La Traviata delle Camelie, lo spettacolo di Riondino e Vergassola al Sociale

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La prima volta che ho incontrato La traviata di Giuseppe Verdi avevo poco meno di dieci anni. Mia madre, melomane fino al midollo, collezionava preziosissimi cofanetti (che allora, come ora, costavano un occhio della testa) di opere liriche, rigorosamente in vinile, di cui andava parecchio orgogliosa. Uno di questi, era (ed è tuttora, perchè di certe cose non ci si disfa di certo) il capolavoro verdiano, in un’edizione Decca del 1981, interpretato da Luciano Pavarotti e Joan Sutherland, accompagnati dal London Opera Chorus e dalla National Philarmonic Orchestra, diretta dal maestro australiano Richard Bonynge. La vicenda di Violetta e Alfredo, ascoltata nel soggiorno di casa mia e seguita febbrilmente sul libretto, mi era parsa davvero struggente e bellissima, ed anche se qualcosa mi sfuggiva e non tutto era comprensibile, intuivo la potenza evocativa delle note, e mettevo in croce il mio maestro di pianoforte perché Sempre libera degg’io folleggiare di gioia di gioia la volevo proprio suonare e cantare uguale, violini e acuti compresi.

Crescendo, l’incontro inevitabile con il punk (prima) e l’indie rock (dopo) mi ha decisamente portato altrove, ma, dal momento che le radici non si dimenticano, ogni volta che mi capita l’occasione di tornare a quelle atmosfere ne approfitto a mani basse. Così, alla vigilia de La Traviata delle Camelie, lo spettacolo di David Riondino e Dario Vergassola, in scena al Teatro Sociale di Como sabato 28 gennaio, raggiungo telefonicamente l’attore fiorentino per avere qualche piccola anticipazione.

«Questo è una sorta di format – mi racconta Riondino – una specie di gioco che io e Dario abbiamo già fatto con diverse opere, come il Don Chisciotte di Cervantes e la Madame Bovary di Flaubert, in cui c’è un personaggio serio, che tenta di raccontare una storia tragica, e un altro che fa il bischero, e che questa storia non la vuole proprio sentire. Nel prologo, si immagina che il ministero della cultura, avendo verificato che il livello culturale nazionale si è molto abbassato, abbia emanato una circolare in cui si obbliga ogni comico televisivo, una volta all’anno, a confrontarsi con un classico dell’Ottocento. A prova di questo, in sala sarà presente un inviato ministeriale che avrà il compito di controllare le reazioni del comico e raccogliere la sua valutazione su quanto ha visto e ascoltato, altrimenti gli verranno cancellati tutti i contratti teatrali e televisivi. In questa occasione, il malcapitato Vergassola è costretto a confrontarsi con la Signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio. Dario vorrebbe fare tutt’altro, magari raccontare barzellette e far battute, ma viene richiamato all’ordine ed è costretto a seguire la storia, entrando in essa e commentandola, per riportarla ai giorni nostri. La vicenda narrata è quella di una prostituta, una escort dei tempi, che si innamora, ricambiata, di un giovane rampollo della borghesia parigina. L’amore, che si intreccia alla dinamica del possesso, al controllo dell’altro sesso, all’autenticità dei sentimenti, alla tensione erotica e al gioco degli equivoci, viene distrutto dal padre del giovanotto, che chiede alla donna di lasciare l’amato, per consentire alla figlia, promessa sposa di un giovanotto di buona famiglia, di convolare a giuste nozze, minacciate dalla sconveniente condotta sentimentale  del fratello. La Margherita di Dumas, a questo punto, decide di chiudere la storia e di allontanarsi, pur continuando ad amare il suo Armando, che non capisce e si dispera, consumato da questo amore che non può continuare, mentre la tisi compromette la salute della sventurata. Per la stesura del testo, il drammaturgo si è ispirato a un personaggio realmente esistito, la cortigiana Marie Duplessis, di cui erano stati amanti lo stesso Dumas e il compositore Franz Liszt, nella Parigi scintillante di metà Ottocento, fulcro artistico e intellettuale dell’epoca. Tutta la borghesia parigina, composta da scrittori, artisti e intellettuali, si circondava di personaggi come lei, donne sensuali e libertine, che sapevano cogliere il meglio di quello che la società poteva offrire».

È proprio al romanzo dello scrittore francese che si ispira la trama della Traviata, musicata da Verdi qualche anno dopo l’uscita dell’opera di Dumas. «La seconda moglie di Verdi, la cantante lirica Giuseppina Strepponi – continua David – aveva avuto una vita sentimentale discutibile e diversi figli illegittimi, motivo per il quale era considerata un’ irregolare, e non era mai stata accettata dalla comunità parmense, in cui il compositore era nato. Verdi scrive dunque una storia che è anche la sua storia, mettendo in musica sentimenti ed emozioni. Nello spettacolo, le arie verdiane saranno cantate dalla bravissima soprano cinese Beibei Li, studentessa ventisettenne del Conservatorio, scoperta dal direttore e violinista Augusto Vismara, che ha curato gli arrangiamenti e sarà presente in scena, accompagnato dal clarinettista Fabio Battistelli e dalla violoncellista Riviera Lazeri. Io leggerò la storia, mentre Dario si cimenterà nelle digressioni e variazioni sul dramma, colorandole alla sua maniera, come si fa quando si è costretti a fare una cosa seria ma si ha anche la libertà di scherzarci sopra. Le tragedie sentimentali sono molto nelle corde di Dario, un tema decisamente congeniale al suo umorismo, che ben si adatta alle relazioni fallimentari tra uomo e donna, in un perfetto stile alla Woody Allen, in cui l’inadeguatezza dell’uno nei confronti dell’altra risultano irresistibilmente divertenti. Questi personaggi dal carattere forte e passionale ne combinano di tutti i colori, passano dall’esaltazione alla disperazione, dall’accettazione al rifiuto, dalla rabbia al perdono, in costante equilibrio precario tra avvicinamento e lontananza. A quei tempi, come oggi, le relazioni erano straordinariamente difficili».

Prima di salutarci chiedo a Riondino quali siano i suoi progetti futuri, nell’attesa di vederlo a teatro sabato sera.

«Insieme a Vergassola sto lavorando a qualcosa di nuovo, di cui ora non possiamo dire nulla ma che sveleremo prossimamente. Per il momento, non vedo l’ora di tornare su quel ramo del lago di Como, di cui ho un ricordo bellissimo cinque o sei anni fa, io e Dario abbiamo proposto, in questa stessa chiave, una lettura dei Promessi sposi al Teatro della Società di Lecco. In quell’occasione ci fu un pubblico molto numeroso, che ci accolse con grande entusiasmo, in un’atmosfera coinvolgente e stimolante. Speriamo di replicare questa meravigliosa esperienza.»

Biglietti a partire da 13 euro.

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