Piace l’Elektra anti establishment di Novicov

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La nuova produzione di Lugano in Scena che ha affrontato il mito di Elektra, nella versione scritta da Hugo von Hofmannsthal nel 1903, ha conquistato i favori del pubblico mettendo in scena i personaggi in un contesto contemporaneo secondo l’efficace adattamento del regista Andrei Novicov. La pièce, in scena per tre sere al Teatro Foce, ha regalato momenti di grande coinvolgimento dettati soprattutto da una bravissima protagonista: Anahi Traversi, autentica mattatrice nei panni di Elektra, alla quale ha dato una consistenza accorata, sofferta, felinamente istintiva e al tempo stesso introspettiva.

Anahi Traversi e Igor Horvat

Anahi Traversi e Igor Horvat

Attorno alla magnetica performance dell’attrice dalle origini italiane svizzere e argentine, in scena ininterrottamente per un’ora e mezza senza mostrare segni di cedimento, si è palesata una danza emotiva dal ipnotico crescendo che ha vissuto di monologhi sferzanti e preziose dinamiche a due. Dapprima con la sorella Crisotemide, interpretata da Adele Raes in una spiazzante ma deliziosa caratterizzazione tra lo stralunato e il naïf, poi con la altrettanto brava Pia Lanciotti in stato di grazia nel dare fisicità e voce a Clitennestra (il drammatico confronto tra Elektra e sua madre è sicuramente da annoverare tra le parti eccelse dello spettacolo), infine con il redivivo fratello Oreste (Igor Horvat), in una interazione più tentennante delle precedenti, nella quale giganteggia ancora una volta l’implacabile protagonista, decisa a compiere la sua vendetta nella memoria del padre Agamennone. Novicov immagina Elektra come una manifestante della nostra epoca, pronta a resistere a ogni costo alle cariche di una realtà imposta che tende a farci accettare gli errori dei padri come tappe di un percorso obbligato.

Anahi Traversi e Igor Horvat

Anahi Traversi e Igor Horvat

Accampata sotto la dimora di famiglia, la figura mitologica continua a far sentire la sua voce fuori dal coro, per nulla disposta a lasciarsi addomesticare dall’oblio e pronta a scatenare tutta la sua rabbia per un futuro che non aveva certo immaginato così. Suggestive le invenzioni audiovisive dell’artista multimediale Roberto Mucchiut, già apprezzato in Purgatorio, che contribuisce con il suo approccio sperimentale a creare un clima di sottile sfasamento percettivo. Al termine gli applausi sono lunghi e intensi, a premiare un affiatato gruppo di attori diretti con stile e prezioso sforzo immaginativo.

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