L’Inferno di Dante è un manicomio al Volta

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Avrebbero voluto riaccendere nuove luci, di teatro e di arte, in un luogo che fu spazio di sofferenza e di reclusione, ma non è stato loro concesso. Non hanno però rinunciato e lanceranno il loro messaggio, tra letteratura e realtà, venerdì 9 giugno alle 20, nel cortile del liceo classico Volta di Como. Sono gli studenti del laboratorio teatrale dell’istituto superiore cittadino che saranno protagonisti dello spettacolo L’inferno dei viventi. Diretti da Giuseppe Di Bello, di Anfiteatro, trenta studenti saranno in scena, per raccontare la terribile realtà del manicomio, in una chiave particolare.

Giuseppe Di Bello

«I ragazzi non saranno da soli – spiega Di Bello che da oltre vent’anni collabora con il Volta per il laboratorio, coordinato dalla docente Ornella Marelli – Con loro ci saranno gli allievi del Corso avanzato di teatro delle Scuole del Teatro Sociale di Como e l’attore professionista Marco Continanza. Un cast composito per una prova che vuole essere corale». Anche l’ispirazione per questa drammaturgia è venuta da più stimoli, lontani solo in apparenza. «Nel contesto scolastico – continua il regista – si è scelto di approfondire la conoscenza dell’Inferno di Dante Alighieri. Non ci siamo però accontentati di una rilettura tradizionale e abbiamo cercato un legame forte con la realtà. Da qui, l’idea di rappresentare L’inferno dei viventi, ovvero la reclusione manicomiale. Pensare agli spazi dell’ex manicomio San Martino è stato naturale». Ecco che, dal viaggio oltremondano del Sommo Poeta, senza tradirlo, si passa all’incubo della malattia mentale e della condizione di pazienti psichiatrici, prima della Legge Basaglia. In un’alternanza tra scene corali e racconti tratti da storie vere, gli interpreti ci condurranno in altri giorni: quello dell’elettrochoc, degli psicofarmaci, della lobotomia.

A dare “luce” alla cupa realtà, un Virgilio speciale, (l’attore Continanza) nelle vesti del grande innovatore Franco Basaglia. Ci sono anche due curiosità nella genesi del progetto. «Ci ha colpito una nuova tesi secondo cui Dante sarebbe stato depresso nel momento della vita in cui decise di comporre l’Inferno. In più, dialogando con il poeta Mauro Fogliaresi (lo spettacolo trae infatti molti benefici dalla collaborazione con l’associazione Oltre il giardino onlus, da lui fondata ndr) abbiamo scoperto che uno degli ultimi pazienti del San Martino era un certo Papini che, credendosi Dante in persona, girava per Como scrivendo terzine dantesche sui muri. Una singolare coincidenza!». In questo bel progetto, che, come assicura la professoressa Marelli, ha profondamente coinvolto tutti gli studenti, c’è un neo. Purtroppo, l’ex azienda ospedaliera Sant’Anna, proprietaria dell’immobile e del parco ha negato l’accesso all’ex ospedale psichiatrico comasco. «Avremmo voluto portare il pubblico nel parco del San Martino – spiega Di Bello – ma ci è stato vietato per motivi di sicurezza. Non siamo neppure riusciti ad accedere all’archivio, oggi a Lodi, contenente oltre quarantaduemila cartelle cliniche. È un peccato e una rinuncia che penalizza non solo lo spettacolo, ma anche la memoria di un capitolo delicato della nostra storia cittadina». Speriamo che, in futuro, sia possibile ripensare al divieto e portare lo spettacolo nei luoghi per cui era stato pensato. Intanto l’appuntamento è al Volta con ingresso libero.

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