Raccontando il Sogno di Shakespeare

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Sembra un giovedì sera come gli altri qui al Teatro Sociale di Como, e chi si appresta ad assistere a Sogno di una notte di mezza estate ancora non sa quanti fardelli esistenziali sta per scarrozzarsi fino a casa. La commedia, firmata Shakespeare e datata 1593, è messa in scena dalla regia di Elio De Capitani su traduzione di Dario Del Corno. La platea è gremita, tanti sono i comaschi accorsi alla visione dello spettacolo che, data notorietà e spessore dell’autore, ha attratto a Teatro anche alcune classi di liceali. La scena si apre con Teseo e Ippolita che fremono per i preparativi delle loro nozze ad Atene, e ben presto si aggiungono alla rappresentazione una serie di altri personaggi: in primis due coppie di giovani i cui amori sono a volte corrisposti, a volte negati, più volte intrecciati e ribaltati in un turbinio di passioni e affanni.

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La bravura degli attori e l’intesa fra gli stessi ha piacevolmente spiazzato la mia sensibilità, abbiamo assistito a scene di liti amorose e tensioni erotiche fra partner il cui ritmo è riuscito a scandire il tempo quasi come una danza. Amori casuali a volte dettati dal volere – o dagli errori – di esseri magici quali Oberon, re degli elfi, Puck, piccolo folletto saltellante, e Titania, regina delle fate: sono loro gli spiriti con cui si intrecciano le vicende dei quattro giovani. Ma a caricare di comicità la commedia sono soprattutto le scene, parallele alla trama, in cui assistiamo alle prove di uno spettacolo teatrale realizzato per allietare le nozze di Teseo e Ippolita, messo in piedi da alcuni uomini della città: fra questi, un personaggio particolarmente riuscito è Bottom, uno degli artigiani pseudo-attori il cui accento bergamasco ha fatto smascellare dalle risate platea e palchi.

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Insomma poco importa ch’io vi racconti la trama della commedia per filo e per segno (se vi interessa conoscerla, potrete assistere alla replica dello spettacolo sabato 22), quel che importa è farvi capire ciò che ci ha lasciato. Se ci ha lasciato qualcosa, dato che è stato tutto un sogno. Se noi ombre vi abbiamo irritato non prendetela a male, ma pensate di aver dormito, e che questa sia una visione di fantasia… noi altro non v’offrimmo che un sogno, sono le parole che pongono fine alla rappresentazione. Amore, sogno, teatro nel teatro che ridicolizza la realtà: la Commedia, attualizzata, con le sue musiche fiabesche e arcane, è stata in grado di proiettarci nell’universo del sogno in senso lato, sfidandoci a distinguere la realtà dall’immaginario onirico.

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