Caino Royale, il vincitore di Teatro (under) 2.0 è di scena al San Teodoro di Cantù

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Nel gennaio di quest’anno il Teatro San Teodoro, rispondendo ad una richiesta avanzata da un gruppo di giovani studenti di Cantù di portare in scena uno spettacolo che li riguardasse, che parlasse di loro e a loro, ha indetto Teatro (under) 2.0, un concorso dedicato agli under 20 attraverso il quale i giovani spettatori hanno potuto candidare uno spettacolo da portare sul palcoscenico canturino all’interno della Stagione di prosa 2016/17. Tra le proposte, grazie alla votazione online aperta a tutti sul sito del teatro, è risultata vincitrice la pièce teatrale Caino Royale, una produzione PEM Habitat Teatrali, scritta da Domenico Ferrari e Alessandro Pozzetti in collaborazione di Riccardo Piferi, con Andrea Bocchicchio, Giovanni Longhin e la regia di Rita Pelusio, che ne ha curato anche la drammaturgia, in scena sabato 6 maggio alle ore 21. Per l’occasione, il teatro mette a disposizione 10 biglietti a 7,50 euro (invece di 15) per coloro che invieranno una mail all’indirizzo maddalena.massafra@mondovisione.org con oggetto Caino.

La vicenda di Caino e Abele, il fratello cattivo e il fratello buono, il reietto e il prediletto, la conosciamo tutti. Ma cosa succederebbe se i due archetipi della storia dell’umanità fossero posseduti della forza sovversiva e corrosiva di due clown? Chi saremmo oggi se Caino non avesse voluto uccidere Abele? E soprattutto: è possibile non essere figli di Caino? Una delle storie più antiche dell’umanità viene qui raccontata leggendola al contrario, come allo specchio, per poterci vedere riflessi dentro, per capire cosa c’è di noi in questa storia, per scoprirne le contraddizioni.

Quello di Caino e Abele è un mito che spiega agli uomini perché sono come sono e fanno quel che fanno, la storia di una fratello che uccide suo fratello per invidia, perché Dio gradisce i sacrifici del secondo e rifiuta quelli del primo. In qualche modo è Dio che spinge al conflitto e gradisce il sacrificio del sangue, ma dietro alla parola Dio non sta qui un oggetto di fede. Vi è simbolicamente qualcosa di molto più terreno, molto più a tragica misura d’uomo, che potremmo chiamare desiderio, invidia, carriera, affermazione di sé, religione, ideologia. La follia è pensare che la vita di un uomo, qualsiasi uomo, fratello o no, sia meno importante del favore di un dio che ci ritagliamo su misura.

Ma cosa succede se ribaltiamo la storia, l’archetipo? Entriamo nel paradosso, nella contraddizione. Diventa la storia di due fratelli di cui uno vuole affermare la volontà di un dio/padre che chiede in sacrificio la vita e l’altro vuole sfuggire all’assurdità di questo destino. Il loro è un litigio continuo, un gioco a odiarsi e amarsi che non ha fine, un fuggire e inseguirsi tra giochi e dispetti, pensieri e risate, alla ricerca di una paternità migliore, un dio più umano, un’umanità più giusta.

Biglietti a 15 euro.

 

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