Laura Curino è La diva della scala alla Piccola Accademia

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Carismatica, autoironica e poetica. Simbolo di un modo di vivere e fare il teatro che ha rivoluzionato le scene, superando il confine tra palco e realtà. Si parla di Laura Curino, autrice e attrice torinese che sabato 21 ottobre alle 21, sarà sul palcoscenico della Piccola Accademia di via Castellini, 7, a Como. L’occasione è importante, per molti motivi. Prima di tutto, la presenza di una personalità nota a livello nazionale renderà ancora più bella la festa per l’inaugurazione della stagione organizzata da TeatroGruppo Popolare. Il cartellone, che va sotto il titolo Il teatro e Margherita è realizzato con il sostegno di Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto Connessioni controcorrente. Nello specifico, per questa prima, il pubblico potrà applaudire Curino in un suo nuovissimo lavoro, il monologo di ispirazione autobiografica La diva della scala.

Deposizione dalla croce del Rosso Fiorentino, Pinacoteca di Volterra (1521)

Signora Curino, eccola di nuovo a Como, qualche mese dallo spettacolo su Margherita Hack, visto al Sociale. Questa volta, alla Piccola Accademia, proporrà un monologo sul teatro e sulla sua storia personale…
Sì. È un testo nuovo, fresco fresco di rodaggio. Racconto una storia cui afferiscono più livelli. C’è la vicenda personale di Laura Curino che, da bambina, concepisce il sogno del teatro e lotta con tutte le sue forze per realizzarlo. E poi c’è la storia del mondo circostante, della Torino difficile degli Anni di piombo, della famiglia e della società che stanno intorno e diffidano di quel sogno, proponendo soluzioni più rassicuranti per il futuro della bambina che sogna.
Insomma, è il racconto del suo amore per le scene?
Qualche anno fa scrissi lo spettacolo Passione, che narrava proprio della mia vocazione teatrale. Qui ho voluto raccontare l’apprendistato. Mi sono posta una domanda di partenza: «Come si fa, se si è ragazzine, nate e cresciute alla periferia delle galassie centrali, a fare e vivere di arte?». Da questo interrogativo, sono partita riflettendo sul percorso compiuto, per parlarne poi al pubblico.
Un cammino certamente non facile dal Villaggio Fiat di Settimo Torinese fino alla scena nazionale…
Non facile ma coinvolgente. Il percorso è racchiuso, nel mio monologo, tra due immagini artistiche. Si parte dalla celebre Deposizione del Rosso Fiorentino. Sullo sfondo del quadro si vede un personaggio che ghigna, pur di fronte a una scena tanto drammatica.
Perché lo ha scelto?
Perché questa figura dal ghigno di disprezzo incarna il cinico, colui che banalizza, che tenta di rovinare sogni e progetti e trova tutto stupido. Ne ho incontrati tanti, con quel sorrisetto malevolo! Poi però il percorso procede e arriva alla Madonna della Misericordia di Piero della Francesca. Una figura meravigliosa, con quel manto che sembra avvolgere chi le si affidi. Mi sembravano le immagini giuste per segnare l’inizio difficile e infine la realizzazione del mio progetto di vita.

Polittico della Misericordia di Piero della Francesca (1445): al centro la Madonna della Misericordia. Museo Civico di Sansepolcro

Quali sentimenti prova al ricordo di quella ragazzina che desiderava stare in scena più di ogni altra cosa?
Provo per lei molta ammirazione, ma sento anche rabbia per i tanti ostacoli che ha dovuto affrontare. Lei voleva solo essere felice e il mondo intorno era ostile.
In che modo?
Erano gli Anni di piombo, gli anni dello scontro ideologico e politico. Si poteva essere accettati solo a certe condizioni. Io invece, pur giovanissima, sentivo che tutto quell’impegno non poteva restare appannaggio dell’élite, ma che sarebbe dovuto passare anche a chi ne era escluso. Capivo che c’era l’urgenza folle di realizzare un sogno e che anche questo poteva essere chiamato impegno.
E poi è arrivato Teatro Settimo…
Come si dice? Se non sei di famiglia, fatti una famiglia! E io ho trovato persone affini a me, un gruppo di sodali che mi ha permesso di realizzare tutto quello in cui credevo, di vivere di teatro e di arte, di salire i gradini di quella scala cui di solito la figlia di un operaio e di una sarta, non può accedere.


Tutto questo vissuto sarà in scena con lei, in questo monologo?
Sì e lo racconterò con molta autoironia, per dimostrare che nulla è impossibile.
Gli impegni di Laura Curino non finiscono qui…
È un periodo molto intenso. Sto scrivendo una storia nuova e bellissima, che parla di disobbedienza e di responsabilità. Continuo l’avventura della direzione artistica al Teatro di Ivrea, recito in L’esecuzione, di e con Vittorio Franceschi. A febbraio riprenderanno le repliche di Calendar girls. In più domani, a Piacenza, riceverò, con Lella Costa, il premio Pulcheria 2017.
È felice di tornare a Como?
Certo, anche perché conosco la passione dei responsabili di Teatrogruppo Popolare e ne apprezzo le proposte.

Biglietti a 15 e 13 euro. Prenotazione obbligatoria. Info e prenotazioni tel.: 3483629564 o e-mail info@teatrogruppopopolare.it. Il sito è www.teatrogruppopopolare.it.

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