La Milano nebbiosa di Pasolini prende vita al Franco Parenti

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La mia prima volta al Teatro Franco Parenti non poteva andare meglio: la sala intima, le poltrone rosse, i due attori che fanno per dieci e uno spettacolo intenso.


La sceneggiatura pasoliniana de La nebbiosa è resa in maniera decisamente efficace da Stefano Annoni e Diego Paul Galtieri che, da soli, impersonano tutti i ruoli e trasmettono la paura, il disagio, la sfrontatezza, la rabbia e la speranza di ognuno dei Teddy Boy. La loro interpretazione, molto fisica, colpisce il pubblico che pare rapito dalla storia. La batteria, dal vivo, accompagna le esibizioni canore che fanno immergere lo spettatore nell’atmosfera degli anni Sessanta.
La scenografia, essenziale, rende perfettamente l’idea delle ambientazioni, dei cambi di scena e delle atmosfere che mutano: il night dove ha inizio e fine la storia, la villa dove il gruppo irrompe e festeggia la notte di Capodanno, le strade della Milano nebbiosa che i ragazzi, affamati di vita e di ribellione, sembrano voler divorare e conquistare.


Non sanno ancora a cosa andranno incontro ma la “barbona” e l’“ambiguo” profetizzanno una fine drammatica. A raccontare la loro storia è il giovane fratello di uno dei protagonisti, che nei confronti di tutti loro prova ammirazione mista a timore: proprio lui sarà protagonista involontario del tragico epilogo.
Non si può uscire dal teatro senza essere profondamente colpiti da uno spettacolo come La nebbiosa, non si può non applaudirne tutti gli artefici, gli attori e il regista Paolo Trotti.

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