N.E.R.D.s: psicotici e papere al San Teodoro

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Scenografia asettica in erba sintetica, una famiglia sul punto d’implodere, paperelle gialle: questi gli ingredienti di N.E.R.D.s, produzione del Teatro Filodrammatici andata in scena sabato sera al Teatro San Teodoro di Cantù per la regia di Bruno Fornasari. Già il titolo (acronimo per Non erosive reflux disease, ovvero bruciore intestinale fastidioso, ma innocuo) ci prepara per la corrosività dei contenuti. Sul palco, infatti, dominano quattro fratelli astiosi e apparentemente incapaci di comunicare senza riversare le proprie recriminazioni gli uni sugli altri, costretti nello stesso agriturismo in occasione del cinquantesimo anniversario di matrimonio dei genitori.

Nico (Michele Radice) è il tipico macho dominatore, sposato con Rita ma con evidenti mire su Laura; Enri (Tommaso Amadio) proprio con Laura tenta di ricucire un rapporto finito male e cozza con Dani (Riccardo Buffonini), non riuscendo ad accettare il suo orientamento sessuale; l’allampanato Robi (Umberto Terruso), in apparenza estraneo agli altrui intrighi, si sperde in ghirigori intellettualistici tentando di scrivere un discorso degno di nota, ma finirà a sua volta invischiato nella rete di passioni pericolose in cui già eran caduti i fratelli. Se anche da soli non faticano a mantenere viva l’attenzione del pubblico, ecco che presa in mano una borsetta o un guinzaglio per cani si sdoppiano, trasformandosi in mogli (Rita, Tommaso Amadio), amanti (Luca, Michele Radice), ex fidanzate (Laura, Riccardo Buffonini) e donne tradite ma comprensive (Licia, Umberto Terruso).


E grazie al cielo la componente femminile non è lì come semplice addobbo, ma anzi ruggisce in scambi di battute caustiche e a ritmi serratissimi (Robi confessa «Credo di avere un cancro», Laura ribatte «Non è un gran momento neanche per me»). Sono tutte figure fragili, che passano il tempo a dribblare problemi a suon di pasticche (aspirine, ansiolitici, antiacidi e chi più ne ha più ne metta), lasciandosi fluttuare nello stordimento farmacologico.
Ad accompagnarle nell’assurda ora che le separa dall’inizio del pranzo ci sono le noncuranti papere del laghetto lì vicino, che fan capolino sulla scena o fra il pubblico guadagnandosi affetto incondizionato, e gli stagionati sposini intenti a farsi fotografare in mezzo alla natura, suscitando l’invidia dei commensali (esclama Nico «Se mi ammazzo voglio farmi imbalsamare con un sorriso come quello»).


Terminata la rappresentazione, è doveroso lasciare anche alla coppietta attempata il suo spazio sulla scena: Umberto Terruso e Michele Radice interpretano ora i genitori dei disfunzionali fratelli, in una scena domestica fatta di urla e stizza che ci mostra in modo realistico due personaggi che altrimenti sarebbero rimasti tipizzati. Il sipario si chiude definitivamente e gli attori lasciano dietro di sé un pubblico soddisfatto, segno che il black humor, se ben pensato, paga.

(Foto di Eleonora Pafundo)

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