconto attraverso gli sketch più famosi non porta il rischio dell’incomunicabilità?
Un minimo di trama è stato conservato e la leggibilità del testo viene preservata. D’altra parte è necessario un adeguamento ai tempi. Per esempio, si dice sempre che Eduardo ha saputo raccontare la vita (e la crisi) del nucleo familiare, attraverso la scena, posta nel tinello di casa. Oggi questo tinello è una living room con la tivù sempre accesa e i personaggi sempre connessi attraverso internet e Whatsapp, per leggere la realtà a segmenti.


Questa non è l’unica novità nella sua interpretazione della vicenda di Felice Sciosciammocca…
Il testo viene “snapoletanizzato” e gli interpreti adottano un plurilinguismo che vuole essere lirico, drammatico e comico insieme. Una lingua che assorbe il registro della comunicazione contemporanea e quello quotidiano, più importante di quanto si pensi.
Che cos’è il teatro per Michele Sinisi?
Un grande gioco, una ludoteca per adulti. Uno spazio e un luogo dove si deve mentire, per rivelare la realtà, grazie al patto narrativo che si stipula con il pubblico. Il teatro è l’occasione per stare insieme e conoscerci. Un’occasione per guarirci dalla grande malattia della contemporaneità.

Biglietti da 27 a 13 euro più prevendita. Info: 031270170 e www.teatrosocialecomo.it.

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