Intervista a Eleonora Moro per Così fan tutte

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Eleonora Moro

Eleonora Moro

L’opera partecipata è entrata, di diritto, anche nella Stagione Notte del Teatro Sociale di Como. Dopo la applaudita Prima giovani, giovedì 6 ottobre, alle 20.30, nell’attesissima grande serata di debutto della sala comasca, con il Così fan tutte di Mozart – Da Ponte, diretto dal regista Francesco Micheli, sulla scena non ci saranno soltanto i cantanti professionisti accompagnati dalla formazione strumentale. Tornano a provare l’ebrezza del palco anche i quaranta giovani comaschi (venti ragazze e venti ragazzi) selezionati nella scorsa primavera per partecipare all’allestimento operistico in un progetto, Opera Lombardia, di cui Como è capofila. Per mesi, i ragazzi scelti tra i novanta iscritti ai provini, hanno lavorato intensamente, per creare uno spettacolo nello spettacolo. A guidarli c’è Eleonora Moro, regista, autrice e attrice cremonese, attiva anche nel nostro territorio (ha firmato anche la regia di spettacoli nati a Como, come Barbablù 2.0 della compagnia Teatro in mostra). «Il progetto che stiamo realizzando – spiega la preparatrice – è importante e coinvolgente. Ho curato dei laboratori teatrali analoghi a Como, a Brescia, Cremona e Pavia. Parlare di Como e della prima del Sociale è emozionante, perché i ragazzi comaschi sono i primi a debuttare in scena».
Cosa faranno dunque questi marziani atterrati sul palco?
Non si tratta né di cantanti né di comparse. Insieme abbiamo condotto dei laboratori teatrali, per dare vita a un innesto originale, nell’opera mozartiana. Il gruppo è protagonista per rappresentare quella scuola degli amanti di cui parla anche il titolo. Il ruolo dei miei allievi sarà quindi prevalentemente attorale e per nulla secondario.

Un momento della preparazione dei non attori

Un momento della preparazione dei non attori

Va detto, infatti che il gruppo sarà in scena per tutto l’allestimento. Inizialmente, a essi saranno mescolati i quattro protagonisti dell’opera. Poi avranno il ruolo di pubblico, una sorta di coro che con azioni, interventi, movimenti scenici offrirà dinamismo all’azione.
In accordo con Francesco Micheli, abbiamo realizzato una regia nella regia, portando il teatro nell’opera in proporzioni maggiori rispetto alla tradizione. Anche i cantanti hanno lavorato per una maggiore consapevolezza scenica e per lo scioglimento delle tensioni. In più, un’opera che si svolge al chiuso, in una dimensione intima, viene qui scardinata e aperta. Si è lavorato per un allestimento non estetico ma di contenuto, capace anche di provocare il pubblico.

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Chi sono questi giovani coraggiosi?
Il gruppo è eterogeneo. Ci sono musicisti, aspiranti attori ma anche persone completamente a digiuno di teatro e opera. La loro età va dai 18 ai 24 anni e i curricula sono diversi. Ci sono anche stranieri. Tutti si sono buttati nell’impresa, superando le riserve e mettendosi in gioco. Il gruppo comasco è stato il più disponibile al dialogo e allo scambio di opinioni su temi delicati come la riflessione sui generi, l’identità personale e altro. Si è creata una bellissima atmosfera che ha portato tutti ad appassionarsi all’opera. Un risultato meraviglioso.

(Foto di Alessia Santambrogio)

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