Infiniti applausi per Sconfinati destini

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Meritato successo ieri sera al Teatro Sociale per Sconfinati destini, lo spettacolo organizzato dall’associazione Kibaré onlus per finanziare i suoi progetti di cooperazione internazionale in Burkina Faso. Perché c’è chi aiuta gli africani a casa loro. E sa quanto è difficile farlo. E constata, non senza amarezza, quanto il percorso sia infinito.

Non lo è quello delle Storie di vita in cammino, quelle che si sono fermate qui, a Como. E gli stessi operatori non vedono perché non aiutarli anche qui (perché ci sono persone che aiutano le persone, sempre, comunque, ovunque).

E ieri, per la prima volta, i migranti sono saliti sul palco più prestigioso della città. Otto ragazzi che arrivano dal Senegal, dalla Costa d’Avorio, dalla Nigeria, dall’Etiopia e dal Congo. Ha detto bene Olivia Piro, introducendo questa straordinaria serata: «Non sono professionisti, ma per noi qui non c’è nessuna distinzione come non c’è stata in questi mesi di prove».

Olivia Piro parla alla platea gremita del Teatro Sociale

Sono stati presi sotto l’ala protettrice di Giuseppe Adduci di TeatroGruppo Popolare che ha allestito una narrazione punteggiata dalle canzoni dei Sulutumana, sempre pronti a mettersi in gioco per le buone cause, e dalle musiche da film del Cécile Ensemble.

Gian Battista Galli e Sulutumana

Ma questo quartetto tutto al femminile ha scelto la strada della contaminazione interagendo con i Sulu fin da Ananji, il primo pezzo. E che dire della classica Tammurriata nera che Gian Battista Galli intona interrompendo le chiacchiere dei migranti a bordo di una nave fatta di sogni?

Un’ora e mezza di musica e parole, di canti, di balli, di riflessioni come quelle che hanno introdotto l’evento: «Io quando sono nato ero nero, tu eri rosso. Quando ho freddo resto nero. Tu diventi blu. Quando ho paura sono sempre nero, tu diventi verde. E poi dici a me che sono di colore?».

E poi tutto si mescola, colori, parole, musiche, senza confini, e il Teatro Sociale per un’ora e mezza diventa un mondo. Diventa il mondo.

(Foto di Andrea Butti)

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