Sconfinati destini, la solidarietà è di scena al Teatro Sociale

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Nella lingua dell’etnia Mossi, la più numerosa e antica del Burkina Faso, la parola Kibarè significa «Come stai?». Una piccola ma importante domanda, che esprime un interesse sincero verso l’altro, qualcuno di cui ci sta a cuore il benessere e la felicità. Da questa parola prende il nome l’associazione Kibarè onlus, nata a Como nel marzo 2013 per iniziativa di un gruppo di operatori, medici e volontari con competenze in cooperazione internazionale. In Burkina Faso, paese in cui opera questa realtà, i soci fondatori hanno promosso e finanziato, in collaborazione con varie ong italiane, numerosi progetti finalizzati al sostegno del diritto dei minori alla famiglia, alla salute, all’istruzione, acquisendo un’approfondita conoscenza della realtà del Paese e costruendo rapporti di collaborazione e fiducia reciproca con le autorità locali.

In questo momento storico, in cui il tema dei profughi e delle migrazioni riempie quotidianamente i mezzi di informazione, Kibarè Onlus ha voluto organizzare un evento dal duplice obiettivo: raccogliere fondi per finanziare la ricostruzione della Scuola Millennio in Burkina Faso e coinvolgere un gruppo di richiedenti asilo del nostro territorio attraverso la realizzazione di un concerto / spettacolo.

Giuseppe Adduci dirige le prove dello spettacolo

Domenica 9 aprile, infatti, alle 21, al Teatro Sociale, si terrà Sconfinati destini – Storie di vite in cammino, due ore di musica e teatro, con i Sulutumana, l’affascinante Cécile Ensemble, che per l’occasione ha trasferito i talenti di quattro concertiste di musica da camera in un repertorio di colonne sonore tratte da film conosciuti, TeatroGruppo Popolare, che ha realizzato i testi e curato la regia dello spettacolo e i ragazzi provenienti da Senegal, Costa d’Avorio, Nigeria, Etiopia e Congo, che si sono impegnati al massimo delle loro forze per offrire alla cittadinanza una serata di qualità.

Gian Battista Galli, Nadir Giori e Francesco Andreotti dei Sulutumana

«L’idea alla base di questo progetto è quella di valorizzare questi ragazzi che arrivano da paesi e realtà che pensiamo distanti da noi – racconta Giuseppe Adduci, attore, autore e regista – per dare loro l’occasione di esprimere e raccontare la propria storia. Accompagnati nel percorso dai Sulutumana e dal Cécile Ensemble, daranno la possibilità al pubblico di approcciarsi a questo altrove, raccontato dal punto di vista dell’uomo della strada, che inizialmente non capisce e rifiuta, non accoglie e alza muri sempre più alti, finchè, attraverso la conoscenza dell’altro, si sente coinvolto e cambia idea, comprendendo che chi ha davanti non è sicuramente più pericoloso di quanto non possa esserlo il proprio vicino di casa. Le difficoltà che ho incontrato lavorando con il gruppo sono state le medesime che avrei potuto trovare con chi non ha mai fatto teatro, provando forse più tenerezza nei confronti del loro spaesamento, del loro imbarazzo e delle loro storie e sfatando anche il mito che gli africani abbiano il ritmo nel sangue, perché il ritmo è personale e unico, e non c’entra nulla con la geografia o il colore della pelle».

Ragazzi dai 17 ai 25 anni, stupiti di ciò che è stato loro proposto e che hanno lentamente, come tutti gli adolescenti, compreso che ciò che hanno fatto è stato importante per loro stessi e per il proprio futuro.

«Nessuno di loro ha ambizioni teatrali – prosegue Adduci –  ma sanno che questo può servirgli per integrarsi, farsi accettare e narrare, seppur in modo leggero e comprensibile, la loro storia crudele e sofferta, più vicina a noi di quanto crediamo. Durante la serata proietteremo dei filmati in cui racconteranno i loro desideri, che sono comuni a tutti i ragazzi della loro età, e i loro vissuti, talmente devastanti e così intrisi di dolore e violenza che, spesso, sono obbligati a smettere di parlarne perché fanno ancora troppa paura. Anche per questo è importante che si sentano in qualche modo riconosciuti e inseriti nella società, nella scuola e nel mondo del lavoro, affinchè tutto questo possa essere metabolizzato e digerito, e lo sguardo sul futuro sia più sereno».

Scambiarsi gli abiti, confondersi gli uni con gli altri e cogliere dalla diversità solo motivi di bellezza sembra la sola risposta possibile, dunque.

«Bisogna cambiare il pensiero ed essere convinti dell’accoglienza – conclude – a questo punto non basta più aprire la porta, è necessario, per loro e per chiunque, lavorare alla costruzione di una vita dignitosa. Mettersi in contatto ed evidenziare quello che dovremmo già sapere per natura, che non c’è un loro e un noi, ma respiriamo la stessa aria, e non ci sono motivi di paura, di indifferenza e di astio, perché non è l’origine geografica a delineare l’indole o il carattere di una persona, e questo dovremmo tenerlo ben presente. L’obiettivo della serata è proprio questo: un’occasione per mischiarsi gli uni agli altri e scoprirsi tutti, finalmente, figli della stessa terra».

I biglietti numerati ad offerta minima di 20 euro per platea e palchi e 10 euro per le gallerie, sono in vendita alla biglietteria del Teatro Sociale in piazza Verdi 1 Como o alla sede di Kibarè in via Castellini 19. Per ulteriori informazioni e prenotazioni:  info@kibareonlus.org – 3665004157.

(Foto di Andrea Butti)

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