Perché mi stai guardando? Angelo Duro, dalle Iene al palco del Sociale

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Domenica 19 novembre alle 20.30 il Teatro Sociale, in collaborazione con il Circolo Olmo, porta a Como la carica umoristica di Angelo Duro, Iena di Italia 1, che intratterrà gli spettatori nello one-man-show Perché mi stai guardando?, autoanalisi cinica incentrata sulle storture della vita e della società che lo hanno portato a essere ciò che è oggi. Per l’occasione, lo show man parla del suo percorso personale e professionale.

Come ti sei avvicinato al mondo dello spettacolo? Come si è evoluto nel tempo il tuo rapporto col pubblico?

Tutto quel che faccio è per attitudine naturale. Ognuno nasce con le sue tendenze, io sono sempre stato attirato verso lo show business. Ho immaginato spesso la mia vita in altre dimensioni, diciamo che avrei voluto essere altre novantanove persone, invece sono la centesima. Un tempo temevo molto il giudizio altrui, mentre adesso, pur approcciandomi in modo ironico, sento che i miei interlocutori mi prendono sul serio e rimangono coinvolti. Sono soddisfatto della mia carriera perché mi sento libero di dire apertamente ciò che penso. Sono arrivato a un punto dove posso parlare delle mie preoccupazioni e suscitare empatia in chi ascolta, perché tutto sommato tutti abbiamo i nostri problemi. Sono convinto che la verità sia più forte di un’immagine costruita a tavolino e mi comporto di conseguenza.

Quali sono state le tappe principali della tua carriera?

Ho iniziato facendo gavetta in teatro. Il mio esordio è stato nel 2007 con lo spettacolo Ri-animazione. Da lì ho portato avanti per qualche anno diversi progetti sullo stesso genere. Il caso volle che una sera, durante uno spettacolo in un locale, ci fosse fra il pubblico uno dei produttori de Le Iene. Come in un film, mi è arrivata in maniera completamente inaspettata una proposta per il lavoro dei miei sogni. Era il 2010, da quell’anno sono entrato nel programma e mi sono aperto al grande pubblico. È un format con intento satirico che si basa su continue provocazioni a contesti e persone, stimola molto la creatività. Ora che ho 35 anni, ho raggiunto una maturità tale da poter intraprendere una strada differente. Prima mi trovavo in un contesto dove la cifra stilistica era l’irriverenza, quindi ero meno teso all’introspezione. Adesso mi esprimo in quanto persona e riporto sul palco i miei disagi, anche se l’intento di fondo rimane intrattenere.

Nel corso della tua carriera hai interpretato vari personaggi. Da che tipo di analisi scaturivano?

Sono sempre stati un modo per trattare di società. Quando facevo il cantante senza pubblico irrompevo in comizi di politici estremisti, cui partecipavano gruppi di fanatici. Era un modo per deridere contesti già di per sé ridicoli a un occhio esterno. Nuccio Vip invece si collocava in un periodo dove i reality show stavano conoscendo una particolare ascesa, circa cinque anni fa, quando sembrava che parteciparvi fosse la meta comune per chi voleva raggiungere fama e successo. Intepretavo un ragazzo invasato che sfruttava ogni occasione per acquisire notorietà, volevo sottolineare un certo degrado emblematico dell’ambiente. Poi ho iniziato la serie di candid camera I sogni di Angelo, dove intepretavo vari personaggi, fra cui il Rissoso, quello che ha avuto più successo. Rispecchia la mia personalità, anche in Perchè mi stai guardando? infatti parlo di come, con il tempo, sono diventato irascibile e ho iniziato ad adottare un atteggiamento crudo. Volevo evidenziare che noi italiani siamo un popolo che ha sofferto e soffre continuamente, siamo realistici, vogliamo vedere soluzioni messe in atto e per avere risultati concreti bisogna essere diretti.

Come cambia il tuo atteggiamento da quando reciti su un palcoscenico a quando ti trovi davanti a una telecamera?

A teatro sono paradossalmente meno attore, uso toni scherzosi e non assumo una posizione di superiorità verso chi ascolta. Ciò che faccio è figlio di ciò che sono, servendomi di questa modalità d’espressione dimostro che non voglio dare lezioni di vita a nessuno, mi limito a raccontare le mie esperienze. Chiaramente è sempre uno spettacolo, in un’ora bisogna esprimere concetti in modo efficace e fare ridere, se chi ascolta non ride il messaggio non passa, quindi capita che i toni risultino esacerbati. La verità spaventa, il ruolo del comico è proprio aiutare ad affrontare con leggerezza ciò che fa paura tramite la risata, che è per me un meccanismo catartico. Rimane il fatto che in televisione tutto era molto più incentrato sull’intrattenimento, ora invece parlo delle mie esperienze e quindi sono più schietto, più aperto a livello umano. Trovo che, avendone la possibilità, sia importante mostrare alle persone come hai imparato a uscire da una determinata situazione a testa alta. Se vengo capito e stimolo una riflessione, ho raggiunto il mio scopo.

I biglietti, a 14 euro (+ prevendita), sono acquistabili alla biglietteria del Teatro e on line su www.teatrosocialecomo.it.

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