Ridere della precarietà si può, grazie a Francesca Puglisi

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Un’ora abbondante di risate, riflessioni, battute mai banali. Uno spettacolo che soddisfa le aspettative e, a tratti, le supera: parlare di precarietà può, di questi tempi, sembrare scontato e poco originale ma Francesca Puglisi riesce a farlo egregiamente, da una prospettiva diversa e molto ampia. Già, perchè Ccà nisciuno è fisso racconta di amori, lavoro, famiglia, studi, vita quotidiana, tutti segnati in qualche modo dall’incertezza e dall’instabilità.


Dalle sue esperienze di vita la nostra attrice prende spunto per raccontare come possa essere difficile rincorrere i propri sogni e le proprie passioni ma come sia anche gratificante riuscire a perseguirli nonostante le rinunce e i cambiamenti a volte drastici, a volte anche lontani dalle persone care. Tra una proposta per un ruolo da pannocchia in una pubblicità a quello di una defunta in una fiction, passando per le rinunce in amore, rispondendo alle telefonate di mamma e papà preoccupati, la vita dell’attrice – precaria per antonomasia – ci viene raccontata sempre con ottimismo e passione fortissima.


I momenti più esilaranti si bilanciano perfettamente con quelli più riflessivi in un ritmo perfetto che consente al pubblico di divertirsi e allo stesso tempo recepire il messaggio dello spettacolo. Il sipario cala sull’ultima intensa battuta dell’attrice, tutti torniamo a casa un po’ più convinti che, nonostante le difficoltà, inseguire sogni e passioni sia il vero senso della vita.

(Foto di Francesca Marelli)

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