Migranti in scena ad Artificio

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Condivisione, ascolto reciproco, sguardi e abbracci; queste le sensazioni che Siamo uccelli che volano lontano ha suscitato tra coloro che hanno contribuito a realizzarlo. In programma venerdì 16 giugno alle 18.30 e alle 22 al Chiostrino Artificio, lo spettacolo apre la Festa del migrante. Veronica Bestetti, regista e drammaturga, racconta: «La particolarità di questa prova è che per la prima volta mi sono ispirata a un libro, seguendo la traccia di Stanotte guardiamo le stelle, scritto da Alì Eshani con Francesco Casolo. Alla sua storia si intrecciano molti altri fili rappresentati dalle storie dei partecipanti». Tra questi, alcuni ragazzi richiedenti asilo che si cimentano nella messa in scena dopo aver preso parte al laboratorio teatrale: con loro anche Roberta Goeta, che ha curato i movimenti scenici e Ivana Franceschini, consulente artistica. Prosegue Veronica: «Il teatro è uno straordinario strumento di promozione delle relazioni, grazie alla comunicazione vera, immediata, senza filtri e, quasi paradossalmente, “senza maschere”. Lo spettacolo finale è un momento importante di restituzione ma la parte più interessante è l’esperienza del laboratorio; qui, attraverso giochi ed esercizi in cui uso prevalentemente il linguaggio corporeo, emergono le esperienze e i vissuti di tutti; con le improvvisazioni esse sono riviste e trasformate e gli attori diventano autori stessi».

La storia di Alì, fuggito da Kabul negli anni novanta, è stata l’ispirazione e ha molti punti in comune con quelle dei partecipanti; secondo la regista essa è «paradigmatica perché richiama la storia di migliaia di ragazzini che ogni giorno sono costretti a lasciare il proprio Paese. Quello che mi ha colpito, oltre al racconto del viaggio, è lo sguardo che Alì ha sul mondo, uguale allo quello tenace, dignitoso, aperto e carico di speranza di tanti altri migranti che ho conosciuto; questo dovrebbe indurci a riflettere, a cambiare il nostro punto di vista, a ritenere il fenomeno migratorio come un’opportunità per ripensare al nostro modello sociale. Tutti noi siamo fagocitati dalle piccole e grandi incombenze quotidiane e perdiamo quella luce negli occhi, quel piacere di godere di ogni attimo che trovo in molte persone “viaggianti”. Quella raccontata è un’unica vicenda comune, ricca di dolore ma soprattutto di speranza. Dice Alì nel libro In fondo è come se raccontassimo tutti un’unica storia, quella che, oltre l’ostacolo, fame dolore e paura svaniranno, basta solo sollevare un piede e volare di là». Tra le due repliche è previsto un aperitivo condiviso. L’entrata è libera con prenotazione all’indirizzo segreteria.luminanda@gmail.com, dati i posti limitati.

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