Glitter Goldoni con Quelli di Grock: piace la moderna Bottega del caffè

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Nella mia personale scala di valori, quando uno spettacolo inizia con un uomo in completo glitterato corredato di cappello da cowboy che introduce la vicenda passeggiando fra le file della platea, le aspettative per il resto della performance non possono che essere alte. Se poi quello stesso uomo sale sul palco e viene affiancato da soubrette in parrucca rosa stile Scarlett Johansson in Lost in translation, l’asticella si alza ulteriormente. Quando, infine, l’improbabile ensemble inizia a cantare sullo sfondo di uno scenario colorato e luminoso alla Hollywood, posso dichiararmi definitivamente conquistata.  Questa è l’esplosiva prima impressione lasciata dalla compagnia Quelli di Grock, in scena per due sere al Teatro Sociale con La bottega del caffé, riadattamento da Goldoni, per la regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido.


Il resto della rappresentazione non delude le attese. In una sfera atemporale, in parte girone infernale in parte Las Vegas decadente, Ridolfo, affiancato dal logorroico Trappola, affida al giocatore d’azzardo compulsivo Eugenio i pochi risparmi accumulati lavorando alla bottega del caffè per aiutarlo a estinguere i debiti contratti con Pandolfo (l’amabile simil – cowboy in apertura), proprietario del vicino casinò, un vero e proprio “porto per naufraghi disperati”. Eugenio, però, non solo non riscatta il proprio futuro, ma anzi si lascia nuovamente sedurre dal fascino perverso del gioco d’azzardo e dalla retorica persuasiva del Conte Leandro, abbiente scommettitore in azione nella stessa bisca. Nel frattempo le loro mogli Vittoria e Placida si imbarcano in viaggi paralleli alla ricerca dei rispettivi mariti, entrambe in competizione con la ballerina Lisaura per il loro amore, finendo con l’incontrarsi e coalizzarsi contro i meschini consorti.

Il rumoroso Don Marzio, mosso da smania di pettegolezzo, osserva lo svolgersi degli eventi in un angolo, per poi intervenire al solo scopo di creare contrasti.
La recitazione dinamica e sopra le righe degli attori in scena fa da pendant a costumi dai colori sfavillanti, che spesso richiamano il mondo del gioco d’azzardo con motivi a cuori o picche, e a una gran varietà di registri linguistici e dialetti (dal napoletano di Don Marzio al veneto di Lisaura passando per l’italiano balcanizzato di Trappola). C’è ritmo nei cambi di scena, ritmo nelle battute, ritmo nei movimenti dei personaggi, la narrazione fluisce senza intoppi attraverso passaggi seriosi e comici finchè una sequenza onirica, durante la quale i personaggi vengono avvolti da nebbia e luci rosse, segnala il definitivo prevalere del circolo vizioso di corruzione sui tentativi di redenzione di Ridolfo.
Dopo quasi due ore di stacchi musicali suonati dal Khora Quartet, trucchi di magia gentilmente offertici da Leandro, risate e degradazione morale, il sipario si chiude e la sala (piena) risuona di applausi meritati.

Replica mercoledì 12 aprile. Biglietti a 27 euro (platea e palchi), a 19 euro (IV galleria, parapetto), 17 euro (V galleria, parapetto), 15 euro (IV galleria, ranghi) e 13 euro (V galleria, ranghi). Informazioni e acquisto sia in biglietteria, allo 031270170 o sul sito www.teatrosocialecomo.it.

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