Applausi per la Donna araba di Carnevali al San Teodoro

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Convince senza riserve Ritratto di donna araba che guarda il mare, la pièce teatrale andata in scena sabato sera al teatro San Teodoro di Cantù. Di fronte a un pubblico folto, la compagnia milanese Lab121 ha proposto un testo di Davide Carnevali, autore nostrano affermato all’estero, dove i suoi lavori vengono tradotti e rappresentati, anche più che in Italia. Proprio con questa drammaturgia, che, nella sala canturina ha visto il suo debutto nazionale, Carnevali ha vinto, nel 2013, il Premio Riccione per il Teatro. Merito di una scrittura originale, limpida e intensa, costruita con rigore eppure flessibile e capace di rendere tangibile l’ambiguità, anzi l’incomunicabilità.
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Carnevali dà vita a una storia che si sviluppa come in una spirale inesorabile e che spazza via il politicamente corretto, fino a un finale mozzafiato e amarissimo. In scena, un quartetto di interpreti validi: Alice Conti, nei panni di una giovane donna che vive in una non meglio precisata città nordafricana, e Michele Di Giacomo, uomo europeo che con la donna allaccerà una relazione, destinata però a risolversi in tragedia.
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Con loro, Giacomo Ferraù e Giulia Viana. Il cast era diretto in modo saldo e creativo da Claudio Autelli, che ha concepito la messinscena come un sovrapporsi di piani, un continuo entrare e uscire labirintico dalle menti dei personaggi, dagli ambienti in cui si svolgono i fatti. La narrazione si snoda infatti tra dialoghi e didascalie, con l’imprescindibile ausilio di un plastico in scala che, ripreso da una telecamera, offre a chi guarda l’illusione di entrare nella scena, di poter scrutare le stanze chiuse o di spingere lo sguardo, a volo d’uccello, lungo una spiaggia battuta dal vento e dal mare.
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Il ritmo lento e inesorabile del racconto ci conduce attraverso la vicenda, passo dopo passo: dall’incontro casuale dei due protagonisti, fino all’epilogo tesissimo. Al centro la questione più importante: il dialogo (o la negazione di esso) tra persone e tra culture diverse. La parola diventa elemento nevralgico. Lo strumento della comunicazione per eccellenza diventa suo principale limite, in un continuo gioco di rimandi e di specchi, in cui ogni frase cambia di significato.
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E allo sgretolarsi delle facili certezze, l’interrogarsi è d’obbligo. Molti e meritati gli applausi, per un bell’esempio di nuova drammaturgia, capace di analizzare temi dell’oggi, ma anche di trovare efficaci e originali soluzioni formali, tra tradizione e innovazione. Per il teatro San Teodoro, ancora una scelta ben fatta che arricchisce un cartellone tra i più interessanti del territorio.
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(Foto di Francesca Marelli)

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