La sottile arte del mentalismo: Francesco Tesei a Como

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Arriva a Como per la prima volta sabato 12 novembre al Teatro Sociale con The mind juggler, uno show che porta in giro da sette anni e che è stato visto da un numero incredibile di spettatori in tutta Italia, più di 100mila. È Francesco Tesei, diventato celeberrimo grazie alla trasmissione di Sky Il mentalista che ha mostrato il suo stupefacente talento. Tesei “legge” nella mente degli altri, “prevede” le loro risposte e le loro mosse, “costringe” gli altri a fare quello che vuole lui. Le virgolette sono importanti, perché in realtà Francesco non fa niente di tutto questo anche se, a uno sguardo superficiale, può apparire così. Ne parliamo proprio con il mentalista.
Magia? Poteri psichici? Telepatia?
Assolutamente no, in tutto quello che faccio non entra in gioco – e sottolineo che si tratta di un gioco che faccio con il pubblico – nessuna componente paranormale. Per definire cos’è un mentalista direi che bisogna immaginare di prendere un illusionista, un esperto di comunicazione e uno psicologo in un unico recipiente: li frulli assieme aggiungendo un dito d’alcol ed ecco un mentalista. Scherzi a parte, la mia è semplicemente una forma di illusionismo un po’ più matura.

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Gli inizi sono stati proprio da prestigiatore.
Sì, e non conosco altri mentalisti che non abbiano avuto un percorso simile al mio. Di comune c’è il desiderio di divertire il pubblico lasciandolo a bocca aperta, ma l’illusionista lo fa facendo apparire oggetti o piccoli animali, realizzado trucci stupefacenti. Ti tarsporta in un mondo di fiaba facendoti credere che le persone possano volare, o essere tagliate in due e ricomposte. Io, invece, pongo delle domande diverse: quanto siamo condizionabili? Quanto siamo prevedibili? Esiste davvero una realtà oggettiva o c’è solo la nostra soggettività?
Detto così potrebbe apparire perfino serioso.
R: In realtà io sono molto autoironico e, poi, io gioco con gli spettatori, non contro di loro. C’è un sottotesto interessante nel mio spettacolo: cerco di mostrare quelle risorse che la nostra mente già possiede e che bisogna imparare a saper utilizzare.

E come reagisce il pubblico?
Quello femminile molto bene, perché si parla anche di intuito che è una risorsa che una donna abbraccia spontaneamente. Gli uomini, invece, sono, o meglio, vogliono apparire più razionali e nel pieno controllo di tutto, sono un po’ più diffidenti. Alla fine tutti si convincono a giocare, anche perché alla fine ne escono con una certezza: ognuno di noi è molto più di quello che pensa di essere. E scoprono quante illusioni la nostra mente crea dentro noi stessi.
In questo gioco di scambi, dopo sette anni di repliche, anche dal pubblico ci sarà stato molto da imparare.
Assolutamente. Io amo incontrare gli spettatori dopo, per ringraziarli e così mi accorgo che anche se lo spettacolo è stato lo stesso per tutti, in pratica è come se ognuno avesse visto il suo, ognuno coglie sfumature differenti. E, dopo tutti questi anni, sono felicissimo di portarlo in scena a Como, città che non conosco e dove non vedo davvero l’ora di esibirmi.

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A proposito di previsioni, e il futuro?
Nel mio c’è un nuovo spettacolo, The game, che ha appena debuttato e che affronta il tema della fortuna, mettendone in discussione l’esistenza. Esiste davvero o siamo noi che la creiamo? Spero di portare anche questo a Como.

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