Il Macbeth rigoroso di Branciaroli

il-macbeth-rigoroso-di-branciaroli
0 544

È un Macbeth livido, destrutturato, a tratti minimalista, che restituisce tutta la forza all’importanza del testo, quello che Franco Branciaroli ha portato in scena (accompagnato da scelte a loro modo coraggiose) per due sere al  Lac di Lugano, per il secondo appuntamento con il Focus su William Shakespeare. Non era facile dire qualcosa di nuovo su una delle opere più note e rivisitate del bardo inglese, ma Branciaroli, consapevole delle difficoltà dell’impresa, ha saputo mantenersi equidistante dal rischio di risultare esageratamente enfatico, o peggio, dare vita a pericolosi stravolgimenti della drammaturgia.
TEATRO SOCIALE CENTRO TETRALE BRESCIANO MACBETH
Ecco quindi una scenografia scura, monocromatica e priva di orpelli, rivelare entrate e uscite a incastro che paiono talvolta scatole a sorpresa dalle quali spuntano verità, dubbi, follia e paura. Poi cambi di scena con sipari a ghigliottina, velature e luci in secondo piano che donano una consistenza spettrale ai personaggi, gli stessi che si “muovono” quasi esclusivamente attraverso la potenza sconvolgente delle loro parole, asciutti, quasi statuari e fotografici nel testimoniare l’ineluttabilità della tragedia, spettatori inconsapevoli, creature normali destinate a fare i conti con le proprie nefandezze tra pavidità e perdita di umanità.

Franco Branciaroli e Valentina Violo

Franco Branciaroli e Valentina Violo

La tragedia viene volutamente spogliata dall’emotività del suo incalzare distruttivo, per raccontarne in una serie di bellissimi quadri (che arrivano a ricordare la pittura olandese di Rembrandt e Vermeer), la banalità, e diventare in primis un monito sulla seduzione del male e rivelarne nel contempo, e con una certa dose di autoironia, anche il sottile aspetto tragicomico. L’azione diventa cornice, lente di ingrandimento, proiettore, a favore del testo magnifico, complesso e immortale della tragedia shakesperiana. La maestosità delle parole aleggia potente nel tono declamatorio di Branciaroli (ovviamente abilissimo nel portare sul palco le sue riconosciute e impeccabili varietà di registro vocale) che evita sottilmente, da attore e regista esperto qual’è, di scofinare nel lezioso, per omaggiare con la dovuta e rispettosa incisività il componimento del gigante della drammaturgia. In alcune delle scene fondamentali, tra le quali i celeberrimi monologhi di Lady Macbeth e le profezie delle streghe, il testo è proposto nella versione originale (con sopratitoli in italiano), a ribadire l’intenzione di porre l’opera stessa al centro della rappresentazione sottolineandone le intenzioni primarie e i contenuti.

macbeth-4

La crudeltà priva di emozioni, il demone tentatore e manipolatore, la sfrenata ambizione di Lady Macbeth, emergono solo in parte dall’interpretazione della pur brava Valentina Violo, fredda e distaccata quanto serve e cinica come la voleva Shakespeare, ma forse più a suo agio nel dare voce alla follia visionaria che condurrà il suo personaggio alla morte. Branciaroli nel finale è pronto a firmare l’intensa rappresentazione con le celeberrima battuta che lascia emergere integralmente il profondo disagio esistenziale dello sventurato protagonista: «La vita è solo un’ombra che cammina, un povero attore che si pavoneggia e si dimena durante la sua ora sul palcoscenico, dopodiché non si sente più nulla. Una favola narrata da un idiota, piena di rumore e furia, che non significa nulla». L’epilogo ci consegna un Macbeth rassegnato, debole, sfibrato, perfino annoiato, dalla consapevolezza che «quel che è fatto è fatto», e il suo continuare a esistere sarebbe privo di scopo, eccolo quindi consegnarsi in un gesto liberatorio, definitivamente perduto, alla spada di Macduff.

Lascia un commento