Gl’Innamorati di Carlo Goldoni in scena al San Teodoro

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Continua la stagione di prosa al Teatro San Teodoro di Cantù, venerdì 10 marzo alle 21 con Gl’innamorati di Carlo Goldoni, portato in scena da Il Mulino di Amleto in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino, per la regia di Marco Lorenzi, con Fabio Bisogni, Roberta Calia, Andrea Fazzari, Barbara MazziRaffaele Musella e le musiche originali di Davide Arneodo dei Marlene Kuntz.

L’amore è una tematica cardinale nell’esistenza dell’uomo, tale da avere, nel corso dei millenni, catturato il pensiero di artisti, filosofi, psicologi, che hanno tentato di trovare una spiegazione, una ragione o un semplice filo logico a quel turbamento di passioni che almeno una volta nella vita travolge la tranquillità dell’animo umano. Senza la velleità di fornire risposte di qualsiasi sorta, da capace bozzettista sociale quale seppe essere, Carlo Goldoni volle trasporre sul palcoscenico il turbinio amoroso della Venezia dei suoi tempi, cogliendone con acutezza il lato comico e paradossale, e traendo ispirazione direttamente da quanto veramente accadeva per quelle calli e quei campielli, anche se, forse per evitare polemiche, Goldoni ambientò la commedia a Milano. È questa la città dove Eugenia e Fulgenzio combattono le loro schermaglie sentimentali, profondamente innamorati l’uno dell’altra, eppure persi in continui litigi che li allontanano e li avvicinano, fino all’epilogo finale. Questa la vicenda principale della commedia che Goldoni scrisse in pochi giorni nel 1759, e che il regista Marco Lorenzi riporta sul palcoscenico, posando lo sguardo sull’universalità del tema sentimentale.

«In un’epoca così confusa e ricca di maestri, insegnamenti e punti di riferimento – racconta Lorenzi – abbiamo cercato di costruire un ponte, un dialogo con una drammaturgia che ci mettesse veramente in difficoltà e ci facesse porre dei quesiti. Gl’innamorati è un testo di passaggio, funzionale a quella che è stata la grande riforma del teatro operata da Goldoni, con cui ha messo in crisi le maschere della commedia dell’arte, passando dal canovaccio al testo strutturato, approfondendo la dimensione interiore del personaggio. Nell’opera c’è tutto questo, è un esperimento molto interessante, ci ha dato la possibilità di affrontarla come se fosse contemporanea, perchè le temperature emotive e il realismo con cui l’autore tratta i personaggi è fuori dal tempo e per ogni epoca. Infatti, se la forma della commedia risente dello scorrere degli anni, ciò non accade all’umanità da lui raccontata, alla verità delle emozioni e delle relazioni fra i due protagonisti.»

La colonna sonora, composta da musiche originali di Davide Arneodo, ben si adatta all’atmosfera: una sorta di rock cadenzato, che sovente si avvicina ai ritmi dei carillon, in particolare alla melodia del Carnevale di Venezia; un omaggio al mondo settecentesco e alla sensualità che sprigionava.

«Io e Davide ci conosciamo da tempo – riprende il regista – perchè abbiamo già lavorato insieme ad un altro spettacolo. Durante la lettura del testo de Gl’innamorati ho percepito nelle parole una grande vitalità e un ritmo intenso, tali da pensare che ben si adattassero alle atmosfere rock in cui vive un musicista come lui, ed è stato naturale chiedergli di scrivere qualcosa che calzasse alla perfezione con la pièce teatrale»

A livello drammaturgico, Lorenzi opera una limatura del testo e dei personaggi, eliminando alcune figure minori, a tutto vantaggio della scorrevolezza della trama, e senza pregiudicarne il senso. A livello linguistico, è interessante il lavoro compiuto sul testo, che solo in parte mantiene il linguaggio originale, optando, in maggioranza, per un italiano contemporaneo. Una scelta intelligente, che permette sia di assaporare il Settecento di Goldoni, sia di attualizzare la vicenda ai nostri giorni.

«Abbiamo spazzato via qualunque forma di riferimento scenografico al Settecento – conclude Marco – tentando di riproporre la sintesi di un salotto, con un ring tracciato a terra e una porta, un omaggio alla stanza commune di Goldoni, le cui pareti sono state sostituite dagli attori seduti ai bordi della scena, a testimoniare che tutta questa storia di sentimenti ed emozioni private si svolge paradossalmente in luoghi pubblici, nei quali si corre il rischio di essere costantemente visti, spiati e giudicati, sotto lo sguardo implacabile degli altri, fondamentale per la resa ottimale dello spettacolo. I costumi, invece, richiamano il Settecento, perché ci piaceva l’idea di mantenere un filo teso tra il padre della commedia e noi, un elemento che riportasse al classico, per evitare di appiattire la storia di Fulgenzio ed Eugenia e limitarla ad una piccola esperienza da social o da reality, consegnandole la dimensione di universalità che le appartiene. Il cast è quanto di meglio potessi desiderare, un gruppo affiatato che da diversi anni lavora e sviluppa insieme temi e idee, che cresce e porta avanti un linguaggio condiviso, scoprendo di volta in volta quello che poi portiamo in scena. in questi giorni, oltretutto, siamo alla Corte Ospitale di Rubiera, dove stiamo sviluppando la nostra nuova produzione, il Misantropo di Moliére, che debutterà il 14 marzo.»

Una compagnia giovane, piena di entusiasmo e talento, pronta a cimentarsi con i mostri sacri del teatro classico, presentati in una forma nuova e fresca, mantenendone però la potenza maestosa delle parole e delle suggestioni. Non resta che andare ad applaudirli, questi ragazzi. Sono certa che non ve ne pentirete.

Ingresso 15 euro

 

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