Ariafrit, la realtà tetrale che fa sorridere il cuore

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Incredibile come un arte, come quella più antiche fra tutte e anche quella fra le più importanti, come il teatro venga comunemente messa in secondo, o addirittura in terzo piano, rispetto ad altre tipologie di intrattenimento e spettacolo, forse perché con i tempi che corrono la cultura della popolazione media si è abbassata drasticamente, oppure è capitato un deficit mentale di massa che ha condotto le persone verso una strana attitudine a snobbare, classificando il teatro come un macigno di proporzioni enormi da tenere sulle spalle come peso insopportabile e troppo complesso se non noioso. Io determino questa sbagliata abitudine come un enorme stereotipo che ha preso forma e angolature spinose nel pensiero di chi giudica ma non ha mai sperimentato in prima persona.

Che sia chiaro, non metto in dubbio che ognuno possa avere i suoi gusti, non discuto con nessuno che non possano esserci cose che si preferiscono ad altre, ma l’idea che in alcune grandi città, importanti come ad esempio Roma, Milano o Torino possono esserci fiumane di persone in coda davanti ai teatri più importanti, mentre nelle provincie più piccole spesso bisogna attingere a promozioni e comunicazioni strategiche fantascientifiche per attirare le persone in sala, stride nella mia testa. Certo c’è una buona percentuale, per fortuna, di persone che a queste demenze non prende parte e quando può va in teatro con grande voglia e passione, ma quanti di questi apprezzano le piccole realtà, gli artisti indipendenti e gli spettacoli di meno notorietà e  prestigio, ma spesso di gran cuore?

Ancor più difficile e spinoso il discorso visto dalla parte dell’artista di queste realtà, del teatrante, che fra miliardi di associazioni e gruppi presenti in circolazione contribuisce alla messa in scena di opere di vario tipo , originali e non. Poi ovviamente parliamo di ruoli diversi e di livelli diversi, come per gli attori e i registi che possono essere professionisti o semplici dilettanti o magari una via di mezzo. A loro l’arduo compito di trascinare il pubblico a teatro. Un compito non sempre facile.

C’è una realtà nel comasco che dal 2007 ci prova e lo fa a modo suo, amalgamando la passione per quest’arte alla voglia di stare assieme come gruppo di artisti ma soprattutto come esseri umani, relazionandosi fra loro come una grande famiglia. Un gruppo di persone accomunate da questa voglia di creare, divertire e intrattenere, che fanno del loro tempo e della loro fatica un’onorevole gesto di solidarietà e generosità donando l’incasso delle loro opere ad associazioni a scopo benefico e votate a cause delicate e importanti di vario tipo.

Sto parlando dell’associazione Ariafrit, un gruppo di artisti di diverse fasce di età e di esperienze, sia di vita che artistiche, diverse e varie che, uniformandosi fra loro, danno vita a serate incantevoli e d’intrattenimento per grandi e piccini, il che rende il tutto non per nulla banale, perché da quel poco che so nell’ambito recitativo, saper far piangere una persona forse è molto più semplice che saperla far ridere, è in questo Ariafrit riesce a pieno punteggio considerando la predisposizione alla realizzazione di commedie. Ma qual è il segreto di questa associazione? cosa spinge un gruppo di artisti a dare vita a una realtà indiscutibilmente ricca di passione e divertimento ma anche così impegnativa? Ho incontrato il presidente di Ariafrit dopo aver assistito al loro ultimo spettacolo:  Ladro d’amore, messo in scena al teatro Smeraldo di Montano Lucino.

L’attrice Lucrezia Ceccherelli in fase make up in una foto di backstage

Allora eccoci qui Giuseppe Stincone presidente dell’associazione teatrale Ariafrit. Raccontaci, come è nata la vostra passione e le motivazioni che vi hanno portato a divenire una realtà associativa?
Il nostro gruppo nasce nel 2007  dall’idea di due socie “storiche”: mia moglie Milena e la sua amica Giulia, entrambe già impegnate in attività di solidarietà  all’interno della scuola frequentata dai rispettivi figli. Dopo un laboratorio di teatro scolastico, fu chiaro a entrambe che tale attività poteva aiutare gli “attori per un giorno” a esprimere al meglio le proprie potenzialità, a liberarsi da timidezze e soprattutto a divertirsi insieme, condividendo emozioni e pensieri.  Ecco quindi l’idea: fare solidarietà in un modo un po’ diverso dal solito mercatino, sposando progetti condivisi, tutti insieme, adulti e ragazzi, divertendosi, divertendo il pubblico e soprattutto stando tra amici. Ed è così che nove anni fa cominciammo a preparare la nostra prima commedia, Rumori fuori scena di Michael Frayn. Scoprimmo dopo non molto che la nostra scelta era caduta su un’opera veramente complessa, ma la forza di volontà, la determinazione e la convinzione che ci avevano spinto fin lì, la fecero da padrone e  i risultati di gradimento arrivarono. Ecco che quindi poi decidemmo,  l’anno successivo di formalizzare la costituzione della nostra associazione.

