San Teodoro, l’ultimo Cabarettificio

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Venerdì 21 aprile, alle ore 21, torna, per l’ultima volta in questa stagione del Teatro San Teodoro di Cantù, il Cabarettificio, un progetto nato sei anni fa dalla mente di quell’adorabile mascalzone di Alessio Parenti, autore, comico, presentatore, funambolo della risata e irresistibile ideatore di sketch e spettacoli, che ha partecipato ad un numero considerevoli di programmi televisivi, come Zelig, Le Iene, Via Massena 2, Comedy Central, Metropolis, Buona la prima e molti altri. Otto appuntamenti, dodici comici e un palco bellissimo sono gli ingredienti giusto per una quinta stagione che è stata davvero speciale ed entusiasmante, e che ha fatto registrare sempre il tutto esaurito. Per saperne di più raggiungo telefonicamente proprio Alessio.

Allora, Alessio, diciamo prima due cose su di te. Tu hai iniziato la tua carriera con la clownterapia negli ospedali, vero?

Verissimo. Fin da ragazzino ho sempre avuto l’attitudine e la voglia di far sorridere le persone che ne avevano più bisogno, la clownterapia non mi richiedeva di essere maggiorenne e quindi ho iniziato da lì, nei reparti di pediatria. Mi esibivo nelle stanze davanti ai piccoli degenti, ma non mi bastava. Quando ho compiuto 18 anni mi sono chiesto come potevo fare per raggiungere più bambini possibile, e siccome ogni bambino in stanza ha la televisione, mi sono detto che potevo ampliare il raggio d’azione utilizzando questo mezzo. A quei tempi c’era Zelig, ho fatto un provino e da allora ho iniziato col cabaret imparando, spero, a far ridere la gente.

Come ti è venuta l’idea di Cabarettificio?

Facevo cabaret da tanti anni e sono capitato per caso al Teatro San Teodoro per seguire il progetto di un amico. Non conoscevo il San Teodoro, nè sapevo che da un paio d’anni fosse gestito dai ragazzi di Mondovisione, perchè, pur essendo nato e vissuto a Cantù per diversi anni, mi sono trovato a lavorare soprattutto sul versante milanese. Sono rimasto folgorato da questa realtà, quindi, come un novello Cristoforo Colombo che va nell’altro mondo e decide di portare in questo la comicità, ho proposto il progetto a Dario Galetti e così, sei anni fa, è partito Cabarettificio, che da allora e finora ha sempre registrato il sold out per tutte le serate; i canturini, i comaschi e i brianzoli in generale sono dei gran lavoratori, concentrati molto sul senso del dovere e sul fare, si meritano risate e leggerezza in grande quantità, perché ridere fa bene, e se lo fai di gusto fa ancora meglio.

Quali sono state le novità di questa stagione?

14731150_1150817795008099_6560424764041105984_nOgni anno facciamo un piccolo step in più, perché quando abbiamo iniziato non sapevamo come avrebbero reagito gli spettatori; la risposta è stata molto positiva, non è facile far ridere un pubblico così, perché ha un ottimo gusto rispetto alla qualità proposta, quindi se le cose fanno davvero ridere le coglie, anche quelle più surreali. Siamo partiti facendo un laboratorio di cabaret, mentre nella stagione scorsa abbiamo diviso la serata in due parti, nella prima i comici provavano i loro testi per gli spettacoli e si esibivano, nella seconda li dividevo in due squadre e li facevo sfidare con dei giochi che inventavo per loro. Si sono divertiti tutti, sia sotto che sopra il palco, quindi quest’anno ho deciso di aggiungere un vero e proprio campionato, con tre squadre fisse, tre giornate di andata, tre di ritorno e la finale, per un totale di sette serate, che sono diventate otto, perché c’è stato anche lo speciale di Capodanno. Si sono alternati dodici comici davvero bravissimi, Raffaele D’Ambrosio, Omar Fantini, Gigi Rock, Mary Sarnataro, Herbert Cioffi, Giovanni D’Angella, Rubes Piccinelli,  Alberto Vitale, Fabio Di Dario, Omar Pirovano, Vincenzo Albano e Robin Scheller.

Perché Cabarettificio è una formula che funziona?

Quando l’ho creato ho cercato di portare un mio modo di vivere la comicità e le cose anche in base a quello che ho visto in giro e che avevo voglia di raddrizzare un pochino, per cui ci tengo sempre molto che i comici e il pubblico si sentano a casa e parte di un’unica esperienza, perché il pubblico è una cosa fondamentale e ha lo stesso valore del comico che sta sul palco; a volte il cabaret se ne dimentica, diventa una semplice fabbrica per provare i pezzi e se una battuta non funziona si dà quasi sempre colpa al pubblico che non capisce e non apprezza, invece ci tengo che tutti si sentano protagonisti, mi auguro che questo traspaia e che chi viene a vederci si diverta come e insieme noi, in una fruizione attiva e non più meramente passiva dello spettacolo.

Tastiamo il polso della comicità in Italia. Secondo te, come siamo messi?

C’è stata una saturazione della comicità negli anni d’esordio di Zelig e Colorado, tutti volevano fare i comici. Ora invece parecchi canali televisivi hanno un programma comico e a quasi tutte le ore, c’è stato un assestamento sul numero di persone che intraprendono questa carriera, perché la gente si è un po’ annoiata e non segue più quelle trasmissioni con lo stesso interesse. Gli stessi comici tendono a salire sul palco, fare il loro pezzo e via, ma io cerco di inventarmi qualcosa di nuovo, perchè anche noi abbiamo bisogno di divertirci. Faccio questo mestiere da 13 anni e sento questa necessità, voglio divertire e sorprendere in primis me stesso, approfittando del Cabarettificio, che è a tutti gli effetti casa mia.

Tiziano Terzani una volta ha detto: «Una civiltà che non sorride è una civiltà infelice. Ridere, io trovo che ridere è una cura, è parte della guarigione. Per cui il consiglio che do a tutti è cominciare e finire con una grande risata.»

Approfittatene, dunque. Non può farvi che bene.

Info e biglietti: http://www.teatrosanteodoro.it – biglietti@teatrosanteodoro.it.

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