Il giardino delle drag queen al Sociale

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Un grande classico del primo Novecento viene riletto in chiave alternativa tra sorriso e pianto. Va in scena, sabato 1 aprile al Teatro Sociale, di Como, Il giardino delle ciliegie, una rilettura particolarissima del dramma di Anton Cechov Il giardino dei ciliegi. A proporre la pièce sarà il gruppo Nina’s Drag Queens, che lo produce insieme a Atir Teatro Ringhiera. La regia è firmato da Francesco Micheli, personalità nota al pubblico Comasco. Ci racconta lo spettacolo Gianluca Di Lauro, che recita, in panni femminili, con Alessio Calciolari, Sax Nicosia, Stefano Orlandi, Lorenzo Piccolo, Ulisse Romanò.

Il celebre lavoro di Cechov viene riletto en travesti. Perché questo testo e con quali obiettivi?
La scelta del Giardino dei ciliegi di Cechov è frutto del desiderio di confrontare la nostra poetica con un classico del teatro dopo un lungo corso di sperimentazioni sul genere della rivista. Francesco Micheli, regista e direttore artistico della compagnia sceglie quest’opera, affascinato dall’assonanza di un mondo, quello della famiglia di Ljuba, che diviene precario, in bilico tra un passato dissolto e un futuro incerto, e la precarietà dei corpi delle drag queen, dalle propaggini maschili precariamente poggiate su tacchi vertiginosi.

Si percorre la strada della comicità dolceamara che già Cechov attuata con i suoi vaudeville?
Esattamente, la nostra nota dissacrante e ironica si è rivelata particolarmente adatta a restituire il carattere di vaudeville desiderato da Cechov e forse troppo spesso dimenticato nelle messe in scena del Novecento caratterizzate invece da un prevalente tono tragico. I personaggi di Cechov sono intrisi di contraddizioni talora grottesche e si susseguono con leggerezza nonostante gli eventi della trama portino verso la tragedia.

Il Giardino è metafora del mondo bello e irrimediabilmente perduto dell’infanzia e della bellezza. Rappresenta però anche l’eterno femminino. Come viene letta nella pièce questa immagine?
Il Giardino è fortemente presente nell’impianto dello spettacolo. Le scene e i costumi furono progettati e realizzate dagli studenti del biennio di specializzazione in scenografia e costume dell’Accademia delle Belle Arti di Brera. Le protagoniste si muovono su una corteccia che delimita gli spazi interni ed esterni, sulle loro teste una moltitudine di oggetti sospesi che incombono. Il giardino metafora del luogo di purezza, diventa emblema della perdita progressiva di questa ricchezza. Gli uomini, che non vedrete in scena, sono voci che dall’esterno, minacciano l’universo femminile.

Lo spettacolo mostra una forte componente musicale e coreografica che mescola generi e stili. Quale ruolo ha la musica?
Fondamentale. La musica nei nostri spettacoli diventa quasi sempre drammaturgia. Raramente è musica incidentale, piuttosto un necessario sviluppo delle corde dei personaggi, un affondo nel caleidoscopico mondo di ciascuna drag. I generi musicali utilizzati vanno dall’opera lirica al pop e sono scelti, in questo caso, per affinità al personaggio. Le Nina’s amano la commistione dei generi. Le coreografie sono parte importante della coralità dei nostri spettacoli e diventano “danza” ma anche più spesso espressione narrativa.

La scelta del registro espressivo del grottesco esalta i personaggi e la storia?
Sicuramente esalta anche la storia, emotivamente è molto forte passare da una risata alla malinconia in un batter d’ali o, meglio, di ciglia, nel nostro caso. Esporre il lato anche grottesco dei personaggi è stato abbastanza facile con Cechov, e sicuramente già nella sua penna i registri sono sapientemente utilizzati a favore della storia. Nella nostra versione vi sono alcuni tagli drammaturgici resi necessari dalla scelta di raccontare la vicenda solo con i personaggi femminili, tuttavia il senso è preservato e la storia scorre veloce.

Cosa significa lavorare nel progetto delle Nina’s, con Micheli ?
Significa lavorare molto rigorosamente sul senso delle nostre opere, significa affidarsi ad un grande professionista, innovatore della scena contemporanea, ed al tempo stesso essere molto liberi e creativi nella proposta attorale. Francesco ha la capacità di precorrere il lavoro con intuizioni geniali ma la bellezza di lavorare con lui è vedere come questo percorso si arricchisca del contributo di tutti gli artisti coinvolti.

Per il futuro ci saranno altre riletture di classici?
Assolutamente sì! Nel nostro futuro prossimo vediamo un mostro sacro del teatro quale è William Shakespeare, ma non possiamo svelare altro per ora!

Biglietti a 20 euro. Info: www.teatrosocialecomo.it e 031270170.

(Foto di Lisa Conti)

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