Come mai il nome Ariafrit?
Il nome Ariafrit è frutto dell’idea di Valeria, figlia di Giulia. Questo nome altro non è che  l’acronimo di Adulti e Ragazzi Intenzionati a Far Ridere Tutti. Piacque immediatamente,  perché racchiudeva in sé proprio i principi ispiratori.

La vostra causa è nobile e ammirevole, i vostri spettacoli sono realizzati a scopo benefico. Quali sono le collaborazioni più importanti con cui vi è capitato di avere a che fare fino a ora e perchè?
Una delle nostre priorità, oltre a cercare di aiutare chi è meno fortunato,  è sempre stata arrivare al cuore e alla mente del pubblico, cercando di sensibilizzarlo rispetto ai progetti proposti.  Da qui nasce la scelta sempre di testi di commedie brillanti e di “sollievo” all’animo. Le  associazioni o i progetti sostenuti negli anni sono stati diversi sia in termini numerici che  tipologici. Abbiamo svolto serate a favore del finanziamento di scuole o strutture ospedaliere in Africa, della ricerca in campo oncologico pediatrico, di associazioni operanti a sostegno delle  donne maltrattate, dell’aiuto agli anziani, della prevenzione di patologie cardiologiche dotando di un defibrillatore un istituto superiore comasco e tanti altri. Citandone solo alcuni possiamo annoverare  delle associazioni diventate nostre “amiche”: l’Aism sezione di Como, le associazioni Karibuni, Kibarè, I bambini di Ornella, Qui le stelle, Auser, Amici di Nighistì,  Associazione Bianca Garavaglia, ComoCuore e da cinque anni si è creato un rapporto di speciale amicizia con l’associazione Il sogno di Ale di Cantù, che si occupa di raccogliere fondi per aiutare la ricerca scientifica di cure del sarcoma di Ewing presso lo Ieo di Milano.

L’arte e la passione intesa come recitazione con uno sguardo rivolto alle generazioni future, secondo te quali sono i cambiamenti avvenuti nel corso del tempo in una realtà indipendente come la vostra confrontandola a distanza di decenni?
Diciamo che siamo partiti carichi di tante speranze, ma forse non avremmo immaginato che una tale idea potesse avere così successo. Abbiamo puntato a unire forze giovanili fresche ad altre più mature, cercando in tal modo di compensarci a vicenda, creando come dire, uno scambio culturale e personale.  Devo dirti che noi siamo stati fortunati  perché i giovani che  hanno fatto parte del gruppo fin dall’inizio erano spinti, non solo dalla condivisione dei principi “solidaristici” dell’associazione, ma anche dalla passione per il teatro e la recitazione. Negli ultimi anni ci siamo ulteriormente rinforzati con l’ingresso di altri giovani, disposti a dedicare del proprio tempo, condividendo idee e proponendo nuovi approcci, apportando così nuova linfa all’intera associazione. Spesso è capitato che ragazzi amici dei nostri associati,  dopo aver fruito di nostri spettacoli e conosciuto la nostra realtà, abbiano espresso il desiderio di aiutarci  a qualsiasi titolo.  Per noi è sempre motivo di soddisfazione quando questo accade, è un altro obiettivo raggiunto e non possiamo che ringraziare tutti, anche coloro che spesso lavorano tanto dietro le quinte. C’è anche da sottolineare  con piacere, che sempre più spesso registriamo  giovani in platea. Non potremmo chiedere di più, sensibilizzare le nuove generazioni verso progetti solidali attraverso la cultura è motivo di orgoglio, per una realtà così modesta come la nostra.

In scena gli attori da sinistra Ivano Ciccone, Katia Colombo, Milena Stincone e Giuseppe Stincone

Parlaci del vostro ultimo spettacolo
Il nostro ultimo lavoro s’intitola Ladro d’amore di Valerio Di Piramo, per la regia  di Stefano Andreoli, regista e attore del Teatro Città Murata di Como, nonché insegnante al corso di voce del Teatro Sociale di Como. La commedia racconta di un ladro un po’ estroverso, un ladro che cercherà in tutti i modi di rubare un cuore, magari proprio quello del pubblico. Faremo del nostro meglio per farvi divertire, il debutto del 28 gennaio al teatro Smeraldo di Lucino è stato un gran successo, e il 10 febbraio abbiamo replicato al teatro parrocchiale di Cernobbio con un ottimo seguito.

