Bestie di scena, anime nude sul palco per Emma Dante

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Ieri sera un pubblico incuriosito riempiva la sala del Piccolo Teatro di Milano nell’attesa di vedere rappresentato Bestie di scena, diretto dalla pluripremiata regista e drammaturga Emma Dante. A suscitare interesse l’idea alla base dello spettacolo, ovvero porre sotto i riflettori attori completamente nudi, che interagiscono su un palco spoglio e senza comunicare a parole. L’intento è chiaramente provocatorio e si sa che lo scandalo fa vendere, quindi mi ritrovo a far corse disperate pur di accaparrarmi un biglietto (a fondo sala) e vedere coi miei occhi che genere di esibizione può venir fuori da queste premesse. L’apertura è ad effetto: mentre prendiamo posto, lo squadrone dei 14 attori fa esercizi di stretching sincronizzato in tuta da ginnastica, sfondo sonoro solo i tap tap dei loro passi e il brusío in sala. Lentamente, a ritmi scanditi, raggiungono il proscenio, si spogliano, gettano i loro vestiti sudati sugli spettatori delle prime file.

Da qui in poi un susseguirsi di scene senza soluzione di continuità. Sulla base di impulsi dati loro da dietro le quinte, questi corpi fuggono con acrobazie dagli scoppi di veri petardi, ballano seguendo il ritmo di una musica da carillon, sputano acqua per tutto il palco e ci si rotolano, litigano (rigorosamente in dialetto siciliano, marchio di fabbrica della regista).

Emma Dante

Di certo l’impatto è forte, ma il punto è: ci piace o non ci piace? Visivamente, per dirla in termini tecnici, è una bomba. La sensazione è quella di vedere un quadro in movimento, la gestualità degli attori e i giochi di luce ipnotizzano, tutti hanno democraticamente il loro momento di esclusiva e il finale è un’esplosione di ritmi rumori e colori.

D’altro canto l’assenza di dialoghi, trama, scenografia ed effettivi personaggi è destabilizzante, soprattutto se consideriamo che in mancanza di un genere ben definito veniamo sballottati senza ritegno da scene comiche a momenti drammatici. Il lungo applauso che scoppia a rappresentazione conclusa mi dà tempo di guardarmi intorno, oltre agli entusiasti vedo gente che borbotta, qualcuno che sorride, altri che si tengono la testa fra le mani e guardano il vuoto (sì, davvero).

Di fronte ad un responso tanto variegato, l’unica certezza è che la Dante raggiunge pienamente l’obiettivo di turbare e stimolare riflessioni. D’altronde, è anche per questo che andiamo a teatro.

(Foto di Masiar Pasquali)

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