Il Sociale vince la scommessa di Fedra

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Fabrizio Falco e Laura Marinoni nel cubo

Ieri sera è andata in scena al Teatro Sociale di Como Fedra, spettacolo tratto da un dramma di Seneca, per la regia di Andrea De Rosa. La trama di Fedra è semplice, ma potente. La moglie di Teseo (Fedra per l’appunto) nutre un’insana e incestuosa passione per il figliastro Ippolito, che al contrario ha deciso di preservarsi casto e detesta tutte le donne. Il contrasto tra l’impeto della matrigna e il rigore non meno feroce del ragazzo porterà inevitabilmente alla tragedia.
Non si tratta di un dramma semplice da rappresentare. Seneca mette in bocca ai suoi personaggi dei lunghissimi monologhi, retoricamente molto elaborati, che esprimono tutte le torsioni del loro animo. Mettere in scena Fedra è una vera e propria scommessa teatrale.
La prima cosa che salta all’occhio, prima ancora che gli attori abbiano iniziato a parlare, è la scena. Un grande cubo dalle pareti trasparenti, attorno a cui sono disposti microfoni, maschere neutre e (tocco che ho adorato) delle piccole sedie bianche, eleganti, da salotto vittoriano o da casa delle bambole, che in modo evidentissimo ma indefinibile accrescono il senso di claustrofobia che aleggia sul palcoscenico. Il cubo è illuminato in maniera spietata. Al suo interno, gli attori sembrano dei casi clinici giunti al tracollo. Per il resto, invece, il palco è quasi buio. Scena, cambi luci, movimenti degli attori. La regia di De Rosa è perfetta. Senza nulla di spettacolare o smisurato, semplicissima. Eppure ogni elemento ha un peso enorme, ogni dettaglio si fa carico di tensione.

Anna Coppola

Laura Marinoni e Luca Lazzareschi

Gli attori sono tutti di alto livello. La recitazione è tanto intensa da diventare, a tratti, quasi straniante. Piuttosto che “naturalizzare” la retorica del testo la si accentua. Grazie anche all’uso della musica Fedra (Laura Marinoni), Ippolito (Fabrizio Falco) e un terzo personaggio (indicato nel programma semplicemente come Una ragazza, e interpretato da Tamara Balducci) si trasformano in figure patologiche, ossessionate, tra le quali non può esserci mai un vero dialogo, ma solo uno scontro.
A parer mio (naturalmente chiunque potrà non essere d’accordo) a tratti questa scelta finisce per “caricare” troppo il testo, rendendolo più faticoso da seguire, soprattutto nella prima parte, fino alla tentata seduzione di Ippolito. Si tratta dell’unico neo dello spettacolo, che si annulla a partire dall’entrata in scena di Teseo (un memorabile Luca Lazzareschi), inizio del crescendo che porterà al tragico epilogo.
Ma l’interpretazione forse più potente è quella di Una Dea, interpretata da Anna Coppola. Se Fedra, Ippolito, Teseo e la Ragazza sono preda delle loro passioni, la dea è un personaggio più ambiguo. In bilico tra distacco e dolore, tra crudeltà e orgoglio, apre e chiude lo spettacolo dando definitivamente voce al caos che regna dentro i personaggi come nel mondo; l’uomo, sembra dirci, è intrappolato dentro sé stesso, soverchiato da potenze che non è in grado di capire (e poco importa che le consideri divinità o pulsioni nascoste). La scommessa è stata vinta: Fedra è uno spettacolo potente ed emozionante, e merita assolutamente di essere visto.

(Foto di Mario Spada)

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