Molto bene Giuseppe, in una realtà locale come quella lariana, secondo il tuo parere, quali dovrebbero essere i passaggi necessari per un accrescimento culturale e artistico da parte del pubblico?
Vedi Alex, io non sono comasco ma vivo a Como da oltre 33 anni e l’ho vista cambiare e, in alcuni tempi, anche godere di momenti culturali brillanti. Certamente la vicinanza con Milano, permette spostandosi solo di  pochi chilometri, di  godere di qualsiasi tipo di spettacolo o di forma d’arte con ampia varietà di scelta.  Io spero che sempre più i giovani propongano arte a Como, sotto qualsiasi forma, e che si dia maggior risalto anche alle più piccole compagnie teatrali, cinematografiche, di danza o musicali. Soprattutto che le istituzioni aiutino tali realtà che con il proprio operato, giornalmente, sostengono altre realtà e contemporaneamente impegnano i giovani soci in attività costruttive, ricreative e formative della persona, stimolando altri giovani del  territorio a  fare arte, a  fare cultura.

È stato un piacere conoscervi e aver fatto questa intervista. Per ultima cosa  te la senti di lasciare un messaggio ai giovani aspiranti artisti che vogliono cimentarsi in questa arte che è la recitazione?
Siamo noi a ringraziarvi per questa opportunità di farci ulteriormente conoscere. Ai giovani dico solo di coltivare i propri sogni, le proprie passioni, ma  di farlo  sempre con impegno e serietà. Fare teatro aiuta a crescere, ti mette in gioco, ti fa superare ostacoli che mai avresti potuto immaginare. Certo  richiede un lavoro costante e magari  un po’ di sacrifico, ma poi rende molto di più di quanto ci si possa immaginare. La cosa importante è dedicarsi come se si fosse dei veri professionisti pur non essendolo, non prendendosi mai troppo sul serio e cercando di divertirsi. Se poi come è stato per noi, viene fatto anche con lo scopo di aiutare altri, fare teatro si accresce di un ulteriore valore aggiunto. Per chiudere vorrei dire che c’è  oggi sempre più bisogno di essere solidali con il prossimo, così come di regalare un sorriso, noi cerchiamo di farlo con la nostra attività ed ogni volta che riusciamo ad arrivare al pubblico ci sentiamo gratificati e scordiamo tutti i  sacrifici e l’impegno profuso. Il nostro motto è «Piuttosto che niente, è meglio… piuttosto». E volevo dirvi a nome di tutti gli Ariafrit che se dopo un nostro spettacolo vi siamo piaciuti ditelo in giro, altrimenti… fatevi i fatti vostri!

Così saluto Giuseppe e torno a casa riflettendo su quanto ho vissuto e quali siano le mie riflessioni merito a quanto ho visto e provato dopo lo spettacolo. Per questioni di tempo purtroppo non riesco ad assistere a molti degli eventi teatrali della zona e non posso dire con assoluta certezza quali siano le predisposizioni ai contenuti e la qualità di ciò che si mette in scena in una città difficile e ostica come Como, dove non è assolutamente facile mettersi in mostra e attingere a un seguito da parte del pubblico. Spesso in queste rappresentazioni, soprattutto le prime, vi sono amici, parenti e conoscenti degli attori che mettono in scena l’opera e quindi non sempre si può avere un quadro imparziale e soggettivo per una critica onesta e veritiera. Personalmente mi sono divertito, sorridendo e stupendomi della bravura di questi attori che hanno saputo dar vita alle loro battute personalizzandole e domandole con una domestichezza straordinariamente semplice, una sinergia che nel gruppo aleggia dando proprio quella sensazione di unione e complicità che in un opera teatrale da quel retrogusto di armonia e fluidità necessaria alla buon riuscita dello spettacolo.

L’arte è amore, la passione è dedizione, e in queste due cose ci deve essere costanza, determinazione ma soprattutto accuratezza nel sapersi donare proprio come insegna la recitazione. Il pubblico ride e applaude, ma non per circostanza o per benevolenza ma perché apprezza e si diverte. Io non posso che farmi trascinare  in questa bolgia di colore e divertimento fino a dispiacermi del tempo passato troppo in fretta. Ariafrit è una bella realtà, sana e spontanea, che da una tinta di allegria alle sue opere. Vi consiglio di seguirla e di assistere agli spettacoli: non ve ne pentirete. E se mai dovesse capitarvi di non apprezzare il loro operato, di non comprenderlo appieno o di non volervene stare seduti, zitti e buoni in un teatro, fate un piacere anche a me… continuate a farvi i fatti vostri!!!

Ladro d’amore è un opera diretta da Stefano Andreoli, con Giuseppe Stincone, Milena Pitassi, Ivano Ciccone, Riccardo Stincone, Lucrezia Ceccherelli, Katia Colombo e Andrea Canonaco.

 

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