Il pubblico del Sociale accoglie le Nina’s Drag Queens

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Sabato sera il Teatro Sociale si è illuminato dei colori delle Nina’s Drag Queens, andate in scena con Il giardino delle ciliegie per la stagione Trasformazioni. La regia è di Francesco Micheli, già acclamato pochi mesi fa qui a Como per la direzione del Così fan tutte.

Prima di quest’esperienza il mio contatto con le drag queen si era limitato a maratone notturne di Rupaul’s drag race e una scintillante rappresentazione di Priscilla: queen of the desert, quindi non vedevo l’ora di trovarmi finalmente a stretto contatto con questo mondo.

Ad accoglierci appena entrati in sala è una figura in tailleur verde a stampa floreale che troneggia sul palco e con movenze aliene e un marcatissimo accento slavo introduce i protagonisti, una famiglia aristocratica russa sommersa dai debiti e costretta a vendere il proprio inestimabile giardino, proprio come nel dramma di Čechov da cui tutto prende spunto.

Compaiono quindi le altre attrici (Alessio Calciolari, Gianluca Di Lauro, Sax Nicosia, Stefano Orlandi, Lorenzo Piccolo e Ulisse Romanò) e da qui la vicenda procede sconnessa, a brevi dialoghi si alternano momenti di ballo e di lip-sync (con scelte musicali che spaziano da Tchaikovski a rendition in russo dei Beatles), si passa da interventi in dialetto napoletano a un apprezzatissimo inserto in comasco, il tutto sotto una costellazione d’argenteria (realizzata dagli studenti dell’Acccademia di belle arti di Brera) che pende inesorabile sulle teste dei personaggi come un’enorme spada di Damocle. Tutto è esagerato, tutto è oltre, ma date le premesse ce lo si poteva aspettare.

A soprendere davvero è invece la coesione del gruppo sulla scena: si è abituati a pensare a questi artisti come a dive che farebbero di tutto pur di avere l’esclusiva sull’attenzione del pubblico, qui invece le velleità da solista lasciano il posto a un’esibizione corale in cui ognuno costituisce una parte fondamentale del complesso narrativo. A turno hanno tutte il loro momento sotto i riflettori, mentre le altre diventano quasi parte della scenografia e producono effetti sonori d’accompagnamento.

Non c’è lieto fine né risoluzione, il giardino viene venduto e il palco rimane vuoto, salvo per la sconsolata governante della famiglia, che chiude lo show su una nota pessimistica. Appunto forse superfluo ma che mi ha lasciato un sorriso: guardandomi intorno ho visto persone d’ogni etá, che han saputo lasciarsi coinvolgere dallo spettacolo senza pregiudizi e che ho poi visto scherzare e conversare amabilmente con gli attori i quali, terminata la rappresentazione, si sono messi a disposizione della folla.

Un’accoglienza tanto positiva non era da dare per scontata, considerata la natura fortemente innovativa del progetto proposto, ma il caloroso applauso finale dissipa ogni dubbio circa la riuscita della performance. Dal mio punto di vista, questo è segno che la nostra Como, checchè se ne dica, diventa giorno per giorno piú aperta e tollerante.

1 commento

2 aprile 2017 alle 21:05

grazie Sara
una bellissima critica, credo che tu abbia colto perfettamente il senso dello spettacolo.
un saluto affettuosissimo a tutti ……..dalle Nina’s
e arrivederci su altri palcoscenici
“Dina”

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